Medio Oriente
Cremlino
La crisi tra Iran e Hormuz continua a muoversi su più piani, tra repressione interna, diplomazia internazionale e nuove fratture nel fronte occidentale. Nelle stesse ore in cui lo Stretto di Hormuz resta al centro delle tensioni globali, le autorità iraniane hanno eseguito la condanna a morte di Amirhossein Hatami, mentre la Spagna ha scelto di non partecipare al vertice in videoconferenza convocato dal premier britannico Keir Starmer. Sullo sfondo si inserisce anche la Russia, che per bocca del Cremlino si dice pronta a contribuire a una soluzione politico-diplomatica del conflitto.
Sono tre segnali diversi, ma tutti rivelatori del momento che attraversa il Medio Oriente: da un lato la linea dura di Teheran sul fronte interno, dall’altro le divisioni internazionali sulla gestione della crisi e, infine, il tentativo di Mosca di ritagliarsi uno spazio negoziale.
Secondo quanto riportato dai media iraniani, le autorità di Teheran hanno giustiziato Amirhossein Hatami, condannato per aver partecipato a un attacco a un sito militare durante le proteste di gennaio. L’uomo era stato processato con l’accusa di «partecipazione a misure operative contro la sicurezza del Paese», oltre che di ingresso in siti militari classificati e di danneggiamento e incendio di proprietà governative.
La notizia, rilanciata dall’agenzia iraniana Mehr, riporta l’attenzione anche sul versante interno della crisi, dove la risposta delle autorità continua a mantenere un’impronta fortemente repressiva. L’esecuzione si inserisce così in un contesto già segnato da alta tensione, nel quale il conflitto regionale convive con la rigidità del potere iraniano nella gestione delle contestazioni e delle accuse legate alla sicurezza nazionale.
Sul piano diplomatico, uno dei dati politici più significativi arriva dalla Spagna di Pedro Sanchez, che non partecipa al vertice in videoconferenza convocato per oggi dal premier britannico Keir Starmer e centrato proprio sulla situazione dello Stretto di Hormuz.
Madrid non compare infatti nella lista dei 35 Stati che prendono parte al summit. A spiegare la scelta sono fonti del ministero degli Esteri iberico, secondo cui «la posizione della Spagna, di non voler fare nulla che contribuisca alla guerra in corso, rimane invariata». Le stesse fonti sottolineano che Madrid «sostiene la de-escalation, il dialogo e il rispetto del diritto internazionale».
È una presa di posizione che conferma la linea già tenuta dal governo spagnolo: evitare qualunque coinvolgimento che possa essere letto come un sostegno all’escalation militare e insistere invece su una gestione politica e diplomatica della crisi.
Il vertice promosso da Starmer, che sarà presieduto dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper, si inserisce nel tentativo britannico di costruire un coordinamento internazionale sulla sicurezza marittima lungo lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il trasporto del petrolio.
Il leader laburista, annunciando l’incontro, ha richiamato i Paesi che il mese scorso avevano firmato una dichiarazione di intenti per collaborare al ripristino della sicurezza marittima nella zona. Tra quei Paesi, però, non figura la Spagna. Questo dettaglio rafforza la lettura di un fronte occidentale non del tutto compatto su strumenti, coinvolgimento e livello di pressione da esercitare nella gestione della crisi.
Nel frattempo la Russia prova a proporsi come attore utile sul piano negoziale. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che Mosca è pronta a contribuire alla risoluzione del conflitto in Medio Oriente e che il presidente Vladimir Putin è impegnato nella ricerca di una soluzione esclusivamente politico-diplomatica alla crisi iraniana.
Peskov ha spiegato che il Cremlino ha preso visione delle dichiarazioni del presidente Donald Trump sull’Iran e sulla NATO, aggiungendo che Putin sta portando avanti contatti internazionali, comprese telefonate con i capi di Stato dei Paesi del Golfo Persico e di altri Paesi arabi. «Se i nostri servizi dovessero essere in qualche modo richiesti, siamo certamente pronti a contribuire il più possibile a un rapido passaggio dalla situazione di ostilità a un percorso pacifico. Questa è la base della nostra posizione», ha assicurato il portavoce.
Il messaggio della Russia è dunque quello di una disponibilità a intervenire come facilitatore, dentro una cornice che Mosca continua a definire esclusivamente diplomatica.
Nello stesso intervento, Peskov ha anche commentato il ruolo della NATO, definendola apertamente ostile alla Russia. «Questa alleanza è ostile nei nostri confronti, ci considera nemici e sta adottando di conseguenza misure ostili. Questo è ciò che pensiamo di questa alleanza», ha affermato.