Mercoledì 25 Marzo 2026

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La condanna di Meta: «Non ha protetto i minori dagli abusi»

Storico verdetto di un tribunale del New Mexico contro le piattaforme social di Mark Zuckerberg che ora dovrà risarcire 375 milioni di dollari

25 Marzo 2026, 18:25

18:41

La condanna di Meta: «Non ha protetto i minori dagli abusi»

In attesa della pronuncia del Tribunale di Spring Street, a Los Angeles (si veda Il Dubbio del 18 marzo), dove Meta potrebbe essere ritenuta responsabile di creare dipendenza e di provocare danni alla salute dei minori, utilizzatori delle piattaforme, una giuria di Santa Fe si è espressa su altre questioni molto delicate.

Nel Nuovo Messico è stato stabilito che Meta ha ingannato gli utenti sulla sicurezza delle sue piattaforme, permettendo lo sfruttamento sessuale di minori. Si tratta di una delle prime grandi sconfitte per la Big Tech di Menlo Park in un processo sulla violazione dei protocolli di sicurezza riguardanti soggetti di minore età. Inoltre, Meta è stata condannata al risarcimento danni per un ammontare di 375 milioni di dollari.

Il processo celebrato nel Nuovo Messico – durato sei settimane - è stato uno dei primi ad arrivare a sentenza e potrebbe influenzare l’esito di altri contenziosi con al centro le piattaforme social e il loro impatto sui minori. Sono state raccolte le testimonianze di insegnanti, psichiatri, appartenenti alle forze dell’ordine, manager di Meta ed ex dipendenti dell’azienda californiana.

Nel Tribunale distrettuale statale di Santa Fe l’accusa ha sostenuto che la società proprietaria di Instagram, Facebook e WhatsApp, ha privilegiato i profitti a discapito della sicurezza, violando le leggi statali a tutela dei consumatori. Secondo la giuria di Santa Fe, che ha accolto le tesi dell’accusa, Meta ha rilasciato dichiarazioni false o fuorvianti, incentivando pratiche commerciali «scorrette» con il conseguente sfruttamento della vulnerabilità e dell’inesperienza dei bambini utenti delle piattaforme.

Le indagini su Meta sono partite nel 2023, quando il procuratore generale dello Stato del Nuovo Messico, Raúl Torrez, ha citato in giudizio il colosso tecnologico di Mark Zuckerberg, accusandolo di aver ingannato i consumatori.

I protocolli di sicurezza poco efficaci, predisposti da Meta, avrebbero permesso ad una schiera di predatori sessuali di contattare i minori presenti sulle piattaforme social. Tre anni fa alcuni investigatori, fingendosi minorenni, hanno utilizzato i social media di Meta per attirare l’attenzione dei pedofili creando numerosi account su Facebook e Instagram.

I finti utenti-bambini si sono mossi come delle esche: hanno ricevuto materiale sessualmente esplicito e sono stati contattati da adulti in cerca di contenuti simili.

Sono stati addirittura documentati casi di violenze sessuali e tratta di essere umani. È emerso che Instagram è un «terreno fertile» per lo sfruttamento sessuale. «Il verdetto della giuria di Santa Fe – ha detto Torrez - rappresenta una vittoria storica per ogni bambino e famiglia che ha pagato il prezzo della scelta di Meta di anteporre il profitto alla sicurezza dei minori».

Secondo il procuratore generale dello Stato del Nuovo Messico, i dirigenti di Meta sapevano che i loro prodotti erano «dannosi per i bambini, hanno ignorato gli avvertimenti di alcuni manager e hanno mentito al pubblico su ciò che sapevano».

Il verdetto della giuria di Santa Fe verrà impugnato, come anticipato dall’ufficio stampa di Meta. «Non condividiamo il verdetto – si legge in una nota di Menlo Park - e presenteremo ricorso. Ci impegniamo a fondo per garantire la sicurezza degli utenti sulle nostre piattaforme e siamo consapevoli delle difficoltà che si incontrano nell’identificare e rimuovere i profili di malintenzionati o i contenuti dannosi.

Continueremo a difenderci con fermezza e restiamo fiduciosi nella nostra capacità di proteggere gli adolescenti online». I legali di Meta hanno contestato le accuse e hanno affermato che l’azienda di Zuckerberg fornisce protezioni integrate per gli adolescenti con l’eliminazione di contenuti dannosi. «Le prove – ha affermato Kevin Huff, avvocato di Meta – dimostrano la trasparenza dell’azienda e i suoi instancabili sforzi per prevenire condotte illecite collegate a contenuti non conformi ai nostri standard. Tale impegno dimostra che Meta non ha mentito consapevolmente e intenzionalmente al pubblico».

Josh Golin, direttore esecutivo di «Fairplay», organizzazione impegnata nella difesa dei diritti dei bambini, ha lodato gli sforzi di genitori e funzionari statali: «Tra il caso affrontato dalla giuria di Santa Fe e il processo in corso a Los Angeles stanno facendo del loro meglio per far emergere alcune responsabilità delle grandi aziende tecnologiche».

Quali saranno le conseguenze di carattere tecnico sulle piattaforme di Meta, dopo il verdetto del Tribunale di Santa Fe? Al momento nessuna.

Tutto rinviato a maggio. Fra due mesi un giudice deciderà se la Big Tech dovrà fare investimenti per rendere i social media più sicuri per gli utenti di tutte le età.