Martedì 07 Aprile 2026

×

Guerra in corso

Petrolio impazzito tra minacce su Hormuz e spiragli di tregua

Il greggio oscilla di ora in ora tra indiscrezioni sul cessate il fuoco tra Usa e Iran, pressioni di Trump e timori per le forniture globali

07 Aprile 2026, 09:12

Petrolio impazzito tra minacce su Hormuz e spiragli di tregua

SINOKOR AZIENDA INDUSTRIA LOGISTICA TRASPORTO TRASPORTI MARITTIMI TRASPORTO PETROLIO PETROLIERA SERVIZIO LOGISTICO SILVER SURFER

Il petrolio torna a muoversi in modo nervoso, con i mercati appesi a ogni segnale che arriva dal Medio Oriente a causa della guerra tra Iran, Israele e Usa. Il greggio resta infatti strettamente legato all’evoluzione dello scontro tra Washington e Teheran, alle trattative per un cessate il fuoco e soprattutto al destino dello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui transitano quote decisive delle forniture energetiche globali.

Nelle ultime ore il mercato ha alternato vendite e recuperi rapidi. Il Wall Street Journal ha riportato che lunedì il greggio Usa ha chiuso a 112,41 dollari al barile, in rialzo dello 0,8%, mentre il Brent ha guadagnato lo 0,7%. Nelle contrattazioni successive, però, le quotazioni hanno continuato a oscillare tra spinte al rialzo e prese di profitto, segno di una volatilità alimentata più dalla geopolitica che dai fondamentali tradizionali.

Il nodo di Hormuz resta il vero detonatore dei prezzi

Il punto più sensibile resta lo Stretto di Hormuz. Donald Trump ha rilanciato l’ultimatum all’Iran, chiedendo la riapertura del passaggio e minacciando nuove pesanti azioni militari in caso di mancata risposta entro la scadenza fissata per martedì sera negli Stati Uniti. Reuters riferisce che il presidente americano ha evocato attacchi su infrastrutture civili e strategiche iraniane se Teheran non accetterà le richieste di Washington.

È proprio questa combinazione tra minacce, deadline e incertezza diplomatica a spiegare l’instabilità dei prezzi. Il mercato sconta contemporaneamente due ipotesi opposte: da una parte un possibile accordo, dall’altra un ulteriore allargamento del conflitto con conseguenze dirette sui flussi di petrolio.

WTI e Brent in altalena tra vendite e recuperi

Il movimento dei prezzi fotografa bene questa tensione. Il Times ha indicato il Brent oltre i 111 dollari al barile nelle fasi di maggiore pressione, mentre altre rilevazioni di mercato hanno mostrato successive correzioni. Il greggio americano, allo stesso modo, ha registrato scarti molto rapidi nel corso della giornata, alternando fasi di debolezza a improvvise risalite.

Più che una direzione chiara, il mercato sta mostrando una continua reazione alle notizie. Ogni indiscrezione sul cessate il fuoco o sui piani di attacco modifica immediatamente le aspettative su approvvigionamenti, trasporto marittimo e rischio di blocchi prolungati.

Il salvataggio del pilota e le parole di Trump agitano il mercato

A riaccendere la tensione hanno contribuito anche il salvataggio del pilota americano abbattuto in Iran e le dichiarazioni successive di Trump. Reuters racconta che il presidente ha usato l’operazione di recupero per rafforzare la propria narrativa di forza e per rilanciare la pressione sull’Iran, lasciando intendere che gli Stati Uniti sono pronti a colpire ancora più duramente.

In questo clima, anche le sue frasi sulla possibilità di “prendere il petrolio” iraniano e sull’uso diretto delle risorse energetiche del Paese hanno contribuito ad aumentare l’attenzione degli operatori, già nervosi per il rischio di un blocco più lungo delle forniture. Reuters sottolinea che la Casa Bianca alterna minacce e aperture, ma senza offrire ancora una cornice stabile di uscita dalla crisi.

Il piano di tregua di 45 giorni resta fragile

Sul fronte diplomatico, resta aperta la pista di un cessate il fuoco di 45 giorni. Axios riferisce che un funzionario della Casa Bianca ha definito questa soluzione “una delle tante idee” in discussione, mentre l’Iran ha inviato una controproposta articolata ai mediatori pakistani. Lo stesso Trump ha riconosciuto che la risposta iraniana rappresenta un passo, ma l’ha giudicata insufficiente.