Lunedì 30 Marzo 2026

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Trump minaccia e tratta, ma l’Iran liquida i negoziati: «Sono un bluff»

Il tycoon: «Senza accordo distruggeremo l’isola di Kharg». Gli Usa valutano l'invio di militari, la Spagna chiude lo spazio aereo

30 Marzo 2026, 18:24

Trump minaccia e tratta, ma l’Iran liquida i negoziati: «Sono un bluff»

Il cambio di regime in Iran è completo, almeno secondo quanto afferma il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. «Stiamo trattando con persone diverse da quelle con cui chiunque abbia mai trattato prima. Quindi lo considererei un cambio di regime», ha detto Trump ai giornalisti presenti a bordo dell’Air Force One dopo aver annunciato «un accordo» con la repubblica Islamica, «ne sono abbastanza sicuro» ha aggiunto il presidente Usa.

«Posso solo dire che stiamo andando estremamente bene in questa trattativa, ma con l’Iran non si sa mai, perché negoziamo con loro e poi possiamo sempre farli saltare in aria», ha proseguito Trump e, alla domanda se l’Iran avesse accettato il piano di cessate il fuoco in 15 punti proposto dagli Stati Uniti, ha risposto che Teheran ha «concesso la maggior parte dei punti. Perché non avrebbero dovuto?». 

Il presidente Usa tuttavia non si è sbottonato sulle presunte concessioni fatte dal regime iraniano. «Sono d’accordo con noi sul piano», ha tagliato corto Trump. E sull’attuale Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei: «Potrebbe essere vivo, ma è ovviamente in gravissime difficoltà. È gravemente ferito». Nonostante l'ottimismo ostentanto, Trump avverte, con un post pubblicato sul suo social Truth, che «se per qualsiasi motivo non si dovesse raggiungere un accordo a breve – cosa che probabilmente avverrà – e se lo Stretto di Hormuz non venisse immediatamente aperto al traffico, concluderemo il nostro piacevole soggiorno in Iran facendo saltare in aria e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse tutti gli impianti di desalinizzazione!), che volutamente non abbiamo ancora toccato». Il presidente Usa ha poi aggiunto che «questo sarà un atto di vendetta per i nostri numerosi soldati, e altri, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di regno del terrore del vecchio regime».

Se da un lato quindi la guerra sembra avviarsi ad una conclusione con il raggiungimento di un accordo tra Washington e Teheran, dall’altra però sono gli stessi Stati Uniti a dare segnali di una possibile imminente escalation. Secondo indiscrezioni fatte filtrare da diversi media statunitensi il Pentagono, infatti, si starebbe preparando a settimane di operazioni di terra in Iran. Trump non avrebbe ancora preso una decisione al riguardo ma non vi è dubbio che tale operazione segnerebbe una nuova fase della guerra.

Da Washington arrivano rassicurazioni che non si tratterebbe di un’operazione su vasta scala ma di missioni speciali volte in prima battuta a tentare di prendere il controllo dello stretto di Hormuz. L’ipotesi di trovarsi i soldati statunitensi sul suolo iraniano tuttavia non sembra spaventare la Repubblica islamica. «I nostri uomini aspettano l’arrivo via terra dei soldati americani per incendiarli e punire per sempre i loro alleati regionali», ha affermato il presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf. «I nostri uomini aspettano l’arrivo via terra dei soldati americani per incendiarli e punire per sempre i loro alleati regionali», ha affermato il presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha aggiunto di credere poco a questa possibilità. «Il nemico sta inviando ufficialmente un messaggio di negoziazione ma segretamente sta pianificando un attacco di terra», ha dichiarato Ghalibaf.

Il politico iraniano negli scorsi giorni scorsi era stato indicato come possibile negoziatore in eventuali colloqui con gli Stati Uniti. «Lo scopriremo presto. Ve lo farò sapere tra circa una settimana», ha detto Trump sull’eventualità che Ghalibaf collabori con Washington. «In questi giorni, si sentono diverse parole e dichiarazioni da parte dei funzionari nemici riguardo ai negoziati», ha proseguito Ghalibaf, «l’America sta esprimendo i suoi desideri e dichiarando ciò che non ha ottenuto nella guerra in una lista di 15 punti, cercando di ottenerlo per via diplomatica». Il presidente del Parlamento iraniano ha poi sostenuto che la Repubblica islamica si trova «in una grande guerra mondiale. Dobbiamo prepararci al tortuoso e difficile cammino che ci attende fino a raggiungere la vetta» ma «siamo certi che potremo punire l’America e farla pentire, in modo che non desideri più attaccare l’Iran e che i diritti dell’Iran vengano rispettati».

Nel frattempo in Europa, la Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo a tutti i velivoli coinvolti nel conflitto in Medio Oriente. Secondo quanto riportato dal EL Paìs, il governo di Madrid non permette l’uso delle basi di Morón e di Rota né il sorvolo della Spagna da parte di aerei statunitensi i cui attacchi rientrino nell’operazione “Epic Fury”. Il premier Pedro Sanchez aveva già anticipato la misura la scorsa settimana al Congresso. «Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento», ha dichiarato Sanchez.

L’iniziativa ha raccolto il plauso di Teheran che si è resa «disponibile ad accogliere qualsiasi richiesta da parte di Madrid», in relazione al passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz. «L'Iran considera la Spagna un Paese impegnato nel rispetto del diritto internazionale ed è pertanto disponibile ad accogliere qualsiasi richiesta da parte di Madrid», ha scritto l’ambasciata iraniana a Madrid in un post su X.