Verso il referendum
L'accordo tra i gruppi associativi dell'Anm sarebbe stato trovato: il rifinanziamento della campagna referendaria contro la separazione delle carriere dovrebbe ammontare ad oltre 250mila euro, ma resterà al di sotto, e di non poco, del mezzo milione. La mediazione dovrebbe essere formalizzata stamattina durante il Comitato direttivo centrale del sindacato, che dovrà deliberare sulla somma da bonificare poi al Comitato “Giusto dire No”. Sarà il secondo punto all'ordine del giorno: “Valutazioni situazioni economico finanziarie Anm e rapporti con comitato”. Benché la prima tranche da mezzo milione non sia stata ancora spesa del tutto, si è reso necessario rimpinguare il salvadanaio perché ora si entra davvero nel vivo della campagna, essendo stata ufficialmente fissata la data del voto, che si terrà il 22 e 23 marzo. Se il Comitato presieduto da Enrico Grosso è parso in questi giorni in vantaggio dal punto di vista dell'immagine, grazie alla cartellonistica nelle grandi stazioni e sui mezzi pubblici, ora non ci si può sedere sugli allori.
I comitati del Sì si stanno organizzando sempre più in maniera capillare, con iniziative sul territorio: adesso anche la Lega è scesa in campo. La media ponderata dei sondaggi elaborata ieri da YouTrend dà il Sì al 58,9 per cento e il No al 41,1 per cento, in ripresa, questi ultimi, comunque dell'1,2 per cento (Emg per il Tg3). Quindi nessuno stallo, anzi occorre accelerare, pensano le correnti più in fermento e interventiste. Mentre tra i gruppi più moderati sarebbe nata l'esigenza di calibrare le uscite economiche: fare un passo alla volta in base a come va la campagna. Anche perché, seppur come ipotesi remota, tra l'udienza al Tar e i possibili ricorsi dinanzi alla Corte costituzionale potrebbe verificarsi l'eventualità di un rinvio della consultazione. Meglio allora centellinare le uscite e avere pronto un tesoretto alla bisogna. Comunque l'ottimismo non manca, tra le toghe: figure come Dacia Maraini, Fiorella Mannoia, Vinicio Marchioni (“il Freddo” di Romanzo Criminale) si sono spesi pubblicamente per il No.
Il primo punto di discussione nel parlamentino dell'Anm riguarderà invece le “valutazioni su modalità partecipazione a inaugurazione anno giudiziario”. Il 30, com'è noto, si terrà la cerimonia in Cassazione, il 31 le celebrazioni saranno nei singoli distretti di Corte d'appello. Da quanto appreso, il Comitato “Giusto dire No” non farà nulla. Bisogna capire se Anm si comporterà come l'anno scorso: coccarda al petto e Costituzione agitata nelle mani. Al momento questa opzione sembrerebbe scartata. Su questo le bocche sono però più cucite.
Nessuno spoiler, certamente, da Magistratura indipendente, refrattaria a show di qualsiasi tipo. Mentre Giovanni Zaccaro, segretario di “AreaDg”, molto attivo sul territorio a fare campagna per il No tra gli elettori, ci dice: «Non c'è nulla di più eclatante che far scandalizzare i cittadini mettendoli dinanzi alle plateali carenze della macchina giudiziaria, di cui Nordio non si occupa perché troppo distratto dalla riforma». Proprio il guardasigilli, intervistato da Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato “Sì Riforma”, in un'intervista pubblicata integralmente sul canale YouTube dell'organismo, ha detto: «Molti magistrati sono d'accordo con la riforma, ma non hanno il coraggio di esprimersi perché nello stato attuale chi comanda all'interno del Csm sono le correnti».
Riguardo il ricorso al Tar del 15 “volenterosi”, Antonio Di Pietro, membro fondatore del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, ha diffuso la seguente nota: «Raccogliere le firme per mobilitare i cittadini a interessarsi del referendum è un'attività elettorale che va rispettata. Incoerente è invece il ricorso avverso alla decisione del governo (avallata dal Capo dello Stato) di fissare la data al prossimo 22 e 23 marzo Costituzione alla mano». Intanto le opposizioni al completo, Pd, M5s, Avs, IV, Azione, +Europa, hanno inviato una lettera ai presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana per chiedere un incontro urgente: lamentano che, con la «paralisi» della commissione di Vigilanza, la Rai farebbe «propaganda filogovernativa», e non sarebbe garantita «la terzietà alla vigilia di referendum ed elezioni».
Intanto dal 14 gennaio, giorno in cui è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per il referendum, ha preso il via ufficialmente la campagna elettorale, e con essa la par condicio: come specifica l'Agcom, dunque, «per le emittenti radiofoniche e televisive è possibile trattare la tematica referendaria esclusivamente nei telegiornali e nei programmi di approfondimento sotto testata editoriale. I registi e i conduttori sono tenuti a non esercitare alcuna forma di influenza e a non fornire, neanche in forma indiretta, indicazioni o preferenze di voto. Il tempo dedicato alle tematiche referendarie deve essere suddiviso in parti uguali tra le posizioni favorevoli e quelle contrarie al quesito».