È di 19 morti e 5 feriti in condizioni disperate il bilancio dell’ultimo naufragio a largo di Lampedusa. Stanotte, intorno alle 3, una motovedetta della Guardia costiera ha soccorso, a circa 85 miglia dall'isola, in area Sar libica, un barcone in difficoltà partito dalla Libia e carico di migranti. A bordo c'erano già alcuni corpi senza vita, morti per ipotermia e per le inalazioni di carburante, e altri sono deceduti durante il trasporto sull'isola. Sul Molo Favarolo sono arrivate 19 salme e 58 superstiti di cui 5 in gravi condizioni. Fra loro anche un bambino.
I feriti sono stati ricoverati al Poliambulatorio di Lampedusa mentre gli altri superstiti sono stati trasferiti all'hotspot di contrada Imbriacola. Altri diciotto migranti sono morti nel Mar Egeo, al largo di Bodrum, in Turchia. Secondo quanto riferito dalla Guardia costiera turca, il naufragio è avvenuto nelle prime ore del mattino. Le operazioni di ricerca e soccorso hanno permesso di salvare 21 persone, mentre sono stati recuperati i corpi di 18 migranti.
"Non conosciamo l’esatta dinamica dei fatti, ma di certo queste continue stragi in mare mostrano il fallimento delle politiche italiane ed europee, tutte rivolte ai respingimenti e alle deportazioni, al finanziamento di milizie come quelle libiche, e il risultato finale sono centinaia di morti innocenti settimana dopo settimana. Quelli che non muoiono in mare, muoiono di torture o deportazioni in Libia e Tunisia. È questa la realtà tremenda, inaccettabile, e dipende dalle scelte politiche di chi governa, non dal mare. Finché non saranno aperti canali umanitari, sicuri e legali per entrare in Europa, le persone continueranno a mettersi in mare in ogni condizione per fuggire dalla Libia. E per tutte queste persone chiediamo un'accoglienza dignitosa, riconoscimento e giustizia", scrive in una nota la Ong Mediterranea.
"In totale, almeno 104 persone sono morte nel Mediterraneo negli ultimi tre giorni", sottolinea la ong tedesca Sea Watch, che aggiunge: "La situazione è spaventosa: persone alla deriva in mare per giorni senza alcun aiuto. Poi 19 persone sono morte congelate. E anche dopo il salvataggio dei sopravvissuti, diverse persone sono morte a bordo della motovedetta della guardia costiera durante il tragitto verso Lampedusa". Alla luce di ciò, "il silenzio e la spaventosa indifferenza dei decisori politici in Germania e a livello europeo sono inaccettabili. L'unico modo per porre fine alle morti in mare è attraverso rotte sicure verso l'Ue. Tutti hanno il diritto di chiedere asilo", conclude la ong.