Martedì 06 Gennaio 2026

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Diritto

Addio a Francesco Paolo Casavola, giurista della civiltà costituzionale

Storico del diritto romano, presidente della Corte costituzionale negli anni della transizione e guida della Treccani nella svolta digitale

05 Gennaio 2026, 08:39

Addio a Francesco Paolo Casavola, giurista della civiltà costituzionale

Francesco Paolo Casavola morto a 94 anni

Francesco Paolo Casavola, storico del diritto romano e protagonista discreto ma decisivo della vita istituzionale italiana, è morto a 94 anni a Napoli, città che aveva eletto a propria casa intellettuale. Nato a Taranto il 12 gennaio 1931, Casavola ha incarnato per oltre mezzo secolo un’idea alta del diritto come forma di civiltà, prima ancora che come tecnica normativa, capace di tenere insieme rigore scientifico, responsabilità pubblica e profondità etica.

Formatosi all’Università di Napoli alla scuola di maestri come Mario Lauria, Francesco De Martino e Antonio Guarino, ottenne la libera docenza in diritto romano nel 1958, quando il suo nome era già noto negli ambienti accademici per l’originalità del metodo e l’attenzione filologica. Nel 1960 arrivò la prima chiamata universitaria, all’Università di Bari, dove iniziò un insegnamento che univa precisione tecnica e racconto storico, restituendo agli istituti giuridici la loro dimensione viva e concreta.

Il passaggio decisivo della carriera accademica avvenne nel 1967 con l’approdo all’Università Federico II di Napoli, sede di una lunga e feconda stagione scientifica. Nel 1977 Casavola scelse di dedicarsi alla Storia del diritto romano, disciplina che gli consentì di sviluppare pienamente la propria idea di ricerca: ricostruire la vita di un istituto nel suo tempo e seguirne la proiezione nella tradizione giuridica europea. Dal 1983 al 1986 fu preside della Facoltà di Giurisprudenza, in anni segnati da forti tensioni politiche e profonde trasformazioni dell’università italiana.

Intellettuale cattolico, formatosi nella Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), fu presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic) tra il 1981 e il 1983. Convinto che la civiltà giuridica europea si fondi sulla persistenza del diritto romano come patrimonio di principi logici e valori etici, difese sempre il ruolo insostituibile della storia nella formazione del giurista: non culto del passato, ma scuola di responsabilità.

L’ingresso sulla scena istituzionale nazionale avvenne il 6 febbraio 1986, quando il Parlamento lo elesse giudice della Corte costituzionale. Dal novembre 1992 al febbraio 1995 ne fu presidente, negli anni delicatissimi del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Sotto la sua guida la Consulta pronunciò decisioni destinate a segnare la giurisprudenza costituzionale: dal diritto di famiglia alle locazioni, dagli ordinamenti scolastico e universitario al diritto militare, dal sistema previdenziale alle leggi elettorali e al referendum abrogativo. A quel periodo risalgono anche le sentenze che formularono per la prima volta il principio supremo della laicità dello Stato, destinato a diventare un architrave dell’ordinamento repubblicano.

Negli stessi anni Casavola mise la propria competenza al servizio di contesti internazionali e di nuovi equilibri istituzionali. Tra il 1993 e il 1994 fece parte della Commissione di arbitrato per l’ex Jugoslavia; dal 1996 al 1998 fu Garante per l’editoria e la radiodiffusione, in una fase cruciale per il sistema dei media italiani. Dal 1998 al 2009 guidò l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, interpretando la presidenza come una custodia attiva del sapere e accompagnando l’ente nel decennio della svolta digitale. Dal 2006 al 2015 fu presidente del Comitato nazionale per la bioetica, portando nel dibattito pubblico una voce colta, prudente e mai ideologica.

La sua produzione scientifica accompagna e illumina questa lunga traiettoria. Dai primi studi sulle azioni popolari e sulla Lex Cincia, fino ai lavori su Giuristi adrianei, Sententia legum tra mondo antico e moderno, Dal diritto romano al diritto europeo e Bioetica. Una rivoluzione postmoderna, emerge un pensiero coerente, refrattario alle semplificazioni, capace di interrogare criticamente la democrazia occidentale e le sue radici.