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L'inchiesta

Morte di Domenico, il cardiochirurgo respinge le accuse sul trapianto

Interrogatorio preventivo per Guido Oppido nell’inchiesta sul bimbo morto al Monaldi. Al centro orari, cartella clinica e richiesta di interdittiva

01 Aprile 2026, 10:04

Bimbo trapiantato al Monaldi, la famiglia chiede la Pcc: cure palliative

Ospedale Monaldi (Lapresse)

Il caso di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli, si concentra ora su uno dei nodi più delicati dell’inchiesta: la sequenza esatta delle fasi operatorie eseguite il 23 dicembre 2025 durante il tentativo di trapianto di cuore. Davanti al gip del Tribunale di Napoli Mariano Sorrentino, il cardiochirurgo Guido Oppido ha ribadito la propria versione, respingendo l’ipotesi che l’espianto del cuore del piccolo sia cominciato prima dell’arrivo in sala operatoria del box frigo contenente l’organo proveniente da Bolzano.

È questa la linea difensiva sostenuta dal primario, tra i sette indagati dalla Procura di Napoli per omicidio colposo e chiamato a rispondere anche dell’ulteriore accusa di falso, legata alla presunta modifica della cartella clinica dell’intervento. Il punto più contestato riguarda infatti l’orario del clampaggio aortico, cioè il momento che avrebbe segnato l’avvio della cardiectomia.

L’accusa sul clampaggio e la cartella clinica

Secondo l’ipotesi della Procura, condivisa dalla difesa della famiglia Caliendo, nella cartella clinica sarebbe stato “corretto” proprio l’orario del clampaggio aortico. Per gli inquirenti, il clampaggio e l’espianto del cuore nativo di Domenico sarebbero iniziati in anticipo rispetto all’arrivo in sala operatoria del nuovo organo e soprattutto prima che, all’apertura del box frigo, ci si rendesse conto che il cuore proveniente da Bolzano era ormai inutilizzabile.

Il cuore da impiantare sarebbe stato trovato in condizioni irrimediabilmente compromesse, descritto da diversi testimoni come un «blocco di ghiaccio». È su questo punto che si innesta il sospetto investigativo: se l’espianto fosse davvero cominciato troppo presto, la situazione del piccolo paziente sarebbe stata resa ancora più drammatica dall’impossibilità di procedere con il nuovo impianto.

La versione di Oppido davanti al gip

Nel suo interrogatorio preventivo, Oppido ha invece ribadito una ricostruzione completamente diversa. Il cardiochirurgo ha sostenuto di non aver iniziato in anticipo la fase decisiva dell’intervento e di aver atteso prima l’arrivo dell’équipe degli espiantatori nelle vicinanze dell’ospedale Monaldi, poi la presenza in sala operatoria del box contenente il cuore proveniente da Bolzano.

Solo a quel punto, secondo la sua versione, sarebbe stata attivata la circolazione extracorporea e sarebbe cominciata la cardiectomia. Una linea che i suoi difensori, gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, ritengono pienamente coerente con gli elementi documentali e con la sequenza reale dei fatti.

Il video in sala operatoria e l’orario contestato

Tra gli elementi più significativi richiamati nel fascicolo c’è un video girato in sala operatoria. Secondo quanto emerge, quelle immagini mostrerebbero che alle 14.34 il cuore espiantato dal corpo del piccolo Domenico era ancora pulsante. Un dato che, nella lettura dell’accusa, sarebbe incompatibile con un clampaggio dell’aorta avvenuto alle 14.16, orario riportato nella cartella clinica.

Proprio su questo dettaglio si gioca una parte decisiva dell’inchiesta. Per i difensori di Oppido, però, quel particolare andrebbe invece nella direzione opposta e «confermerebbe la ricostruzione che ha sempre dato sin dall’inizio della corretta sequenza degli eventi e del suo operato pienamente corretto rispetto a quanto sarebbe stato doveroso». Secondo il primario, la cronologia reale delle operazioni sarebbe dunque compatibile con quanto da lui sempre sostenuto.

La posizione della seconda operatrice Emma Bergonzoni

Prima dell’interrogatorio di Oppido si era già tenuto quello di Emma Bergonzoni, seconda operatrice del cardiochirurgo e anche lei indagata per falso oltre che per omicidio colposo. Nelle oltre tre ore di interrogatorio preventivo, assistita dall’avvocato Vincenzo Maiello, la dottoressa ha risposto alle domande del gip, della Procura e delle difese, soffermandosi sulla cartella clinica di Domenico e sulla sequenza di quanto avvenuto in sala operatoria.

Il suo legale ha spiegato che Bergonzoni ha affrontato l’esame «con sofferenza emotiva ma con grande capacità di ricostruire con lucidità la sequenza, anche nei particolari, di tutto quello che è accaduto». La linea difensiva contesta apertamente una parte del quadro emerso finora, sostenendo che vi siano «molti profili che fanno dubitare della sequenza ricostruita alla luce delle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommare informazioni testimoniali».

La difesa: «La cartella clinica corrisponde alla realtà»

Secondo la posizione difensiva di Bergonzoni, molte delle ricostruzioni rese nelle sommarie informazioni testimoniali «non corrispondono alla realtà degli accadimenti». La dottoressa ha rivendicato «l’assoluta correttezza di quanto contenuto» nella cartella clinica, sostenendo che il documento sia «corrispondente alla realtà degli accadimenti».