Il mondo si è svegliato all'alba con il fiato sospeso e una domanda in testa: cos’è successo questa notte? Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump «data l’approvazione della Repubblica islamica a una completa, immediata e sicura apertura dello Stretto do Hormuz», ha accettato di sospendere «i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per due settimane» e ha specificato che «questo sarà un cessate il fuoco per entrambe le parti». La cancellazione di «un’intera civiltà» è rimandata, per ora.
Quando mancavano ormai meno di due ore al termine dell’ultimatum sia Washington che Teheran hanno hanno accolto la proposta del premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, che ha espresso la sua «più profonda gratitudine ai leader di entrambi i Paesi», e ha invitato «le loro delegazioni a Islamabad venerdì 10 aprile 2026 per negoziare ulteriormente un accordo definitivo che risolva tutte le controversie». Ai negoziati, per la parte statunitense, parteciperanno l’inviato speciale Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner. Mentre è in forse, per ragioni legate alla sicurezza, la aprtecipazione del vicepresidente Usa Jd Vance.
Trump ha deciso per la proroga del termine dato che gli Stati Uniti hanno «già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari». E le due parti sarebbero a «buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine». Il presidente Usa ha aggiunto di aver «ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare». Rispetto al nodo Hormuz il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, «Il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz sarà possibile tramite il coordinamento con le Forze Armate iraniane», anche se Trump ha avanzato l’idea di «una joint venture» per «mettere in sicurezza» e gestire i passaggi nello Stretto.
La riapertura di Hormuz, però, è durata poco, con l’Iran che ha chiuso nuovamente lo Stretto. E la causa è la precisazione del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sui contenuti dell’accordo. «Israele sostiene la decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane», ha affermato Netanyahu, ma «il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano». Secondo quanto rivelato dal Washington Post, infatti, Israele è stato informato tardi dell’accordo tra Stati Uniti e Iran senza essere consultato e «non ha gradito» i termini dell’intesa, in particolare l’inclusione del Libano nell’accordo in quanto Israele considera l’Iran e il Libano come due scenari distinti. Alle parole del primo ministro israeliano sono seguiti i fatti delle Idf che «hanno completato una vasta ondata di attacchi contro i centri di comando e i siti militari di Hezbollah a Beirut, nella valle della Beqaa e nel Libano meridionale», provocando decine di morti e centinaia di feriti.
Nel corso delle operazioni israeliane in Libano una «colonna italiana dell’Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata dalle Idf. I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare», ha riferito il ministro degli Esteri Italiano alla Camera, «i soldati italiani in Libano non si toccano. L’Idf non ha alcuna autorità per toccare i militari italiani», ha concluso Tajani. Gli attacchi di Israele sul Libano e sull'isola iraniana di Lavan hanno innescato la rappresaglia iraniana che ha rischiato di far fallire la tregua a meno di 24 ore dal suo inizio.
Teheran, in risposta alla violazione della tregua da parte di Tel Aviv, ha lanciato droni e missili contro Bahrein, Kuwait ed emirati Arabi Uniti. E anche l’Arabia Saudita ha fatto sapere di aver intercettato diversi droni nel suo spazio aereo.
Israele «deve rispettare il cessate il fuoco in Libano» e «qualsiasi ulteriore attacco complicherebbe la situazione e avrebbe delle conseguenze», ha dichiarato Ali Bahreini, ambasciatore e rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite a Ginevra. Sull’inclusione del Libano nell’accordo di tregua è intervenuto anche Trump nel corso di un’intervista alla Pbs.
Secondo quanto affermato dal presidente Usa, il Paese dei cedri «non è incluso» nell’intesa «a causa di Hezbollah». Trump ha sostenuto che i bombardamenti israeliani «fanno parte dell’accordo, lo sanno tutti, sono una scaramuccia a parte di cui ci occuperemo». I diversi punti critici dovranno essere affrontati venerdì a Islamabad e tutte le parti ammettono che non vi è alcuna garanzia che il conflitto sia realmente finito.