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«È solo una tigre di carta»: Trump minaccia l’uscita dalla Nato

Il presidente americano sferza (di nuovo) gli alleati, che lo avrebbero lasciato solo nella guerra all'Iran

01 Aprile 2026, 17:54

«È solo una tigre di carta»: Trump minaccia l’uscita dalla Nato

La Nato senza gli Stati Uniti? Fantascienza fino a pochi anni fa ma è il futuro prospettato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in un’intervista al Telegraph ha dichiarato di stare «seriamente valutando» il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato. Il motivo della frustrazione del presidente Usa sarebbe il mancato sostegno degli alleati europei nel conflitto con l’Iran e nella liberazione dello Stretto di Hormuz. «L’alleanza atlantica non mi è mai piaciuta, è una tigre di carta e lo sa anche Putin», ha commentato, lapidario, Trump.

«Direi che è ben oltre una semplice rivalutazione – ha aggiunto – Noi siamo sempre stati presenti automaticamente, anche per l’Ucraina. L'Ucraina non era un nostro problema. Era un test, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non sono stati lì per noi». Trump ha poi ribadito in un’intervista alla Reuters di star «assolutamente» valutando la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, e ha annunciato che nel suo discorso alla nazione, avvenuto la scorsa notte alle 3 italiane, avrebbe espresso il suo "disgusto" nei confronti dell’Alleanza, come ha fatto.

Non è la prima volta che Trump attacca la Nato e i suoi membri. Dal suo ritorno alla Casa Bianca ha sferzato a più riprese gli alleati, rei di non spendere abbastanza – il 5% del Pil – per la difesa e di fare un eccessivo affidamento sulla protezione garantita dalla macchina da guerra statunitense.  Il risultato è stato che il panico ha assalito le cancellerie europee, spaventate di perdere l’ombrello protettivo statunitense con una Russia sempre più militarizzata e impegnata nella guerra ibrida, e le ha portate a una disordinata corsa al riarmo.

Ma le idee del presidente Usa sull’alleanza atlantica non erano certo una sorpresa. Durante un comizio elettorale del febbraio del 2024 Trump aveva affermato che avrebbe «incoraggiato» la Russia «a fare quello che diavolo vuole» agli alleati della Nato che non spendono abbastanza fondi per la difesa. Non solo, già durante il suo primo mandato Trump aveva definito l’alleanza «obsoleta» e in un’intervista al New York Times aveva criticato i membri Nato che investivano meno del 2% del Pil. «La Nato ci sta costando una fortuna e, sì, stiamo proteggendo l'Europa con la Nato ma stiamo spendendo molti soldi», aveva detto in un’altra occasione al Washington Post, coniando il mantra che ha segnato il suo secondo mandato.

Le critiche di Trump però sono state accolte dall’alleanza e, durante il vertice Nato tenutosi all’Aia lo scorso giugno, i Paesi membri si sono impegnati a spendere il 5% del Pil per la difesa entro il 2035, di cui il 3,5% per il finanziamento della difesa di base e un altro 1,5% per gli investimenti legati alla difesa e alla sicurezza. E a distanza di dieci mesi, il 26 marzo, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha presentato il suo rapporto annuale sulle attività dell’Alleanza presso la sede di Bruxelles, lodando l’aumento della spesa per la difesa in Europa e Canada nel 2025.

«Tra il 2014 e il 2025, l’Europa e il Canada hanno più che raddoppiato la loro spesa annuale per la difesa, con un aumento a termine del 106%. Solo nel 2025, gli alleati della NATO in Europa e Canada hanno investito un totale di 574 miliardi di dollari (circa 500 miliardi di euro) nella difesa, con un aumento del 20% in termini reali rispetto al 202», ha scritto Rutte nella prefazione al rapporto che mostra come, con un budget di 838 miliardi di dollari, la spesa per la difesa degli Stati Uniti nel 2025 è diminuita rispetto all’anno precedente, passando dal 64% al 59% del totale, ma nonostante il calo rappresenta ancora oltre il 50% della spesa Nato con i restanti 574 miliardi messi dai Paesi europei, compresa la Turchia, e il Canada che hanno invece incrementato dal 19%, per il secondo anno consecutivo, i propri versamenti.

Tra questi c’è chi, come Belgio, Albania, Canada, Spagna, Portogallo, Italia, Repubblica Ceca, Slovenia, Francia e Montenegro si è limitato a raggiungere la soglia richiesta del 2%, mentre altri come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Danimarca e Norvegia hanno investito una quota maggiore del Pil nella difesa, superando anche il 3.19% statunitense, probabilmente per portarsi avanti in vista dell’obiettivo del 3.5% fissato per il 2035. «Ciò dimostra che gli alleati della Nato riconoscono il nostro mutato contesto di sicurezza e la necessità di rispettare i nostri obblighi collettivi», ha affermato Rutte.

Ora però, con la guerra in Iran in corso, non è più la spesa il problema. Trump lamenta infatti di essere stato lasciato solo a combattere “per tutti” in una guerra che gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato senza consultarsi con i propri alleati. «I Paesi della Nato non hanno fatto assolutamente nulla per aiutarci contro l’Iran, ora militarmente decimato. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di nulla dalla Nato, ma non dimenticheremo mai questo momento così importante!» ha scritto negli scorsi giorni il presidente Usa su Truth.

Quello che Trump sembra dimenticare invece è che l’unica occasione in cui è stato invocato l’art.5 del Patto atlantico, secondo cui ogni attacco ad una Nazione tra quelle appartenenti all’Alleanza verrà considerato come un attacco all’Alleanza stessa, è stato utilizzato dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001 segnando l’inizio della guerra in Afghanistan, dove i membri Nato hanno mandato i propri soldati a combattere e morire nella Guerra al terrore invocata dall’allora presidente Usa, George Bush. Se gli Stati Uniti dovessero davvero lasciare l’Alleanza Atlantica sarebbe un fatto storico, destinato a ridisegnare gli equilibri di un mondo in un cui crescono le incertezze. Magari Trump sta già pensando ad un’alleanza alternativa, a pagamento, e presieduta vita natural durante da lui stesso, come il Board of Peace.