Verso il referendum
Carlo Nordio, ministro della Giustizia
La campagna referendaria sulla separazione delle carriere entra nel vivo. Il Comitato nazionale Sì Riforma ha convocato per mercoledì 21 gennaio, alle ore 14.30, una conferenza stampa nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, per presentare ufficialmente le linee guida in vista del referendum del 22 e 23 marzo.
Nel corso dell’incontro saranno illustrati i contenuti della campagna elettorale referendaria, le iniziative di comunicazione e mobilitazione e il calendario delle tappe territoriali, con il coinvolgimento di magistrati e giuristi. Sono annunciati gli interventi di Nicolò Zanon, presidente del Comitato, di Alessandro Sallusti, portavoce, e di Isabella Bertolini, segretario generale del Comitato.
Nel dibattito politico-istituzionale è tornato a intervenire con forza il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha ribadito come l’eventuale vittoria del Sì imporrebbe l’adeguamento immediato delle regole di nomina del Consiglio superiore della magistratura. «Se dovesse vincere il Sì – ha affermato – il Csm dovrà essere nominato con i nuovi criteri, perché altrimenti faremmo un oltraggio alla Costituzione e al popolo italiano». Nordio ha parlato di uno spazio di dialogo sulle norme attuative che, a suo giudizio, potrebbe ampliarsi proprio dopo il voto, ricordando che all’avvio del percorso riformatore l’Associazione nazionale magistrati aveva risposto con «un niet totale».
Il ministro ha inoltre criticato l’evoluzione del ruolo del Csm, sostenendo che negli anni vi sia stata una vera e propria esondazione dell’organo di autogoverno, arrivato a esprimere giudizi di merito politico su disegni di legge. «Questo – ha detto – non solo non è previsto dalla Costituzione, ma è l’opposto di ciò che volevano i Padri costituenti».
Sul tema è intervenuto anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, secondo cui la riforma della giustizia non dovrebbe essere trascinata nello scontro tra maggioranza e opposizione. Rampelli ha ricordato come, dalla metà degli anni Novanta in poi, la separazione delle carriere sia stata sostenuta anche da esponenti della sinistra e da autorevoli giuristi, citando tra gli altri Giovanni Maria Flick, Sabino Cassese e Antonio Di Pietro. «Il tema – ha sottolineato – appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale, come richiede l’articolo 111 della Costituzione».
Di segno opposto la reazione delle opposizioni. Il senatore del Partito democratico Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali, ha accusato Nordio di strumentalizzare la Resistenza per difendere una riforma che, a suo avviso, stravolge la Costituzione. «Si può essere d’accordo o meno sui contenuti – ha scritto – ma è indubbio che la riforma Nordio rovescia in punti decisivi ciò che vollero i Padri costituenti». Da qui l’invito al ministro a non richiamare la Resistenza «per basse ragioni di polemica politica».