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Crisi globale

Sanchez attacca la guerra in Iran: «Illegale e assurda»

Il premier spagnolo attacca Stati Uniti e Israele. Morti in Iraq, smentiti i negoziati. Salgono i feriti americani

25 Marzo 2026, 10:01

Sanchez attacca la guerra in Iran: «Illegale e assurda»

Sanchez

La guerra Iran continua ad allargare il suo impatto politico, militare ed economico, mentre dal fronte internazionale arrivano nuove accuse, smentite diplomatiche e un bilancio sempre più pesante. A denunciare con parole durissime l’escalation è stato il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez, che davanti al Congresso dei deputati ha definito il conflitto una tragedia e un «disastro assoluto», attaccando apertamente l’offensiva di Stati Uniti e Israele contro Teheran.

Nel suo intervento, Sanchez ha descritto la guerra come una crisi scatenata per «alimentare gli interessi dei soliti noti», avvertendo che l’attuale scenario potrebbe anche trasformarsi in «l’incubo dell’Iraq moltiplicato». Il premier spagnolo ha assicurato che il governo di Madrid si adopererà «affinchè ciò non accada», collocando la posizione dell’esecutivo su un piano di netta opposizione all’allargamento del conflitto.

Sanchez: «L’ultima cosa di cui il mondo aveva bisogno era un’altra guerra»

Nel passaggio più politico del suo discorso, Pedro Sanchez ha insistito sulle conseguenze concrete della crisi, sostenendo che dal conflitto non deriveranno «salari più alti, nè alloggi più accessibili, nè servizi pubblici migliori». Per il premier spagnolo, «questa è la vera tragedia», perché la guerra allontana governi e società dalle priorità reali.

Sanchez ha definito l’offensiva contro l’Iran una guerra «illegale, assurda, crudele, che ci allontana dai nostri obiettivi economici, sociali e ambientali e dalle priorità della gente». Un giudizio netto, rafforzato dai numeri che lo stesso presidente del governo spagnolo ha elencato in aula: «Dal 28 febbraio si contano quasi 2 mila morti confermati, oltre quattro milioni di sfollati in Iran e in Libano, circa 12 miliardi di euro di denaro pubblico spesi in operazioni militari, una grave contrazione del turismo, del commercio marittimo e del traffico aereo mondiale, un drastico aumento del prezzo degli idrocarburi, delle materie prime essenziali per il corretto funzionamento dell’economia mondiale e anche per la sicurezza alimentare».

Il raid in Iraq e la denuncia di Baghdad

Mentre la crisi si allarga sul piano diplomatico, sul terreno continuano ad arrivare notizie di nuovi attacchi. Il ministero della Difesa iracheno ha riferito che un raid aereo contro una clinica militare nella zona di Habbaniyeh, nella provincia di Anbar, ha provocato la morte di sette soldati e il ferimento di altri tredici.

Baghdad, almeno finora, non ha fornito ulteriori dettagli sull’attacco, limitandosi a precisare che le squadre di soccorso sono ancora sul posto. Le autorità irachene hanno però condannato l’episodio, definendolo una violazione del diritto internazionale e rivendicando il diritto del Paese a reagire. Anche questo passaggio contribuisce a mostrare come la guerra Iran stia producendo effetti ben oltre i confini del confronto diretto.

Hormuz, una petroliera thailandese passa senza incidenti

Nel pieno della tensione sullo Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per gli equilibri energetici mondiali, una petroliera thailandese è riuscita ad attraversare l’area senza incidenti. Secondo fonti ufficiali citate nel testo, il passaggio è avvenuto grazie a un coordinamento diplomatico tra Thailandia e Iran, senza che fosse necessario alcun pagamento per il transito.

L’imbarcazione della compagnia Bangchak Corporation ha attraversato lo stretto lunedì, dopo colloqui tra il ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow e l’ambasciatore iraniano a Bangkok. Il ministro ha spiegato di aver chiesto assistenza per garantire il passaggio sicuro delle navi thailandesi, ricevendo rassicurazioni da Teheran a condizione di fornire l’elenco delle imbarcazioni in transito. In un contesto segnato da instabilità e timori sulle rotte commerciali, l’episodio assume un valore rilevante sul piano diplomatico e logistico.

Teheran smentisce Trump sui negoziati

Sul fronte politico e negoziale, intanto, emerge una nuova distanza tra la narrazione americana e quella iraniana. L’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha dichiarato che non ci sono stati colloqui tra Washington e Teheran, smentendo di fatto le indicazioni arrivate da Donald Trump, che aveva parlato di progressi negli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.

«Abbiamo appreso anche noi questi dettagli dai media, ma secondo le mie informazioni - e contrariamente alle affermazioni di Trump - finora non si sono svolti negoziati, diretti o indiretti, tra i due Paesi», ha affermato il diplomatico. Moghadam ha aggiunto che «è naturale che i Paesi amici siano sempre impegnati in consultazioni con entrambe le parti per porre fine a questa illegittima aggressione». La smentita iraniana raffredda dunque, almeno per ora, l’ipotesi di un canale negoziale già aperto.

Sale il bilancio dei militari Usa feriti e uccisi

A confermare il livello dello scontro è anche il dato sui militari statunitensi coinvolti nell’operazione militare congiunta israelo-americana lanciata il 28 febbraio contro l’Iran. Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense citato nel testo, circa 290 militari americani sono rimasti feriti dall’inizio dell’operazione.

Di questi, 255 sarebbero già rientrati in servizio, mentre 10 risultano gravemente feriti. Il bilancio comprende anche tredici militari statunitensi uccisi nel conflitto, ai quali si aggiungono altri due morti per cause non legate al combattimento. Numeri che mostrano quanto l’operazione militare stia avendo un costo umano significativo anche per gli Stati Uniti.