Femminicidio Messina
Il femminicidio di Daniela Zinnanti torna al centro del confronto politico e istituzionale con un’interrogazione presentata dalla senatrice di Italia Viva Dafne Musolino ai ministri della Giustizia e dell’Interno. La parlamentare chiede al Guardasigilli l’invio di ispettori al Tribunale di Messina per chiarire le scelte adottate nel percorso giudiziario che ha preceduto il delitto, maturato nonostante l’aggressore fosse agli arresti domiciliari e fosse stato disposto nei suoi confronti l’obbligo del braccialetto elettronico.
La presa di posizione della senatrice arriva dopo quanto emerso nelle ore successive alla tragedia. Secondo Musolino, il quadro che si sta delineando mostra criticità gravissime sul piano della prevenzione e della protezione della vittima. Il nodo centrale è quello della mancata applicazione del dispositivo elettronico, che sarebbe risultato indisponibile a quasi un mese dagli arresti domiciliari, con la conseguenza di lasciare senza effettiva vigilanza una misura che avrebbe dovuto avere funzione di deterrenza e tutela.
Nell’atto ispettivo presentato il 31 marzo, la senatrice messinese ricostruisce una vicenda che, a suo giudizio, pone interrogativi pesanti sul funzionamento del sistema di protezione. «Il delitto - afferma Musolino - è avvenuto nonostante l’aggressore fosse ai domiciliari e l’autorità giudiziaria avesse disposto l’obbligo tassativo del braccialetto elettronico a seguito delle ripetute querele della vittima e delle percosse subite che ne avevano causato il ricovero in ospedale».
È soprattutto il passaggio successivo a segnare il cuore politico dell’intervento della parlamentare. «Dopo la tragedia, si è appreso un fatto gravissimo e cioè che a quasi un mese dagli arresti il dispositivo non era stato applicato il braccialetto elettronico perchè indisponibile, vanificando sia l’effetto deterrente che quello della vigilanza a tutela della donna, che è stata poi brutalmente uccisa».
Il riferimento al braccialetto elettronico mancato è il punto più delicato sollevato nell’interrogazione. Secondo Musolino, infatti, la mancata disponibilità del dispositivo avrebbe svuotato di efficacia la misura cautelare, lasciando Daniela Zinnanti esposta a un rischio che poi si è concretizzato nel modo più drammatico.