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Medio Oriente

Teheran frena sui colloqui in Pakistan: senza tregua anche in Libano non si tratta

L’Iran pone una condizione netta ai negoziati con gli Stati Uniti a Islamabad: il cessate il fuoco deve valere su tutti i fronti, non solo tra Washington e Teheran

10 Aprile 2026, 10:46

Teheran frena sui colloqui in Pakistan: senza tregua anche in Libano non si tratta

Attacchi israeliani in Libano

L’Iran alza il prezzo politico dei negoziati con gli Stati Uniti e lega la partecipazione ai colloqui di Islamabad a una condizione precisa: il cessate il fuoco deve essere rispettato su tutti i fronti, compreso il Libano. È questo il messaggio arrivato da Teheran attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, che ha chiarito come la presenza iraniana al tavolo pakistano resti subordinata a garanzie concrete sull’estensione della tregua regionale.

La dichiarazione conferma che, per la Repubblica islamica, il negoziato non può essere separato dal quadro militare complessivo. Non basta quindi la pausa bilaterale tra Washington e Teheran: se gli attacchi continueranno in Libano, l’Iran considera compromesso l’impianto stesso della de-escalation. Una posizione che rende ancora più fragile il percorso diplomatico costruito nelle ultime ore attorno alla mediazione del Pakistan.

Baghaei: i colloqui sono “in revisione e pianificazione”

Secondo quanto riferito dall’agenzia statale iraniana Tasnim, Baghaei ha spiegato che il governo pakistano ha invitato entrambe le parti a recarsi a Islamabad e che i colloqui sono attualmente «in fase di revisione e pianificazione». Ma lo stesso portavoce ha subito aggiunto la vera clausola politica posta da Teheran: lo svolgimento del confronto dipende dall’ottenimento di garanzie sul rispetto degli impegni di cessate il fuoco da parte americana.

Il punto non è formale. L’Iran vuole cioè evitare che il tavolo diplomatico si apra mentre sul terreno continuano operazioni militari che, nella lettura iraniana, svuoterebbero di significato la tregua e minerebbero la credibilità di Washington come interlocutore.

Il Libano torna al centro della crisi

Nella posizione espressa da Teheran, il Libano non è un dossier laterale ma uno dei banchi di prova decisivi della buona fede americana. Baghaei ha detto esplicitamente che gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine alla guerra su tutti i fronti, incluso quello libanese, e che qualsiasi azione o posizione contraria a questo impegno costituirebbe una violazione degli obblighi assunti.

La questione si inserisce in un quadro già molto teso. Reuters ha riferito che l’Unione europea, attraverso l’Alta rappresentante Kaja Kallas, ha chiesto che la tregua tra Usa e Iran venga estesa anche al Libano, proprio perché i raid israeliani stanno mettendo «sotto significativa pressione» il cessate il fuoco.

Teheran considera i raid su Beirut incompatibili con il negoziato

La linea iraniana era già emersa nelle scorse ore. Sempre secondo Reuters, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che gli attacchi israeliani sul Libano rendono i negoziati «privi di significato». È una formula che ora Baghaei traduce in condizione esplicita per la partecipazione ai colloqui di Islamabad.

Questo significa che, nella visione di Teheran, il tavolo diplomatico può reggere solo se l’intera cornice regionale viene messa in sicurezza. La tregua, dunque, deve essere credibile non solo sul piano bilaterale, ma anche in relazione ai conflitti che coinvolgono gli alleati dell’Iran, a partire da Hezbollah in Libano.

Islamabad resta appesa alla tenuta della tregua

I colloqui pakistani, che erano stati indicati come uno dei possibili sbocchi della tregua temporanea, restano quindi formalmente aperti ma politicamente sospesi. Il Wall Street Journal ha riferito che l’Iran ha già fatto sapere ai mediatori regionali che la propria partecipazione dipenderà da un cessate il fuoco effettivo anche in Libano.