Giovedì 02 Aprile 2026

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TEHERAN

Arrestata Nasrin Sotoudeh, l’avvocata simbolo dei diritti in Iran

Pochi minuti fa la figlia dell’attivista, Mehraveh Khandan, ha dato la notizia sui social. Il legale di Nasrin, Mohammad Moghini, contattato dal Dubbio, dice: “Il regime usa la guerra come pretesto per reprimere i suoi oppositori”

02 Aprile 2026, 14:08

15:19

Nasrin Sotoudeh

Nasrin Sotoudeh era già stata arrestata più volte, negli anni. Ma stavolta le manette, anzi il sequestro ad opera della polizia di Teheran avviene nel pieno di una guerra. Con tutto quanto ne consegue. Con tutti i rischi che ora incombono sull’avvocata e attivista per i diritti umani diventata simbolo della resistenza democratica in Iran.

È di pochi minuti fa la notizia che Nasrin è nelle mani degli agenti del regime. A riferirlo è sua figlia Mehraveh Khandan, che ha pubblicato un post di poche righe e dal tono drammatico: “Abbiamo appena saputo che la mamma è stata arrestata ieri sera mentre era in casa da sola. Facendo visita ai parenti a casa, ci siamo resi conto che era stata registrata l’elettronica”, così riporta il traduttore, ma ci si riferisce evidentemente a un sequestro dei “portatili e telefoni di mamma e papà”, come aggiunge la figlia di Sotoudeh e di Reza Khandan, detenuto ormai da oltre un anno.

Mehraveh conclude: “Mamma finora non è stata contattata e non abbiamo notizie dall’agenzia che la ha arrestata”. Contattato dal Dubbio, l'avvocato di Nasrin, Mohammad Moghini, ha detto“Purtroppo, a causa del blocco di internet, non ho alcun contatto diretto con le persone all'interno dell'Iran e non sono a conoscenza dei dettagli dell'arresto di Nasrin. Tuttavia, sembra che questa situazione stia avvenendo nel contesto delle attuali condizioni di guerra. Il regime sembra usare queste circostanze come pretesto per reprimere i suoi oppositori, cercando allo stesso tempo di presentare un'immagine di controllo, stabilità e autorità all'interno del Paese”

La situazione è terribile. Nasrin a questo punto è un ostaggio. Una prigioniera di guerra. Il simbolo della democrazia, dei diritti civili, e dell’avvocatura pronta a ogni rischio pur di difenderli, è ora nelle mani degli ayatollah. Come suo marito. Un dramma nella tragedia della guerra, che certo la confusa e devastante strategia fin qui adottata da Trump e Netanyahu non sembra in grado di scongiurare.