Quirinale
NICOLE MINETTI
La grazia a Nicole Minetti è arrivata nelle scorse settimane con un provvedimento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poi precisato dal Quirinale dopo le prime indiscrezioni. L’ex consigliera regionale lombarda ed ex igienista dentale era stata condannata in via definitiva a 1 anno e 1 mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo Ruby bis.
A chiarire la ragione dell’atto di clemenza è stata una nota ufficiale dell’Ufficio stampa del Quirinale. La Presidenza della Repubblica ha spiegato che la concessione della grazia si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore di Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati. Il Colle ha aggiunto che la normativa sulla tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti ulteriori dettagli.
Il Quirinale ha inoltre precisato che, prima della decisione del capo dello Stato, si era espresso in senso favorevole il competente procuratore generale della Corte d’appello, con un «ampio parere». Dalle ricostruzioni giornalistiche emerge anche il parere positivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio, elemento richiamato nelle notizie diffuse dopo l’emersione del caso.
Questo passaggio è rilevante perché colloca il provvedimento dentro il perimetro ordinario dell’istituto della grazia individuale, che prevede una valutazione complessiva di carattere umanitario e giuridico, non limitata al solo dato penale.
Gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra hanno definito la grazia fondata su «straordinari profili umanitari», legati alla tutela della salute e alla condizione di particolare vulnerabilità del minore coinvolto. La difesa ha chiesto il massimo riserbo sulla vicenda familiare, sottolineando che il provvedimento si inserisce «nel pieno solco dell’istituto costituzionale della clemenza individuale».
Secondo i legali, tra i presupposti considerati vi sarebbero anche la necessità di assicurare continuità di cura e stabilità familiare, la distanza temporale dai fatti per cui Minetti era stata condannata e il percorso di reinserimento sociale maturato nel tempo. La difesa ha inoltre avvertito che valuterà iniziative nelle sedi competenti se l’esposizione mediatica dovesse ledere dignità, riservatezza e serenità della vita familiare dell’ex consigliera e del minore.