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Referendum giustizia

Di Pietro attacca i ricorsi: «Inconsistenti e fuorvianti sulla data del voto»

Il fondatore del Comitato Sì Separa difende la scelta del 22 e 23 marzo: «Stesso tempo per tutti, la matematica non è un’opinione»

19 Gennaio 2026, 08:36

Di Pietro attacca i ricorsi: «Inconsistenti e fuorvianti sulla data del voto»

Antonio Di Pietro già pm di Mani Pulite

La raccolta firme è un’attività legittima e da rispettare, ma i ricorsi contro la data del referendum sono privi di sostanza. È una posizione netta quella espressa da Antonio Di Pietro, membro fondatore del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, intervenuto con una nota sul dibattito che accompagna il percorso verso il voto sulla riforma della giustizia.

«Raccogliere le firme per mobilitare i cittadini a interessarsi del referendum è un’attività elettorale che va rispettata», scrive Di Pietro, distinguendo però con decisione tra l’iniziativa politica e il piano giuridico. «Rispettabile ma inconsistente è invece il ricorso avverso alla decisione del governo – avallata dal Capo dello Stato – di fissare la data del referendum al prossimo 22 e 23 marzo».

Secondo l’ex magistrato, la Costituzione è chiara. Una volta che il referendum è stato proposto da uno dei soggetti legittimati, come nel caso di un quinto dei parlamentari di una Camera, la riproposizione della richiesta rappresenta «solo un inutile doppione». Un passaggio che, a suo avviso, rende i ricorsi privi di fondamento.

Di Pietro richiama anche il quadro normativo che disciplina i tempi. «Per espresse disposizioni di legge – sottolinea – il governo doveva indire la data del voto entro 60 giorni da quando la Cassazione, con un’ordinanza, ha ammesso la richiesta di referendum, lo scorso novembre». La scelta del calendario, dunque, non sarebbe discrezionale, ma un atto dovuto.

Ancora più duro il giudizio sulle accuse di squilibrio nella campagna referendaria. «Non solo inconsistente ma deviante, al solo fine di farsi furbescamente piangere addosso, è il tentativo di far credere che la fissazione della data al 22 e 23 marzo restringerebbe lo spazio elettorale di quelli che propugnano il No alla riforma rispetto a quelli che, come me, auspicano il Sì», afferma Di Pietro.

La conclusione è affidata a una formula che non lascia spazio a interpretazioni: «Il tempo a disposizione è lo stesso per tutti. La matematica non è ancora un’opinione».