Grande fermento
Giorgio Mulè
Al di là del contenuto propalato, che per alcuni è una vera e propria «truffa», la campagna comunicativa nelle grandi stazioni ideata dal Comitato “Giusto dire No” dell’Anm può ritenersi efficace, e questo preoccupa il fronte del Sì. A prescindere da eventuali iniziative giudiziarie che potranno essere messe in atto nei prossimi giorni, dal blocco del conto Anm a denunce per il reato previsto dall’articolo 656 del codice penale, come ipotizzato da Raffaele Della Valle, nel centrodestra, soprattutto in Forza Italia, è scattata una certa ansia di mettersi in pari. E per questo ieri, nella sede nazionale dei berlusconiani in via in Lucina, Antonio Tajani ha presieduto una riunione con i vertici del partito per fare il punto della situazione. Un “recap” dopo la pausa natalizia necessario per definire i dettagli di un programma già elaborato da settimane.
Erano presenti tra gli altri, il vicepresidente della Camera e coordinatore delle iniziative forziste per il Sì, Giorgio Mulè, i parlamentari Enrico Costa e Pierantonio Zanettin , il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Alberto Barachini e i responsabili della campagna per l’estero Giorgio Silli e Salvatore De Meo. La macchina operativa è in effetti già pronta. Innanzitutto, dal 23 al 25 gennaio ci saranno tre grandi eventi a Napoli, Roma e Milano incentrati sui valori di Forza Italia, in particolare in tema di giustizia. Proprio nella capitale non è escluso un intervento di uno dei figli di Silvio Berluscon i, Piersilvio o Marina , pronti a “mettere la faccia” sulla corsa al voto. Poi sono previsti almeno una cinquantina di eventi tra fine gennaio e febbraio in tutte le regioni ma anche all’estero: Bruxelles, Sudamerica, Svizzera, Germania, Regno Unito.
Ma con quali soldi si farà tutto questo? La cifra da investire nella campagna referendaria non è stata quantificata. C’è chi sostiene che per una efficace “propaganda” servirebbe un budget tra 800mila e un milione di euro, ma c'è anche chi scommette che alla fine basterebbe arrivare a mettere sul tavolo fino a 500-600mila euro. Nel corso dell’incontro di ieri si sarebbe parlato proprio di come reperire le risorse per finanziare il Sì. L’idea sarebbe quella di utilizzare in primis i fondi del partito, attingendo dal tesoretto del tesseramento di Forza Italia, chiuso lo scorso dicembre con circa 250mila iscritti, come annunciato più volte da Tajani. Un introito per le casse, secondo gli ultimi calcoli, di oltre 2 milioni di euro.
Insomma, Forza Italia è pronta a scendere in campo più degli altri partiti di maggioranza, che per adesso restano ancora un po’ nelle retrovie, in cerca di una quadra organizzativa e finanziaria. Ma proprio questo interventismo degli azzurri potrebbe far scattare negli altri azionisti di governo un certo “spirito competitivo”, che alla fine non farebbe che bene al fronte di Sì, chiamato a rispondere a una campagna aggressiva della magistratura.
Alle iniziative del comitato promosso dall’Anm, peraltro, si aggiungerà da sabato quella del “Comitato per il No delle associazioni della società civile” presieduto da Giovanni Bachelet , che chiamerà a raccolta a Roma tutti i leader delle opposizioni: Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni.
Sempre nella riunione di ieri mattina, Tajani avrebbe confermato che la data del referendum sarà il 22 marzo e che sarà ufficializzata nel Consiglio dei ministri di lunedì prossimo. Questione che molto probabilmente sarà al centro anche della conferenza stampa di stamattina della premier Giorgia Meloni. «La legge impone all’Esecutivo di decidere entro il 17 gennaio», ossia a sessanta giorni dalla delibera della Cassazione, spiegano fonti di Palazzo Chigi.
Ma com’è noto, c’è chi non condivide questa interpretazione. «Se il governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana, lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme», ha ribattuto il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari (giunte a 263mila), l’avvocato Carlo Guglielmi , interpellato dall’Ansa. «Chi ha tanta prescia di votare ha paura, io la paura la lascio agli altri. Per una buona consultazione sarebbe bene avere tutto il tempo necessario, ma se il governo ha paura e vuol rischiare contenziosi sulla data, che io comunque non farò, può fare quel che vuole» ha aggiunto Giovanni Bachelet . «Non ci azzuffiamo per dieci giorni in più o in meno. Siamo molto fiduciosi perché vediamo che il fronte del Sì è molto trasversale», è stato invece il pensiero di Raffaele Nevi , portavoce nazionale di Forza Italia.