Era dai tempi di Federico II di Svevia che un “sovrano” non si rivolgeva al Pontefice con un linguaggio così diretto e brutale; mille anni fa volavano le scomuniche, le cattività e le accuse di eresia, oggi degli sconcertanti post su Truth Social da parte dell’uomo più potente del pianeta.
La cannonata sul Vaticano porta naturalmente la firma di Donald Trump, che ha deciso di rompere l’ultimo filtro diplomatico e di attaccare con violenza Papa Prevost, trattando la massima autorità spirituale dei cattolici come un nemico politico: «E’ un debole sulla criminalità ed è pessimo in politica estera!», ha ringhiato il presidente Usa, per poi aggiungere: «Se è stato eletto Papa è solo grazie a me che sono arrivato alla Casa Bianca, prima nessuno lo conosceva». Pare che tra i membri della famiglia Prevost preferisca il fratello Louis: «Lui si che è un vero MAGA!». Frasi che lasciano di stucco anche i più fedeli alleati come Giorgia Meloni che ha definito «inaccettabili» le espressioni del tycoon.
Trump è da tempo infuriato per le critiche di Leone XIV alla guerra contro l’Iran e all’arresto/rapimento del presidente venezuelano Maduro, critiche peraltro pronunciate senza mai citare il tycoon. Prevost, interpellato dai giornalisti mentre era in volo per l’Algeria evita la polemica personale e richiama alla differenza dei ruoli: «Non sono un politico, come è naturale vediamo la politica estera secondo prospettive diverse», ma la sua è una replica tutt’altro che docile: «Non ho paura di citare ad alta voce il Vangelo né della sua amministrazione».
Anche se a volte non sono stati in piena sintonia, non si ha memoria di uno scontro così esplicito tra la Casa Bianca e il Vaticano, una relazione che è sempre rimasta nel perimetro del rispetto reciproco come è logico che sia. Negli anni terribili della Seconda guerra rapporto tra Franklin D. Roosevelt e Pio XII non fu mai apertamente conflittuale, ma segnato da una cauta collaborazione anche se attraversata dal sospetto del leader americano sullle connivenze tra la Chiesa e il nazifascismo-
L’elezione di John F. Kennedy, primo presidente cattolico degli Stati Uniti, apre una questione inedita nella storia americana: la separazione tra identità religiosa personale e autorità politica. Kennedy è costretto a chiarire pubblicamente che, in caso di conflitto tra interessi nazionali e indicazioni religiose, la sua lealtà sarebbe andata alla Costituzione e non a Roma. Ma in realtà fin dall’inizio della Guerra Fredda, gli interessi politici di Vaticano e Stati Uniti sono convergenti; la Santa Sede diventa un attore centrale nella contrapposizione ideologica con il blocco sovietico.
Pur senza alleanze formali, si sviluppa una iniziativa comune sul contenimento del comunismo, che emergerà con forza nei decenni successivi. È in questo contesto che prende forma la più significativa sintonia geopolitica tra un presidente americano e un pontefice, quella tra Ronald Reagan e Giovanni Paolo II, entrambi convinti della centralità della sfida al sistema sovietico. Il loro rapporto rappresenta uno dei casi più evidenti di convergenza strategica tra potere politico e autorità religiosa nel secondo Novecento. Parallelamente, la diplomazia americana e quella vaticana si trovano spesso su fronti diversi nei conflitti periferici, in particolare in America Latina, dove il sostegno statunitense a regimi autoritari viene guardato con crescente preoccupazione dalle chiese locali malgrado l’approccio ondivago e a volte ambiguo della curia romana che, nel nome della lotta ai “rossi”, ha chiuso gli occhi sulle violazioni dei diritti umani.
Dopo la fine della Guerra Fredda, il rapporto entra in una fase più etica che geopolitica; durante la presidenza di George H. W. Bush e poi di Bill Clinton, il dialogo con il Vaticano si concentra su temi come guerra, povertà globale, riduzione del debito ai paesi meno sviluppati e globalizzazione economica. Il momento di maggiore frizione arriva con la presidenza di George W. Bush e l’opposizione di Giovanni Paolo II alla guerra in Iraq del 2003. Il Papa definisce l’intervento militare moralmente inaccettabile e politicamente destabilizzante, mentre Washington rivendica la necessità dell‘a sicurezza internazionale l’intervento anche al di là della legalità internazionale. È uno dei momenti di massima distanza tra le due sponde dell’Atlantico ma il confronto resta istituzionale e privo di attacchi fuori luogo.
Con Barack Obama e Benedetto XVI, il rapporto si sposta invece su temi culturali e bioetici: aborto, diritti civili, libertà religiosa, le divergenze sono profonde, ma anche in questo si sviluppano dentro una cornice diplomatica rispettosa. Il primo mandato di Donald Trump segna un cambiamento di tono: le critiche di Papa Francesco alle politiche migratorie e alla costruzione di muri al confine messicano aprono una fase di tensione pubblica inedita, ma ancora contenuta entro i limiti della polemica politica.