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Venerdì Santo

Papa Leone XIV al Colosseo, la croce per i dolori del mondo

Prima Via Crucis da Pontefice per Prevost davanti a 30mila fedeli: al centro guerre, dignità umana, madri ferite e riconciliazione

04 Aprile 2026, 09:19

Papa Leone XIV al Colosseo, la croce per i dolori del mondo

Papa Leone XIV e la Via Crucis: è cominciato così, nel cuore di Roma e davanti a circa 30mila fedeli, uno dei momenti più intensi del Venerdì Santo. Al Colosseo, simbolo della cristianità e della memoria del dolore, il Pontefice ha partecipato per la prima volta da Papa alla celebrazione della Via Crucis, riportando la presenza del successore di Pietro a un appuntamento che da quattro anni non vedeva il Papa fisicamente presente.

L’immagine che ha attraversato la serata è stata quella di un Pontefice che porta la croce quasi a raccogliere le ferite di un mondo segnato da guerre, violenze e privazioni. Ma accanto al peso dei conflitti internazionali, nelle meditazioni e nei richiami della celebrazione è emersa anche un’altra sofferenza: quella delle madri ferite dal dolore, delle persone umiliate, di chi viene privato ogni giorno della propria dignità.

La prima Via Crucis di Papa Leone XIV al Colosseo

Per Robert Francis Prevost si è trattato della prima Via Crucis del Venerdì Santo da Pontefice. La celebrazione al Colosseo ha segnato anche il ritorno della presenza del Papa a questo appuntamento dopo una lunga assenza. Papa Francesco, infatti, era stato costretto a rinunciare a partire dal 2023 a causa delle sue condizioni di salute.

La partecipazione di Leone XIV ha così assunto anche un valore simbolico forte, non solo sul piano liturgico ma pure su quello pastorale. La scelta di essere presente al Colosseo, davanti a migliaia di fedeli, ha dato alla celebrazione un tono di particolare intensità in un passaggio segnato da tensioni internazionali e da un diffuso bisogno di parole capaci di indicare una strada diversa dalla violenza.

Le meditazioni di padre Patton tra guerra e pace

Le meditazioni della Via Crucis sono state affidate a padre Francesco Patton, francescano ed ex Custode di Terra Santa. I testi, proposti lungo le 14 stazioni, hanno intrecciato l’attualità del conflitto in Medio Oriente con il richiamo agli ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi.

Fin dalla prima stazione è arrivato un monito netto, destinato a segnare l’intera celebrazione: «Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto». Un passaggio che ha allargato subito lo sguardo oltre il rito, toccando la responsabilità di chi decide delle guerre, delle politiche economiche, della giustizia e delle possibilità di pace.

Nel testo meditato da padre Patton, la riflessione si è fatta ancora più incisiva quando ha richiamato «il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».

Il dolore delle madri e la dignità negata

Uno dei nuclei più forti della celebrazione ha riguardato il dolore delle madri. Lungo il percorso della Via Crucis, la meditazione ha infatti richiamato la sofferenza di quelle donne che «ancora oggi vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi». Un’immagine che ha dato alla celebrazione un tono profondamente umano, capace di unire il linguaggio della fede a quello della storia contemporanea.

Accanto a questo, è tornato più volte il tema della dignità umana, indicata come uno dei punti più colpiti dalle guerre, dalle persecuzioni e dalle ingiustizie. Nelle parole della celebrazione non è mancata la preghiera per «i massacri e i genocidi», così come un pensiero sul ruolo delle donne, richiamate dentro un orizzonte di sofferenza ma anche di testimonianza e resistenza.

Il significato della croce nella meditazione del Colosseo

Nel cuore della Via Crucis è emersa con forza un’idea precisa di potere, opposta a quella fondata sulla forza e sulla sopraffazione. Durante il rito è stato infatti ribadito che «il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità».

È una lettura che ha dato alla croce un significato insieme spirituale e storico: non solo segno del sacrificio cristiano, ma anche immagine di una responsabilità che sceglie di caricarsi delle ferite del mondo invece di scaricarle sui più deboli.