Giovedì 08 Gennaio 2026

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Violenza sessuale, ecco la proposta Bongiorno: «Il consenso deve essere riconoscibile»

La senatrice leghista lavora a un nuovo testo dopo lo stallo sul ddl già approvato alla Camera: la riforma del reato di stupro è attesa in Aula a palazzo Madama il 10 febbraio

07 Gennaio 2026, 18:53

08 Gennaio 2026, 11:24

Giulia Bongiorno

Al Senato arriva la svolta che potrebbe sbloccare lo stallo sulla legge che riforma il reato di violenza sessuale. A guidarla è Giulia Bongiorno, relatrice del ddl a Palazzo Madama, che dopo la pausa natalizia oggi ha riaperto il dossier in Commissione giustizia mettendo sul tavolo la propria proposta: un nuovo testo, o un emendamento, che conservi il principio del consenso, ancorandolo però alla sua “riconoscibilità”.

«Credo sia necessario trovare un punto di equilibrio. Non si vuole assolutamente tornare indietro rispetto al “consenso”, ma questo deve essere riconoscibile», spiega la senatrice leghista al termine dei lavori in commissione. L’obiettivo è «evitare possibili strumentalizzazioni», chiarisce Bongiorno, per la quale il reato di stupro sussiste quando manca un «consenso riconoscibile in base al contesto». «Questa è la mia prima proposta, l’ho sottoposta un po’ a tutti», ribadisce la presidente della Commissione, che ha in mente un altro paio di novità da presentare ai gruppi nella riunione della prossima settimana, rispettando il calendario previsto per l’approdo in Aula del 10 febbraio.

Il testo ci arriverà dunque modificato rispetto alla versione approvata all’unanimità alla Camera lo scorso novembre. E ancora lì, a Montecitorio, dovrà tornare se sarà approvato con dei ritocchi. Ma non si tratta di una marcia indietro, chiarisce ancora Bongiorno, esponente del partito, la Lega, che il 25 novembre - giornata simbolo della lotta alla violenza di genere - aveva imposto lo stop alla legge dopo il patto bipartisan siglato da Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Il tutto tra le proteste delle opposizioni, Pd in testa, che aveva curato il testo promosso da Laura Boldrini con il lavoro congiunto della dem Michela Di Biase e la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi.

Il ddl prevede la modifica dell’articolo 609 bis del codice penale - che tuttora fonda il reato sulla violenza, la minaccia o l’abuso di autorità -, per adeguarlo alla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013. Quel documento impone agli Stati di tipizzare una fattispecie fondata invece sul consenso, sul quale, in Italia, si è aperto un acceso dibattito nel mondo dell’accademia e dei giuristi. Tra chi difende il nuovo modello e chi ritiene che impatterà sul processo penale comprimendo le garanzie per l’imputato e rovesciando l’onere probatorio.

Questi i nodi principali emersi nel corso del nuovo ciclo di audizioni chieste del centrodestra, che ora ne fa tesoro e prova a tirare le fila per superare l’impasse. Con il lodo Bongiorno, appunto, che sembra ricalcare il modello tedesco fondato sul dissenso esplicito (“no è no”), rispetto alla formula del “solo si è sì” adottata dalla Spagna. «Il tema non è tanto un “consenso/dissenso”, quanto che l’altra persona si possa rendere conto di quello che tu vuoi, altrimenti il rischio è che ci possa essere un pentimento di qualcosa fatta col consenso», spiega la senatrice leghista. La quale ricorda la già consolidata giurisprudenza della Cassazione, che “anticipando” il legislatore aveva già esteso il concetto di violenza per fondarlo sul principio del consenso. Che a detta della relatrice resterà il perno sui cui si reggerà il reato.

Altre due novità che Bongiorno intende proporre riguarderebbero, da un lato, la diversificazione delle fattispecie di violenza, e quindi una gradazione delle sanzioni previste, e dall’altro un’indicazione più chiara dei casi di minore gravità. «In ogni caso non vorrei che il testo avesse un colore politico o un nome, vorrei che fosse un lavoro il più possibile condiviso con tutti i gruppi. Quindi attendo riscontri», conclude Bongiorno. E le prime risposte arrivano, da parte del Pd, attraverso la senatrice Valeria Valente. «Abbiamo sottolineato – spiega l’esponente dem - che per noi quel testo (già approvato alla Camera, ndr) è il testo dal quale vorremmo partire, perché per noi è un testo che va bene, ma non ci siamo chiusi, se dovesse essere necessario: pur di mantenere però il cuore del provvedimento. Qua mi pare, per dire la verità, abbiamo registrato un consenso abbastanza unanime, cioè la volontà di esplicitare che è violenza sessuale tutte le volte in cui non c’è il consenso. Adesso il tema è come scrivere in maniera da essere più puntuali possibili e prestare meno il fianco ad eventuali critiche, sapendo che ovviamente stiamo trattando una materia delicata».

«È la maggioranza che ci deve dire “noi cambieremo qui” e noi su quella proposta ragioneremo e diremo la nostra», ribadisce Valente. Mentre l’azzurro Pierantonio Zanettin assicura che «da parte di Forza Italia c’è piena fiducia nella competenza, professionalità e nella sensibilità umana che Giulia Bongiorno ha manifestato da tempo sui temi che riguardano la violenza alle donne». «Perciò ora lasciamola lavorare - chiosa il senatore di FI -, troverà la mediazione giusta».