Dati
Marco Cappato
Il tema del fine vita in Trentino continua a occupare uno spazio sempre più rilevante nel dibattito pubblico e sanitario. A dirlo sono i numeri diffusi dal Numero bianco dell’Associazione Luca Coscioni, che in un anno ha registrato in Trentino Alto Adige 185 richieste di informazione sui diritti legati al fine vita, pari a 17 contatti ogni 100mila abitanti. Un dato che fotografa una domanda crescente di chiarimenti, orientamento e tutela su un terreno delicato, dove si intrecciano autodeterminazione, cure, dignità e accesso ai diritti.
Su questo sfondo si inserisce anche l’appuntamento di domani al Co.Scienza Festival di Trento, dove Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, interverrà nel panel “Diritti e libertà fino alla fine. Chi decide? Dignità, cura e scelte nella malattia”, insieme a Marco Annoni della Fondazione Umberto Veronesi. Al centro del confronto ci saranno il rapporto tra cura e libertà di scelta, il diritto a ricevere informazioni chiare e la necessità di mettere al centro la persona e le sue volontà.
Le 185 richieste registrate in Trentino Alto Adige raccontano un bisogno preciso: quello di capire quali siano oggi gli strumenti giuridici e sanitari a disposizione di chi affronta una malattia grave o irreversibile e vuole conoscere i propri diritti.
Il Numero bianco dell’Associazione Luca Coscioni nasce proprio per colmare questo vuoto informativo. È un servizio gratuito, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, gestito da volontari formati e coordinato da Valeria Imbrogno, compagna di Dj Fabo, per offrire supporto su consenso informato, Dat, cure palliative, sedazione profonda, interruzione dei trattamenti e accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.
La presenza di Marco Cappato al festival di Trento si inserisce in una fase in cui il fine vita resta al centro del confronto pubblico. Il panel in programma affronterà una delle questioni più controverse e sensibili del dibattito civile italiano: chi decide, fino a che punto e con quali strumenti, quando la malattia cambia radicalmente la vita di una persona.
Il focus sarà posto sul nesso tra cura e autodeterminazione, sul diritto a ricevere un’informazione completa e sul rispetto della volontà del paziente. Un terreno su cui, secondo l’Associazione Luca Coscioni, pesa ancora l’assenza di una disciplina organica e di una campagna istituzionale di informazione.
Nel frattempo, in Trentino prosegue anche l’iter della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni per chiedere regole chiare sul suicidio assistito.
Il testo ha già superato la prima fase di valutazione di procedibilità ed è passato, all’inizio dell’anno, in Commissione salute del Consiglio provinciale di Trento. Lo scorso 10 marzo si è tenuta la prima audizione, alla quale ha partecipato il primo firmatario della proposta, l’avvocato Fabio Valcanover, esponente del comitato promotore.
L’obiettivo dichiarato di “Liberi Subito” è definire un quadro certo, trasparente e uniforme per l’accesso alle procedure già rese possibili dalla giurisprudenza costituzionale, ma ancora prive di una vera regolamentazione legislativa nazionale.
È su questo punto che si concentra gran parte dell’iniziativa politica e civile dell’Associazione Luca Coscioni, che da anni insiste sulla necessità di superare zone grigie, ritardi e disparità territoriali.
A tenere aperto il tema è anche la giurisprudenza. L’Associazione ricorda infatti che la sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, nota come sentenza “Cappato-Dj Fabo”, ha aperto in Italia la strada al diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, consentendo finora a 14 persone di accedervi.
Quella pronuncia ha individuato le condizioni nelle quali la procedura può essere legalmente praticata nel nostro Paese. Tuttavia, secondo l’Associazione, non ha eliminato del tutto le discriminazioni e non ha colmato il vuoto normativo che continua a segnare il fine vita in Italia.
Nella nota diffusa in vista dell’incontro di Trento si ricorda anche il percorso di disobbedienza civile portato avanti da Cappato. In assenza di una legge sul fine vita, il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni ha accompagnato in Svizzera nove persone, per consentire loro di accedere a una morte volontaria assistita che in Italia, secondo i promotori, restava di fatto negata.