Venerdì 10 Aprile 2026

×

Effetto Hormuz

Aerei a terra: l'allarme sui voli europei

Lettera dell’associazione degli aeroporti europei: carenza «sistemica» di carburante entro tre settimane

10 Aprile 2026, 18:19

Aerei a terra: l'allarme sui voli europei

Gli aeroporti europei rischiano una carenza «sistemica» di carburante per gli aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. È quanto si legge in una lettera di Aci Europe, l’associazione degli aeroporti europei, visionata dal Financial Times in cui si segnala che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo e «l’impatto delle attività militari sulla domanda» di carburanti sta mettendo a dura prova le forniture.

L'associazione ha avvertito il commissario europeo ai trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle «crescenti preoccupazioni sulla disponibilità di carburante» e chiede «monitoraggio e azione proattiva» a livello europeo. Le scorte sono in calo e «l'impatto delle attività militari sulla domanda» sta aggravando la pressione sulle forniture, proprio mentre si avvicina la stagione estiva, cruciale per «l'ecosistema turistico» europeo.

Nella lettera, Aci Europe sottolinea che «non esiste una mappatura o un monitoraggio a livello europeo» e avverte che una crisi di approvvigionamento «interromperebbe gravemente le operazioni aeroportuali», con «pesanti impatti economici». Nonostante siano passati tre giorni dall’annuncio della tregua lo stretto di Hormuz rimane chiuso e il traffico petrolifero resta fortemente ridotto. Nelle ultime 24 ore infatti una sola petroliera avrebbe attraversato lo stretto, nonostante l’accordo prevedesse il ripristino della libertà di navigazione.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha messo in guardia l’Iran contro l’imposizione di pedaggi alle navi che intendono attraversare Hormuz. In un post pubblicato sul suo social Truth ha affermato di avere «informazioni secondo cui l’Iran sta facendo pagare una tassa alle petroliere che attraversano lo Stretto». «E' nel loro interesse non farlo», ha aggiunto il presidente Usa, «e se lo stanno facendo, farebbero meglio a smetterla subito!», ha aggiunto. In un altro post Trump ha affermato: «Molto presto vedrete il petrolio scorrere a fiumi, con o senza l’aiuto dell’Iran».

La causa della persistenza del blocco sono i bombardamenti israeliani sul Libano, che non si sono fermati nonostante la tregua. E anche se sia Israele che gli Stati Uniti hanno ripetuto più volte che il cessate il fuoco non comprenderebbe il Libano, la Casa Bianca starebbe cercando di evitare che la prosecuzione e l’intensificarsi dei combattimenti tra Israele e Hezbollah in Libano comprometta la fragile tregua con l’Iran e i colloqui previsti domani ad Islamabad, capitale del Pakistan.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal Trump avrebbe chiesto al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, di ridurre gli attacchi e la loro intensità. Stando a fonti citate dal quotidiano, i due leader hanno avuto un colloquio telefonico, che è stato «più breve del consueto». Trump avrebbe detto a Netanyahu di comprendere le esigenze di sicurezza di Israele contro Hezbollah, ma avrebbe invitando a un approccio «più prudente» per non compromettere il cessate il fuoco.

Il colloquio tra i due leader è avvenuto dopo che Netanyahu nella serata di giovedì ha affermato che Israele avrebbe continuato a colpire con forza il Libano, e gli iraniani hanno minacciato di rispondere a questi attacchi, considerati come una violazione della tregua, interrompendo il cessate fuoco e chiudendo ai negoziati. Gli Stati Uniti sarebbero anche riusciti a convincere Israele a sedersi al tavolo negoziale con il Libano la prossima settimana a Washington. Un alto funzionario dell’ufficio della presidenza libanese però ha confermato alla Bbc che il Libano parteciperà ai negoziati diretti con Israele la prossima settimana solo se verrà raggiunto un cessate il fuoco.

«Il più potente reset del mondo!!!». È quanto ha scritto Trump, a caratteri cubitali, in un post su Truth, riferendosi presumibilmente ai colloqui in Pakistan. La delegazione statunitense sarà guidata dal vicepresidente Usa, JD Vance. «Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente pronti a tendere la mano - ha detto Vance prima di salire sull’aereo diretto a Islamabad - Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non sarà così disponibile».

Della delegazione americana fanno parte anche l’inviato speciale, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner, come confermato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Witkoff viene considerato «figura diplomatica centrale» e tra i più influenti nei negoziati prima e durante il conflitto. L'Iran considera infatti i due inviati interlocutori inaffidabili, descrivendo i precedenti incontri con loro come «non costruttivi».

La base dei colloqui tra Washington e Teheran saranno i dieci punti della proposta presentata dall’Iran. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri iraniano Takht-Ravanchi, dichiarando che il suo Paese sostiene la diplomazia e il dialogo, ma respinge i negoziati «basati su informazioni errate» o «qualsiasi processo che possa aprire la strada a una nuova aggressione». L’Iran non vuole un cessate il fuoco «che permetta all’aggressore di riarmarsi e colpire di nuovo» e sottolinea che «qualsiasi accordo deve includere garanzie per prevenire una ripresa delle ostilità».