Martedì 13 Gennaio 2026

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La scheda

Referendum sulla separazione delle carriere: il voto del 22-23 marzo decide l’assetto della magistratura

Via libera dal Cdm alla consultazione sulla riforma che ridisegna Csm e disciplina dei magistrati. Ecco cosa c'è da sapere

13 Gennaio 2026, 10:29

Referendum sulla separazione delle carriere: il voto del 22-23 marzo decide l’assetto della magistratura

La magistratura italiana si prepara a una svolta che potrebbe cambiarne in profondità l’assetto. Il Consiglio dei ministri ha fissato per il 22 e 23 marzo il referendum confermativo sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, ridisegna il sistema di autogoverno e istituisce una nuova Alta Corte disciplinare.

Il disegno di legge, intitolato «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», modifica alcuni articoli della Costituzione e stabilisce che giudici e pubblici ministeri avranno carriere distinte, superando l’attuale unitarietà dell’ordine giudiziario. In questo nuovo assetto nasceranno due organismi separati: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica.

Nei due nuovi Csm saranno membri di diritto, rispettivamente, il primo presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale della Cassazione. Gli altri componenti verranno selezionati in parte attraverso sorteggio. Un terzo sarà estratto da un elenco di professori ordinari di diritto e avvocati con almeno quindici anni di esercizio, elenco che il Parlamento in seduta comune dovrà compilare entro sei mesi. I restanti due terzi saranno sorteggiati tra i magistrati giudicanti o requirenti, a seconda del Consiglio di riferimento. Ogni Csm eleggerà il proprio vicepresidente tra i membri sorteggiati dall’elenco parlamentare.

I componenti resteranno in carica quattro anni e non potranno essere risorteggiati nel mandato successivo. Durante l’incarico non potranno essere iscritti agli albi professionali né sedere in Parlamento o in un Consiglio regionale, per rafforzare l’idea di terzietà e indipendenza.

Un altro pilastro della riforma è l’istituzione di una Alta Corte disciplinare, alla quale verrà attribuita la giurisdizione sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, sia giudicanti sia requirenti. L’organo sarà composto da quindici giudici: sei magistrati giudicanti, tre magistrati requirenti e sei membri esterni. Di questi ultimi, tre saranno nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di diritto e avvocati con almeno venti anni di esercizio, mentre altri tre saranno sorteggiati da un elenco predisposto dal Parlamento. Anche in questo caso il meccanismo del sorteggio è pensato per ridurre il peso delle correnti e aumentare l’imparzialità.

Le sentenze dell’Alta Corte potranno essere impugnate davanti allo stesso organismo, che giudicherà però in una composizione diversa rispetto a quella di primo grado, introducendo una forma di doppio livello di garanzia all’interno dell’organo disciplinare.