Martedì 07 Aprile 2026

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La polemica

"Kanye West non può entrare": il divieto del governo inglese dopo le accuse di antisemitismo

Prima la grande fuga degli sponsor, poi la bufera politica: salta il Wireless Festival di Londra. E le polemiche sul rapper Usa arrivano anche in Italia

07 Aprile 2026, 18:06

"Kanye West non può entrare": il divieto del governo inglese dopo le accuse di antisemitismo

Caso chiuso: Kanye West non può mettere piede nel Regno Unito. E dunque l'evento musicale a cui il rapper statunitense (ora noto come Ye) avrebbe dovuto prendere parte quest'estate a Londra è da considerarsi annullato. Così ha deciso il governo inglese, e così ha reagito l'organizzazione del Festival, che dopo le polemiche e il divieto di ingresso annunciato dal ministero dell'Interno ha annullato le date in programma dal 10 al 12 luglio a Finsbury Park, assicurando il rimborso dei biglietti. 

Nessuna "seconda chance", quindi, come chiedevano gli organizzatori. Le esternazioni antisemite e filo-naziste contestate al rapper hanno creato un'indignazione tale da vanificare anche il tentativo di dialogo con la comunità ebraica, che aveva accettato di incontrarlo a condizione che rinunciasse alle sue esibizioni. ''So che le parole non bastano'', aveva scritto il rapper esprimendo la disponibilità ad "ascoltare" di persona gli esponenti della comunità londinese. ''Dovrò dimostrare il cambiamento con i miei fatti. Se siete disponibili, io ci sono''. Ma per il Board of Deputies of British Jews, principale organizzazione di establishment di rappresentanza degli ebrei del Regno, "il posto appropriato per testare questa sincerità non è il palco principale del Wireless Festival'', per il quale West era stato prenotato come headliner. "La comunità ebraica - ha dichiarato il presidente Phil Rosenberg - vorrà vedere un reale pentimento e un cambiamento genuino". Mentre la Campaign Against Antisemitism aveva chiesto la cancellazione della sua partecipazione come prova di sincero pentimento. 

L'esibizione del rapper all'edizione 2026 del Wireless Festival avrebbe dovuto rappresentare il clou della rassegna, oltre alla tappa britannica di un tour europeo destinato a segnare il ritorno di Kanye West sui palcoscenici del Vecchio Continente dopo le polemiche degli ultimi cinque anni. Ma le critiche del primo ministro Keir Starmer - e la grande fuga degli sponsor - sono sfociate tuttavia nel divieto formalizzato da parte dell'Home Office, il ministero dell'Interno, il quale ha bloccato d'autorità la domanda d'ingresso online presentata dal rapper e la concessione automatica dell'Electronic Travel Authorisation (Eta), spiegando che la sua presenza non avrebbe fatto l'interesse del bene pubblico. 

A scatenare la bufera sono stati i continui commenti antisemiti e razzisti degli ultimi anni, tra cui una canzone intitolata "Heil Hitler" e il merchandising con la svastica. Lo scorso gennaio, il rapper aveva pubblicato un lungo comunicato sul Wall Street Journal, attribuendo i suoi comportamenti a episodi maniacali legati al disturbo bipolare e chiedendo scusa pubblicamente. Nonostante le controversie, West ha cercato di tornare al grande pubblico, esibendosi recentemente in due concerti sold out al SoFi Stadium di Los Angeles con ospiti come Travis Scott e Lauryn Hill. Sul palco non ha fatto riferimento diretto al suo passato, ma ha dichiarato: ''Questa sera lasciamo tutto alle spalle, giusto Los Angeles?''. 

Il festival londinese è quindi finito nel mirino per non aver consultato preventivamente le comunità ebraiche britanniche. E ora scoppia la polemica anche in Italia, a Reggio Emilia, dove l'artista sarà in concerto il 18 luglio alla Rcf Arena campovolo, nell'ambito dell'Helwatt Festival di cui è la star di punta. "Ciò che disse l'Anpi di Reggio Emilia lo scorso dicembre era sacrosanto ed è in sostanza ciò che dicono oggi il Primo ministro britannico Starmer e il sindaco di Londra Khan. Il rapper Ye assicura di essere cambiato, di voler suonare per la pace e l'amore e non più per la svastica e l'antisemitismo, ma la domanda resta: lo showbiz conta più dei valori costituzionali?", commenta la Cisl Emilia Centrale. Con la sindacalista Rosamaria Papale  che domanda: "Il no rigoroso che è scattato a Londra può valere anche a Reggio Emilia?".