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Economia mondiale

Guerra in Iran, benzina alle stelle e allarme voli negli aeroporti

Il conflitto spinge i prezzi dei carburanti, pesa sui viaggi di Pasqua e apre tensioni anche sull’approvvigionamento negli scali italiani

06 Aprile 2026, 08:45

Guerra in Iran, benzina alle stelle e allarme voli negli aeroporti

La guerra in Iran è ormai un binomio che pesa direttamente sulle tasche degli italiani e sulle prospettive della mobilità nelle prossime settimane. Il conflitto in Medio Oriente ha innescato una nuova impennata dei prezzi dell’energia, con riflessi immediati sui rifornimenti alla pompa nel pieno delle partenze di Pasqua e con primi segnali di tensione anche sul fronte dell’approvvigionamento per alcuni aeroporti italiani.

Il quadro che emerge è quello di una crisi che non resta confinata alla dimensione geopolitica, ma si trasferisce con rapidità nell’economia reale. Da un lato gli automobilisti devono fare i conti con costi molto più alti rispetto allo scorso anno, dall’altro si affaccia il tema delle scorte di carburante negli scali, proprio mentre si guarda alla stagione estiva e ai flussi di traffico aereo.

L’Italia spinge in Europa per tassare gli extraprofitti energetici

Dentro questo scenario si inserisce l’iniziativa politica promossa dall’Italia insieme ad altri quattro Paesi dell’Unione europea. In una lettera indirizzata al commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ricordato che, nella riunione dell’Eurogruppo del 27 marzo, con i colleghi di Germania, Spagna, Portogallo e Austria, ha «sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche. Uno strumento analogo è già stato introdotto nel 2022».

I ministri, nella stessa iniziativa, hanno sottolineato che «date le attuali distorsioni del mercato e i vincoli fiscali, la Commissione europea dovrebbe sviluppare rapidamente uno strumento contributivo simile a livello UE, basato su una solida base giuridica», precisando anche che ciò dovrebbe avvenire «fatto salvo ogni altro sforzo e misura adottata dai singoli Stati membri per affrontare gli elevati prezzi dell’energia».

Il senso politico della proposta è chiaro: il rincaro provocato dalla crisi non può scaricarsi interamente su famiglie, imprese e sistemi economici nazionali. Nella lettera si afferma infatti che «il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, gravando in modo significativo sull'economia europea e sui cittadini europei» e che «è importante garantire che tale onere sia distribuito equamente».

Bruxelles valuta la proposta, ma frena sui tempi

Dalla Commissione europea, al momento, arriva una risposta prudente. Bruxelles fa sapere di stare esaminando la lettera e che risponderà «a tempo debito». Una formula che non chiude la porta, ma che non lascia nemmeno intravedere un intervento immediato.

Nel frattempo, da fonti europee viene fatto osservare che una tassa sugli extraprofitti non garantirebbe automaticamente la disponibilità rapida di nuove risorse finanziarie per coprire eventuali costi fiscali aggiuntivi sostenuti dagli Stati membri a causa della crisi energetica. Una valutazione che mostra come il confronto europeo si giochi non solo sul piano politico, ma anche su quello della praticabilità tecnica e della velocità con cui eventuali strumenti potrebbero produrre effetti concreti.

Limitazioni negli aeroporti italiani fino al 9 aprile

Mentre la discussione si apre a Bruxelles, in Italia emergono già i primi segnali operativi di difficoltà. Per gli scali di Milano-Linate, Bologna, Venezia e Treviso sono infatti scattate limitazioni per l’approvvigionamento di carburanti in vigore fino al 9 aprile.

A segnalarlo è un Notam, cioè un avviso ufficiale temporaneo diffuso dalle autorità aeronautiche per informare su modifiche o restrizioni operative in un’area o in un aeroporto. Negli avvisi si parla di limitazioni relative al carburante fornito da Air Bp Italia, con scorte definite «ridotte o limitate».

Negli scali di Bologna e Venezia viene anche specificato che la priorità sarà assicurata ai voli di ambulanza, ai voli di Stato e ai collegamenti con durata superiore a tre ore. Un dettaglio che mostra come il tema non sia solo tecnico, ma possa incidere sull’organizzazione delle operazioni aeroportuali.

La posizione del gruppo Save

Il gruppo Save, che gestisce gli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona, ha però ridimensionato l’allarme, spiegando che le limitazioni «non sono significative» e che «il problema è relativo ad un solo fornitore» mentre «negli scali del Gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori».

La società ha inoltre chiarito che non esistono restrizioni per i voli intercontinentali e per l’area Schengen e che l’operatività viene garantita «senza alcun allarmismo». Una posizione che prova a contenere l’impatto percepito della vicenda, anche se il solo fatto che siano stati emessi i Notam segnala un quadro che resta sotto osservazione.

Pasqua, stangata sui pieni per milioni di automobilisti

Se negli aeroporti il tema è ancora quello delle limitazioni circoscritte, sulle strade italiane l’impatto si vede già in modo molto più netto. Il Codacons parla di una «maxi-stangata sui rifornimenti di carburante» che, durante il periodo delle festività pasquali, sfiorerebbe 1,3 miliardi di euro.

L’associazione ha confrontato i listini di benzina e gasolio della Pasqua 2025 con quelli attuali. Secondo il raffronto, «lo scorso anno il prezzo medio del gasolio nella settimana di Pasqua si attestava a 1,609 euro al litro», mentre al 3 aprile, sulla base dei dati del Mimit, «il prezzo medio del diesel al self ha raggiunto 2,096 euro al litro». Si tratterebbe di un incremento del 30,2% rispetto alle feste del 2025, dovuto sia alla guerra in Iran sia al riallineamento delle accise disposto dal governo all’inizio dell’anno.

Il Codacons avverte che, considerando la previsione di 60 milioni di veicoli in circolo nella settimana di Pasqua, «la stangata sui rifornimenti raggiunge livelli monstre: +1,28 miliardi di euro rispetto la Pasqua del 2025, nell’ipotesi di una media di due pieni ad autovettura nell’intero periodo delle festività».

Viaggiare costa di più anche sulle lunghe tratte

A confermare il peso della situazione è anche Assoutenti, che segnala come su alcune tratte il costo dei rifornimenti tra andata e ritorno possa superare i 300 euro. L’esempio riportato è quello del tragitto Milano-Catania, per il quale la spesa media arriverebbe a 312 euro, cioè oltre 70 euro in più rispetto a quanto si sarebbe speso durante la Pasqua del 2025.

Sono numeri che aiutano a misurare con maggiore precisione quanto la crisi energetica stia già incidendo sui consumi quotidiani e sulle scelte di mobilità. E mostrano anche come gli effetti del conflitto non siano più percepiti come un rischio astratto o lontano, ma come una pressione concreta sul bilancio delle famiglie.