Lunedì 30 Marzo 2026

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La guerra

La Spagna chiude il cielo ai voli contro Teheran: è scontro diplomatico nell’escalation mediorientale

Mentre il governo Sanchez nega le basi e lo spazio aereo all’offensiva di Stati Uniti e Israele, i raid dell’Idf colpiscono i centri missilistici della capitale iraniana e Trump evoca la conquista delle riserve petrolifere di Kharg

30 Marzo 2026, 09:54

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Sanchez attacca la guerra in Iran: «Illegale e assurda»

Sanchez

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha chiuso ufficialmente lo spazio aereo a tutti i velivoli impegnati nelle operazioni militari contro l'Iran. Secondo quanto riportato da El País, il veto di Madrid non si limita a negare l'uso delle basi strategiche di Rota e Morón, ma impedisce il sorvolo del territorio nazionale anche agli aerei di supporto e alle navi cisterna, inclusi quelli provenienti da basi nel Regno Unito o in Francia. Sanchez ha giustificato questa posizione citando la mancanza di copertura giuridica internazionale, in assenza di un mandato Onu o Nato. Questa decisione complica la logistica dei bombardieri a lungo raggio, proprio mentre Donald Trump esalta i risultati ottenuti definendo quello odierno un "grande giorno" per lo smantellamento degli obiettivi sensibili in territorio nemico.

Sul campo, la tensione ha raggiunto vette altissime dopo che l'aeronautica israeliana ha scatenato un massiccio attacco su Teheran, impiegando oltre 80 bombe per colpire i siti di produzione di armi del regime. L'Idf ha confermato di aver centrato impianti di assemblaggio di missili antiaerei e complessi per lo sviluppo di motori balistici, intensificando un'offensiva che ha già toccato circa 40 siti industriali negli ultimi due giorni. Parallelamente, il conflitto si allarga pericolosamente al Libano: le forze israeliane hanno colpito la periferia sud di Beirut dopo aver ordinato l'evacuazione immediata dei residenti. In questo contesto, la missione Onu ha denunciato su X un grave incidente contro un contingente Unifil, dove un casco blu di origine indonesiana è rimasto ucciso a seguito delle ostilità.

In questo scenario di fuoco, la retorica del presidente statunitense Donald Trump si fa sempre più aggressiva rispetto agli asset energetici. Trump è tornato alla carica contro l’isola di Kharg, snodo vitale del petrolio iraniano, minacciando non solo raid mirati ma anche una possibile permanenza prolungata sul territorio per assumere il controllo dell'industria petrolifera. Nonostante queste minacce, il tycoon ha riferito che le trattative procedono positivamente e che Teheran ha già autorizzato, in segno di rispetto, il transito di 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha inoltre parlato apertamente di un "cambio di regime" in atto, sostenendo di star negoziando con interlocutori diversi rispetto al passato.

La violenza della guerra in Iran continua però a sollevare pesanti interrogativi sulle vittime civili. Il New York Times ha rivelato l'impiego di una nuova arma balistica statunitense, il Precision Strike Missile (PrSM), in un attacco che ha colpito una scuola e una palestra a Lamerd, causando almeno 21 morti. Mentre il Pentagono valuta operazioni ad alto rischio per estrarre centinaia di chili di uranio dal Paese, la diplomazia regionale cerca disperatamente uno spiraglio: a Islamabad si sono conclusi i colloqui tra Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, che hanno ribadito come il dialogo e la diplomazia restino le uniche vie praticabili per evitare il collasso totale del Golfo.