L'indagine
L'attività di monitoraggio del web e delle reti di messaggistica criptate ha portato all'esecuzione di una misura cautelare nei confronti di un diciassettenne di origini abruzzesi, residente in provincia di Perugia. Il provvedimento, scaturito da un’operazione antiterrorismo coordinata dalla procura per i Minorenni dell'Aquila, ipotizza a carico del giovane i reati di propaganda e istigazione alla discriminazione razziale e religiosa, oltre alla detenzione di materiale informativo finalizzato al terrorismo.
Nelle mani del giovane, gli inquirenti della Procura Minorile dell’Aquila hanno trovato un vero e proprio kit del perfetto sabotatore. Non solo propaganda d'odio, ma manuali tecnici per la sintesi di sostanze batteriologiche pericolose e istruzioni per fabbricare armi con stampanti 3D. Il dettaglio più inquietante riguarda il Tatp: il perossido di acetone, tristemente noto come la "Madre di Satana". È l'esplosivo instabile usato dai commando dell’Isis a Parigi e Bruxelles, che il minore stava imparando a maneggiare.
L’indagine si focalizza sulla partecipazione del ragazzo a gruppi Telegram, tra cui la "Werwolf Division", un ecosistema virtuale caratterizzato da narrazioni suprematiste e accelerazioniste, con la convinzione che la società moderna vada abbattuta con atti di violenza estrema. Qui, terroristi come Brenton Tarrant (strage di Christchurch) e Anders Breivik (Osso e Utoya) non sono assassini, ma "santi" da venerare ed emulare. In questo contesto sarebbe emerso, secondo quanto riportato dalle autorità, l'intento del giovane di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School (20 aprile 1999), seguita dal proprio suicidio.
L’operazione non si è limitata al solo arresto del diciassettenne. Sette decreti di perquisizione sono stati eseguiti nelle province di Teramo, Pescara, Perugia, Bologna e Arezzo nei confronti di altri minorenni, sospettati di far parte della medesima rete virtuale transnazionale. L'inchiesta rappresenta lo sviluppo di una precedente attività investigativa della sezione anticrimine di Brescia, conclusasi nel luglio 2025, che aveva già acceso i riflettori su questo sottobosco digitale neonazista e sulle sue possibili ramificazioni tra i giovanissimi.