Sabato 10 Gennaio 2026

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Faccio outing: sono troppo stupido per capire le ragioni dei magistrati sulla data del referendum

Meloni dice che, in base alle norme, si voterà il 22 marzo. Nello Rossi, di "Md", sostiene che le norme dicono un’altra cosa. Ma questa "altra cosa" io, che sono fesso appunto, proprio non la vedo

09 Gennaio 2026, 14:34

Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha appena detto che la data del referendum sulla giustizia sarà stabilita entro il 17 gennaio come impone la legge. E in effetti, in base alla legge (nello specifico la 352 del 1970), è esattamente così. Ma i magistrati, o meglio, i dirigenti del loro sindacato, l’Anm, sostengono che non sia così.

Mi sono ripassato l’articolo in cui un magistrato in particolare, Nello Rossi, direttore della rivista di Magistratura democratica “Questione giustizia”, spiega perché la legge di cui sopra, e soprattutto l’articolo 138 della Costituzione, vanno letti diversamente. Io, che sono evidentemente dotato di scarsa perspicacia, leggo il 138 e capisco che il referendum confermativo fu previsto dai Costituenti per dare ai cittadini il diritto non di raccogliere le firme, ma di VOTARE, sulle modifiche della Costituzione; se quindi qualcun altro dei soggetti titolati ha già ottenuto la ammissione del referendum da parte della Suprema corte, non ha più senso che altri chiedano alla Suprema corte la stessa cosa.

Quello che conta è che i cittadini possano votare, punto. Ma io, che non sono così perspicace, mi sono sforzato di capire perché Rossi la pensa all’opposto. L’ho letto e riletto. Ma non mi convince per nulla. Non mi convincono il citato (da Nello Rossi) precedente di Giuliano Amato (del 2001) e l’interpretazione di Leopoldo Elia. Poi per carità, Elia era un fior di costituzionalista e io sono un fesso, però anche i geni dovrebbero usare la cortesia di argomentare con più chiarezza le loro valutazioni, e questa chiarezza non c’è.

Non capisco perché, secondo Rossi, sarebbe “conculcata” l’attività dei comitati promotori di natura popolare. I comitati promotori devono promuovere, appunto, l’indizione del referendum. Una volta che il referendum è stato indetto, cos’altro c’è da promuovere? C’è solo da fare campagna referendaria. E non sta scritto da nessuna parte che debba esserci un tempo minimo per la campagna referendaria. Poi Rossi dice che il referendum, se resta indetto sulla base delle sole richieste presentate dai parlamentari, si ridurrebbe "a una vicenda di palazzo". Ma, sempre da fesso quale sono, vorrei chiedere al dottor Nello Rossi: com’è possibile che una vicenda in cui saranno coinvolti, cioè chiamati alle urne, 48 milioni di elettori, sia semplicemente una cosuccia “di palazzo”?...