Donald Trump ci aveva già messo del suo, e parecchio, per rendere la vita quasi impossibile alle persone trans negli Stati Uniti. Ma ora a sferrare l’ultimo schiaffo ai diritti della comunità Lgbtq+ ci pensa la Corte Suprema americana, che ha di fatto aperto la strada alle cosiddette “terapie di conversione” sui minori, censurate dalla scienza e vietate per legge in oltre venti Stati Usa.
Tra questi, fino a ieri, c’era anche il Colorado, che nel 2019 aveva messo a punto una norma per tutelare le ragazze e i ragazzi omosessuali o con disforia di genere dalla pretesa di “curarli”. Una legge da cui adesso scaturisce la sentenza dei giudici, otto contro uno, che hanno cancellato il divieto di praticare tali “terapie verbali” accogliendo il ricorso della terapista evangelica Kaley Chiles. La quale aveva portato la battaglia in tribunale rivendicando il diritto alla libertà di espressione e alle proprie convinzioni religiose, che sarebbero alla base delle consulenze spirituali offerte a giovani e famiglie.
«Il Primo Emendamento rappresenta uno scudo contro qualsiasi tentativo di imporre l’ortodossia nel pensiero o nel linguaggio in questo Paese», ha spiegato il giudice Neil Gorsuch nella sua relazione. Anche se le proprie idee rischiano di compromettere la libertà e la salute mentale di adolescenti già fragili, come continua a ripetere la comunità scientifica: sulla difesa del principio cardine della Costituzione americana la maggioranza conservatrice della Corte non ha dubbi. Ma il primo dato che salta agli occhi è il voto quasi unanime dei giudici, con il sì della quota liberal composta da Elena Kagan e Sonia Sotomayor.
L'unica a smarcarsi, con un grido allarmato è solitario, è la magistrata progressista nominata da Joe Biden, Ketanji Brown Jackson. La quale teme che questa sentenza finirà per aprire «un pericoloso vaso di pandora», compromettendo «la capacità degli Stati di regolamentare la fornitura di assistenza medica» e introducendo un elemento «irrazionale» in un terreno già delicato e incerto.
Infatti, anche se tecnicamente la decisione della Corte non annulla la legge del Colorado, la sentenza apre la strada a una serie di battaglie legali nei tribunali, che si troveranno a dover riesaminare i 23 divieti esistenti. Un po’ come era accaduto con la sentenza che con cui, nel 2022, la Corte Suprema, annullato la storica sentenza Roe v. Wade, aveva cancellato lo scudo costituzionale che tutelava il diritto all’aborto a livello federale.
Se quello si era rivelato l’assist perfetto agli Stati conservatori e alle associazioni pro vita, qualcosa di analogo potrebbe succedere anche adesso. Anche se, a parere delle due giudici liberal che si sono unite alla maggioranza, il divieto alle terapie rischiava di tradursi in un divieto totale all’ascolto nei confronti dei minori. In pratica, secondo la giudice Kagan, una legge come quella Colorado potrebbe produrre l’effetto opposto, favorendo gli sforzi degli Stati conservatori nel vietare le pratiche mediche volte all’affermazione dell’identità di genere.
Non la pensano così, invece, gli attivisti e le associazioni che tutelano i diritti Lgbtq+. Come Polly Crozier, direttrice delle politiche familiari presso l’organizzazione statunitense GLAD Law, la quale ricorda che la terapia di conversione rappresenta «una pratica pericolosa che è stata condannata da tutte le principali associazioni mediche del Paese». «La decisione della Corte – ribadisce l’attività - non cambia la scienza e non cambia il fatto che i terapisti della conversione che danneggiano i pazienti dovranno comunque affrontare conseguenze legali». Da parte sua, la terapista evangelica obietta che in ballo non ci sono né farmaci né interventi chirurgici: il suo sostegno è esclusivamente verbale. Ma anche le parole possono ferire come lame, osserva l’ex senatrice Dafna Michaelson Jenet, all’epoca tra le principali promotrici della legge. «Penso che quando si dice a un bambino che non è chi dice di essere, si stia torturando la sua anima e la sua mente», argomenta l’esponente dem.
Al centro del dibattito c’è infatti l’idea che l’omosessualità sia qualcosa di curabile, una malattia mentale o un disturbo patologico. E a distanza di 36 anni dalla storica decisione dell’Oms, che nel 1990 ha spazzato via per sempre questa convinzione, il mondo si adegua vietando, un po’ ovunque, le terapie di conversione. In Ue il monito è arrivato lo scorso gennaio dal Consiglio d’Europa, che ha approvato una risoluzione volta a sollecitare gli Stati che non hanno ancora introdotto un divieto (tra cui l’Italia). Ma l’America di Trump sembra andare in direzione contraria, e non da un paio di giorni.
Dall’inizio del suo secondo mandato, infatti, il tycoon ha giurato guerra alle persone trans con una raffica di decreti ad hoc. Per cominciare escludendo le donne transgender dalle competizioni sportive femminili, quindi introducendo il divieto di servire nelle forze armate. «Ci sono solo due sessi, maschile e femminile», aveva tuonato il presidente americano varcando la soglia della Casa Bianca. E le sue parole si sono poi tradotta in atti formali, che hanno ridotto gradualmente le politiche e i programmi sulla diversità, bollate come derive «woke».