Martedì 07 Aprile 2026

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Doc su Regeni, il caso è politico. Due dimissioni dalla commissione del Mic

Dopo le polemiche lasciano Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Interrogazioni delle opposizioni al ministro Giuli, che risponderà alla Camera

07 Aprile 2026, 16:50

Doc su Regeni, il caso è politico. Due dimissioni dalla commissione del Mic

Dopo le polemiche sul mancato finanziamento del docufilm su Giulio Regeni, due dei componenti della commissione che assegna i contributi selettivi al cinema del Mic si sono dimessi. Secondo la notizia anticipata da Repubblica, le lettere di rinuncia all'incarico arrivano dal critico cinematografico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti e dello story editor Massimo Galimberti. Il quale, contattato dall'Adnkronos, conferma di aver inviato "una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione" per "una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere", che "non riguarda solo un caso" e "non vuole essere un atto di polemica nei confronti della direzione generale cinema del Mic". 

Anche Mereghetti, contattato dall'Adnkronos, spiega di aver inviato una lettera in cui rimette il mandato pur "facendo parte di una sottocommissione che non è quella che ha deciso sul docufilm di Regeni: però - aggiunge - le scelte delle altre commissioni mi trovavano in disaccordo e ho ritenuto fosse giusto dimettermi per coerenza. Semplicemente questo e senza nessuna polemica", conclude.

Intanto il Pd ha depositato un'interrogazione al ministro della Cultura Alessandro Giuli, che domani dovrà rispondere nel question-time alla Camera. "L'atto, a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein, contesta fortemente la decisione del ministero della Cultura e le nuove norme che hanno politicizzato il finanziamento delle produzioni cinematografiche". Nel testo si sottolinea come il documentario ''Giulio Regeni, tutto il male del mondo'' sia stato giudicato ''non meritevole di sostegno pubblico'', con una decisione che ''appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione". I dem parlano di una scelta ''soltanto politica'', evidenziando ''l'anomalia di una bocciatura che colpisce un'opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta''. Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero determinato ''una forte centralizzazione politica delle scelte'', ''riducendo i meccanismi automatici e trasparenti'' e ''orientando di fatto anche le scelte artistiche''. 

Nel mirino la valutazione della commissione ministeriale, che avrebbe giudicato l'opera di scarso interesse culturale, nonostante i riconoscimenti già ottenuti e la diffusione prevista in decine di università italiane, oltre alla presentazione al Parlamento europeo. Per le opposizioni, proprio questo elemento rende il caso ancora più politico. Ad annunciare un'interrogazione è anche il segretario di +Europa Riccardo Magi che parla di una decisione «incredibile» e avanza il dubbio che dietro il no al finanziamento possa esserci un indirizzo preciso. Alleanza Verdi e Sinistra, attraverso Angelo Bonelli, parla di «censura» da parte del governo Meloni. Secondo il deputato, non si tratterebbe di una valutazione artistica ma di una scelta mirata a impedire la diffusione di un'opera che affronta responsabilità e contesto dell'uccisione di Regeni. Un'accusa che si inserisce in un quadro più ampio, in cui la politica estera e i rapporti con l'Egitto tornano implicitamente sullo sfondo. Il riferimento è alla linea del governo, accusato di privilegiare interessi energetici e commerciali rispetto alla piena ricerca della verità sul caso.