Martedì 13 Gennaio 2026

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Le motivazioni

Sentenza Pifferi, la Corte spiega perché l’ergastolo è stato cancellato nel caso della piccola Diana

Nelle motivazioni i giudici chiariscono la scelta dei 24 anni per Alessia Pifferi: niente pena “esemplare”, ma sanzione calibrata sul caso

13 Gennaio 2026, 10:35

Sentenza Pifferi, la Corte spiega perché l’ergastolo è stato cancellato nel caso della piccola Diana

Alessia Pifferi

Il caso di Diana, la bambina di pochi mesi morta di stenti dopo essere stata lasciata sola in casa per giorni dalla madre Alessia Pifferi, resta uno dei più sconvolgenti della cronaca giudiziaria italiana. Proprio per questo, la Corte d’assise d’appello di Milano ha voluto spiegare in modo dettagliato perché ha deciso di cancellare l’ergastolo, sostituendolo con 24 anni di reclusione.

Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, i giudici chiariscono che la pena non doveva essere una risposta “esemplare”, cioè costruita come monito simbolico. Una pena di questo tipo, spiegano, rischierebbe di trasformarsi in una “pena ingiusta”, perché non calibrata sulla persona e sulla concreta vicenda giudiziaria.

Una pena “individualizzata”, non simbolica

La Corte sottolinea che la sanzione deve essere “equamente commisurata” e soprattutto “individualizzata”, cioè modellata sulla storia del singolo imputato. Il principio richiamato è quello costituzionale della personalità della responsabilità penale: non esistono pene automatiche, neppure nei casi più drammatici.

Per questo, spiegano i giudici, il “caso Diana”, definito “unico nell’esperienza giudiziaria nazionale”, doveva rimanere tale anche nella risposta punitiva, senza trasformarsi in un precedente da punire con una pena perpetua solo per il suo valore simbolico.

Le aggravanti escluse e il peso delle attenuanti

Sul piano tecnico, la Corte ha escluso l’aggravante dei futili e abietti motivi, ritenendo che non fosse dimostrata in modo adeguato. È rimasta invece l’aggravante del rapporto di filiazione, ma questa è stata bilanciata con il riconoscimento delle attenuanti generiche, giudicate equivalenti.

Questo equilibrio tra aggravanti e attenuanti ha consentito ai giudici di discostarsi dall’ergastolo e di determinare una pena temporanea.

Il contesto personale e mediatico

Nella valutazione hanno pesato anche elementi legati alla persona di Alessia Pifferi. I giudici richiamano il contesto socio-familiare in cui è cresciuta e vissuta, la presenza di “qualche defaillance cognitiva” e perfino l’“asfissiante morbosità mediatica” che ha accompagnato il processo.

Senza sminuire la gravità del delitto, la Corte ha ritenuto che questi fattori dovessero entrare nella valutazione complessiva della pena.