Martedì 13 Gennaio 2026

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Il caso

«L’udienza è rinviata: ci rivediamo nel 2032». Paralisi a Busto Arstizio

La denuncia della presidente del Coa Eliana Morolli: «A causa della grave carenza di organico, l'attività giudiziaria del Giudice di Pace è molto dilatata»

13 Gennaio 2026, 08:42

«L’udienza è rinviata: ci rivediamo nel 2032». Paralisi a Busto Arstizio

Un rinvio d’udienza fissato al 2032 dall’Ufficio del Giudice di Pace di Busto Arsizio ha acceso il dibattito nazionale sulla crisi della giustizia di prossimità. Il caso, divenuto virale sui social dopo la diffusione del verbale, ha messo in evidenza una situazione di sofferenza strutturale che, secondo l’Ordine degli avvocati, si trascina da anni e sta ormai producendo effetti gravemente lesivi sui diritti di cittadini e imprese.

A spiegare le ragioni di quanto accaduto è la presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, Eliana Morolli, che conferma come il rinvio al 2032 non sia un episodio isolato, ma il riflesso di una crisi profonda dell’ufficio giudiziario. «Non mi sorprende affatto il ritrovamento di un verbale proveniente dall’Ufficio del Giudice di Pace di Busto Arsizio, con un rinvio d’udienza al 2032», afferma Morolli. «In effetti, a causa della grave carenza di organico, i tempi delle cause e di tutta l’attività giudiziaria dell’Ufficio del Giudice di Pace di Busto Arsizio sono estremamente dilatati, con rinvii d’udienza che arrivano certamente al 2032, e lo affermo con grande rammarico».

Secondo la presidente del Coa, il problema è strutturale e riguarda sia i magistrati onorari sia il personale amministrativo. «Attualmente sono in servizio solo tre giudici sui sei previsti, di cui uno assegnato in supplenza anche all’Ufficio di Legnano», spiega. «Per quanto riguarda la scopertura del personale amministrativo, su nove unità previste in organico, a luglio 2025 ne erano presenti solo tre, mentre altre tre risultavano temporaneamente assegnate all’Ufficio in forza di provvedimenti provvisori di applicazione». Una situazione che, secondo i dati forniti dall’Ordine, ha prodotto un’esplosione delle pendenze. «Le cause complessivamente pendenti erano circa 6.000 nel 2023», riferisce Morolli, «sono salite a oltre 13.000 nel 2024 e hanno superato le 16.000 al 30 aprile 2025».

Per la presidente dell’Ordine degli avvocati, le conseguenze si riversano direttamente sull’economia e sulla vita quotidiana. «La situazione è ormai insostenibile e si ripercuote inevitabilmente sui cittadini e sulle imprese, che subiscono gravi danni», sottolinea. Da qui l’appello alle istituzioni. «Per il corretto funzionamento dell’Ufficio è indispensabile l’apporto di nuovo personale destinato alle funzioni di giudice di pace e alle mansioni amministrative», afferma Morolli, ricordando che «da tempo l’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio si sta muovendo con iniziative e segnalazioni in tutte le sedi, rivolte anche al Ministro della Giustizia e al Presidente della Repubblica, affinché vengano adottate le misure necessarie, idonee a garantire il corretto funzionamento dell’Ufficio e quindi della giustizia».

Preoccupazione viene espressa anche per le prospettive future. «È da scongiurare l’ulteriore aumento di competenza del Giudice di Pace per valore e materia, al momento previsto per giugno 2026», avverte, «perché comporterebbe la paralisi dell’Ufficio».

La presidente segnala inoltre una criticità logistica. «La sede del Giudice di Pace di Busto Arsizio si trova in realtà nel Comune limitrofo di Gallarate, dal momento che, ad oggi, non è concretamente disponibile una sede nel Comune di competenza, ovvero Busto Arsizio».

Il caso ha innescato una forte reazione tra gli avvocati, che sui social hanno espresso frustrazione e allarme per lo stato della giustizia di prossimità. Un legale scrive: «Continuo a chiedermi che senso ha illudersi di avere una curia se deve funzionare così. Prendiamo atto che il Giudice di Pace, così come è diventato, non ha senso: eliminiamo tutti i rinvii e gli allunghi e snelliamo il tutto, altrimenti non ha senso». Un altro osserva: «A mio avviso occorrerebbero riforme integrali dei codici civile del 1942, penale del 1930 e di procedura civile del 1940. La società si è evoluta e le norme non sono più in grado di trovare applicazione in nuove fattispecie. Le riforme frammentarie hanno solo creato caos, con bis, ter e continui richiami ad altri articoli».

C’è chi parla apertamente di fallimento del modello: «Un rinvio a sette anni non solo è inutile, ma semplicemente vergognoso. Non mi sembra il caso di tenere ancora in piedi un ufficio giudiziario di questo genere. In questo caso sì che deve intervenire il ministro, appunto per chiuderlo».

Altri chiedono correttivi immediati: «Bisogna segnalare a chi di competenza. Il Giudice di Pace è nato per accelerare, non per rallentare. Se la stabilizzazione ha portato a questo risultato, si potrebbe sempre correggere». Non manca una lettura politica della crisi: «Sono queste le riforme da fare e per le quali l’avvocatura dovrebbe battersi, non la separazione delle carriere che è solo una questione politica per fare dispetto ai magistrati. Ma non siamo coesi: ognuno borbotta, poi si estranea da qualsiasi forma di protesta». Un altro commento fotografa l’amarezza: «Ed io che mi lamentavo per un rinvio a giugno 2027…».

Infine, emerge anche il tema delle risorse non utilizzate: «Nell’ultimo bando per il Giudice di Pace di Busto sono state formate e dichiarate idonee due unità, ma ne è stata nominata solo una. Esistono circa 300 riserve nei vari distretti, già formate e idonee, che non sono state immesse in servizio. Dinanzi al disastro, ci si permette il lusso di formare personale e non utilizzarlo».