Alta tensione
Cremlino
La Russia prova a ritagliarsi uno spazio politico nella crisi che attraversa il Medio Oriente, ma intanto si trova di nuovo al centro delle tensioni europee. Da un lato il Cremlino lancia segnali di allarme sugli attacchi vicino alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, definendoli potenzialmente catastrofici. Dall’altro, sul fronte europeo, il premier polacco Donald Tusk accusa apertamente l’entourage di Viktor Orbán di avere informato Mosca in dettaglio sui contenuti delle riunioni del Consiglio europeo.
In mezzo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov conferma che il leader nordcoreano Kim Jong-un ha «un invito valido» per visitare la Russia, mentre Mosca continua a respingere come false le ricostruzioni secondo cui avrebbe offerto agli Stati Uniti di smettere di condividere intelligence con l’Iran in cambio di uno stop al sostegno americano all’Ucraina.
Il messaggio più netto arrivato oggi da Mosca riguarda la situazione attorno alla centrale nucleare di Bushehr, sul Golfo Persico. Il Cremlino ha espresso profonda preoccupazione per i raid vicino all’impianto, sostenendo che operazioni di questo tipo possano produrre conseguenze anche irreparabili. Reuters riferisce che Peskov ha definito gli attacchi «estremamente pericolosi» e ha spiegato che la Russia sta trasmettendo questi segnali d’allarme anche agli Stati Uniti, oltre a mantenere un dialogo costante con l’Aiea.
Il punto è delicatissimo perché Bushehr è un impianto nucleare operativo e qualsiasi danno serio potrebbe avere effetti ben oltre il piano strettamente militare. La linea russa, almeno ufficialmente, resta quella di una de-escalation e del ritorno a una «soluzione politica e diplomatica», che secondo il Cremlino è l’unica strada davvero utile per disinnescare la tensione.
Peskov ha anche confermato che Kim Jong-un resta formalmente atteso in Russia. Non c’è ancora una data, ma il portavoce del Cremlino ha spiegato che l’invito è tuttora valido e che la visita potrà avvenire quando i canali diplomatici avranno definito tempi e modalità. La conferma rafforza ulteriormente la proiezione internazionale dell’asse tra Mosca e Pyongyang, già consolidato negli ultimi anni sul piano militare e politico. Un riscontro in questa direzione era già emerso anche nelle scorse settimane, quando fonti russe avevano parlato di preparativi in corso per la visita.
Sul fronte della guerra in Medio Oriente e dei suoi intrecci con il dossier ucraino, il Cremlino smentisce con decisione le indiscrezioni secondo cui avrebbe proposto a Washington di interrompere il sostegno di intelligence all’Iran in cambio di uno stop all’assistenza americana a Kiev. Peskov ha liquidato la ricostruzione come «fake» e «non veritiera». La smentita arriva dopo che il Financial Times aveva riferito di una proposta del genere emersa nei contatti tra emissari russi e americani.
Questo non cancella però il quadro di ambiguità che circonda il ruolo di Mosca. Reuters ha riferito nei giorni scorsi che Putin continua a presentarsi come partner affidabile dell’Iran, mentre alcune fonti iraniane hanno manifestato insoddisfazione per il livello reale dell’aiuto ricevuto da Mosca nella fase più acuta della crisi.
Mentre il Cremlino prova a mostrarsi attore diplomatico, da Bruxelles arriva una nuova accusa politica pesantissima. Il premier polacco Donald Tusk ha scritto su X che la notizia secondo cui lo staff di Orbán informerebbe Mosca in modo dettagliato sulle riunioni del Consiglio europeo «non dovrebbe sorprendere nessuno». Tusk ha aggiunto che in Polonia esistevano sospetti da tempo e che questo sarebbe uno dei motivi per cui nelle riunioni europee interviene «solo quando strettamente necessario» e dicendo «solo quanto basta».
Le sue parole arrivano dopo un’inchiesta del Washington Post ripresa da diversi media internazionali, secondo cui il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe per anni aggiornato il Cremlino sui colloqui interni dell’Ue. Budapest nega e parla di fake news, ma l’uscita di Tusk mostra quanto la sfiducia politica verso Orbán sia ormai radicata in una parte importante dell’Unione.