Ci sarà Augusto Barbera. Ed è già una presenza dal significato notevole. Interverranno diversi esponenti di “Libertà eguale”: a chiudere l’evento della “Sinistra che vota sì” (al referendum sulla separazione delle carriere) in programma lunedì prossimo a Firenze, saranno presidente e vice dell’associazione che rappresenta l’anima più liberal del Partito democratico, Enrico Morando e Stefano Ceccanti. Non sfugge un altro dettaglio, nella versione definitiva della scaletta: interverrà anche Lella Paita, capogruppo di Italia viva a Palazzo Madama. Una renziana, sì. Una rappresentante imprevista del Campo larghissimo. In vista della consultazione sulla riforma Nordio, Matteo Renzi resta fermo sulla “libertà di coscienza”, e sulla personale idea di astenersi. La scelta, spiegano da Italia viva, è irreversibile a fronte della chiusura opposta dal centrodestra alle proposte del partito, a cominciare dal superamento dell’azione penale obbligatoria. Ma certo il fatto che, a un evento dei dem pronti a confermare nelle urne la separazione delle carriere, si esponga una “prima linea” come Paita, è segno che l’ex premier non intenda certo incoraggiare i propri elettori a votare No.
Appuntamento dalle 16 alla Palazzina Reale di Santa Maria Novella . Tre ore di interventi. Agili, perché parleranno in tanti. Anche se è plausibile che al presidente emerito della Consulta Barbera venga lasciato il tempo di conquistare ancora la platea, come ha già fatto con il proprio intervento del 4 novembre sul Foglio, di fatto un manifesto della cultura progressista favorevole alla riforma. Ma un vademecum sulle ragioni del Sì lo si deve anche a un altro costituzionalista, Carlo Fusaro, che in “Libertà eguale” presiede il comitato scientifico e che introdurrà i lavori. E poi toccherà a Enzo Bianco, che ha dichiarato pochi giorni fa la propria posizione favorevole alla riforma, Anna Paola Concia, la prof della Statale di Milano Marilisa D’Amico, Benedetto Della Vedova, Claudia Mancina, Tommaso Nannicini e tre figure che rappresentano la storia della sinistra: Giovanni Pellegrino, Claudio Petruccioli e Cesare Salvi.
Sarà un dialogo. Fra culture diverse e mondi diversi. Non solo perché tra gli ospiti prenderà la parola un deputato di FI come Enrico Costa, fino a poco tempo fa vicepresidente di Azione, dunque anima garantista di quel centro con cui i liberal del Pd preferirebbero incontrarsi. Ma anche perché sul palco salirà pure il vicepresidente della Fai, la Fondazione dell’avvocatura italiana, Vittorio Minervini che, come consigliere nazionale forense, degli avvocati rappresenta l’istituzione. E ancora, interverrà Francesco Petrelli, il presidente dei penalisti italiani, tra i padri della riforma, visto che la sua Ucpi ne lanciò già nel 2017 la proposta d’iniziativa popolare con 72mila firme.
Nella locandina si leggono i tanti nomi di chi semplicemente aderisce alla “Sinistra che vota sì”, in gran parte iscritti al Partito democratico. Il che coincide col senso della giornata fiorentina: certificare che la separazione delle carriere non è un atto di eversione. E dopo il Sì lanciato da figure come quelle di Barbera, Pellegrino e Petruccioli, sarebbe davvero temerario insistere con gli anatemi.