Lunedì 23 Marzo 2026

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La svolta di Trump: «Tregua di 5 giorni e dialogo con l’Iran»

Stop ai raid sulle centrali iraniane. Fonti israeliane identificano l’interlocutore privilegiato di Washington in Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente dal 2020 del Parlamento iraniano

23 Marzo 2026, 18:06

La svolta di Trump: «Tregua di 5 giorni e dialogo con l’Iran»

Tregua in vista tra Stati Uniti e Iran. Ad annunciarla è stato il presidente statunitense Donald Trump nel giorno della scadenza dell’ultimatum rivolto a Teheran riguardante l’attacco alle infrastrutture energetiche se non si fosse trovata una soluzione per il transito sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz.

Lo stop alle ostilità di cinque giorni mira ad una «risoluzione totale delle ostilità in Medio Oriente». Dopo la notizia di eventuali colloqui tra Washington e Teheran, Trump ha dichiarato di voler cercare con l’Iran un accordo simile a quello raggiunto con il Venezuela «sul petrolio e nelle relazioni». Snodo centrale per raggiungere l’accordo riguarda la rinuncia da parte dell’Iran di ogni progetto per dotarsi del nucleare.

Ancora una volta, a vestire i panni dei mediatori per gli Stati Uniti sono stati Steve Witkoff e Jared Kushner (genero del presidente statunitense). Non è ancora stato reso noto il nome del rappresentante iraniano che avrebbe preso parte alle trattative con gli Stati Uniti. Fonti israeliane lo identificano in Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente dal 2020 del Parlamento iraniano.

Trump ha comunque rivelato che si tratta di un «leader rispettato», una «persona di alto livello» che però non è la Guida suprema Mojtaba Khamenei. Alla Cnn il presidente degli Stati Uniti ha ricordato che è stata eliminata la leadership iraniana in ben tre fasi del conflitto e che non ci sono al momento notizie sulla sorte di Khamenei jr. «Di tanto in tanto si vede qualche dichiarazione, ma non sappiamo se sia vivo», ha detto il capo della Casa Bianca, il quale ha aggiunto che il primo passo per avviare i negoziati è stato fatto dall’Iran: «Stavamo per far saltare in aria le loro centrali elettriche più grandi, la cui costruzione era costata oltre 10 miliardi di dollari. Un colpo solo e non ci sarebbe stato più nulla».

Il «modello Venezuela» è stato richiamato da Trump nell’annunciare la tregua. «Guardate il Venezuela – ha commentato The Donald -: come funziona tutto così bene. Stiamo ottenendo ottimi risultati in Venezuela con il petrolio e con le relazioni tra il presidente e noi e forse troveremo qualcuno di simile in Iran». Delcy Rodriguez ricopre in Venezuela la carica di presidente ad interim, dopo l’arresto di Nicolas Maduro il 3 gennaio con un blitz delle forze speciali statunitensi.

La fine della presidenza Maduro ha improvvisamente consentito di ricostruire i rapporti tra Caracas e Washington. Trump ha evidenziato che nella Repubblica Islamica si è già verificato «un cambio di regime molto serio», dato che gli esponenti più importanti della leadership iraniana sono stati eliminati negli attacchi degli Stati Uniti e di Israele a partire dal 28 febbraio. Se Trump ostenta sicurezza, da Teheran sono trapelate poche notizie in merito ai negoziati.

L’agenzia di stampa statale iraniana Mizan ha riferito che il ministero degli Esteri iraniano non ha dato conferma sull’avvio delle trattative con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra. Secondo il ministero degli Esteri dell’Iran, l’annuncio di Trump aveva come obiettivo principale la riduzione dei prezzi dell’energia e guadagnare tempo per attuare i suoi piani militari. «Ci sono state iniziative da parte dei Paesi della regione per ridurre le tensioni – ha scritto l’agenzia Mizan, richiamando una fonte del ministero degli Esteri iraniano - e la nostra risposta è chiara: non siamo noi ad aver iniziato questa guerra». Silenzio invece da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu, a seguito dell’annuncio di una tregua di cinque giorni negli attacchi contro le installazioni energetiche iraniane. L’ufficio di Netanyahu non ha rilasciato dichiarazioni e non ha risposto alle richieste di commentare l’avvio dei negoziati.

Il primo ministro britannico, Keir Starmer, era a conoscenza dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Per Downing Street la priorità immediata deve essere una rapida risoluzione del conflitto e il raggiungimento di un accordo negoziato che imponga condizioni severe all’Iran, in particolare sul dossier nucleare. Starmer, allo stesso tempo, predica cautela e ha rilevato la necessità di prepararsi ad una prosecuzione del conflitto oltre le attese. Nessuna certezza, secondo il premier britannico, sulla fine rapida delle ostilità.