Guerra in Iran
Mojtaba Khamenei
Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase ancora più instabile, con Teheran che alza il livello dello scontro sul piano militare e quello diplomatico. Il Consiglio di Difesa iraniano ha minacciato di disseminare mine navali in tutto il Golfo Persico se gli Stati Uniti e Israele dovessero colpire le coste iraniane o tentare operazioni terrestri sulle isole del Paese. La minaccia si inserisce nel quadro già tesissimo dello scontro sullo Stretto di Hormuz, diventato il vero baricentro della crisi energetica e militare di queste settimane.
Secondo Reuters, Teheran ha precisato che qualsiasi attacco alle sue coste meridionali comporterebbe una risposta «strategica» fondata proprio sul minamento delle vie marittime e delle linee di comunicazione nel Golfo. Nelle stesse ore la Cina ha chiesto a tutte le parti di fermare le operazioni militari nello Stretto di Hormuz e tornare al negoziato, mentre anche la Russia ha fatto sapere di opporsi a un blocco del passaggio, pur collocando il tema nel contesto più ampio della guerra in corso.
Sul fronte interno iraniano si infittisce intanto il mistero sulle condizioni della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Il Washington Post riferisce, citando funzionari della sicurezza americani e israeliani, che Mojtaba sarebbe «ferito, isolato e non risponde ai messaggi». Secondo il quotidiano, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e parte dell’establishment religioso starebbero rafforzando il proprio controllo sul Paese mentre continua la ricerca di sue tracce da parte di apparati di intelligence occidentali e israeliani.
Questa ricostruzione, però, al momento non risulta confermata da fonti ufficiali iraniane indipendenti. Reuters segnala soltanto che circolano notizie secondo cui Mojtaba Khamenei potrebbe essere incapacitato dopo le ferite riportate nelle prime fasi della guerra, ma anche in questo caso si tratta di informazioni non pienamente verificate.
Nel pieno dell’escalation, i vertici militari iraniani insistono sul fatto che la capacità offensiva del Paese non sia stata neutralizzata. Le affermazioni attribuite al portavoce dei Pasdaran sulla continua produzione di missili anche in condizioni di guerra si inseriscono in questo quadro di propaganda e deterrenza, ma non risultano al momento pienamente confermate da fonti primarie internazionali indipendenti. Reuters conferma però che l’Iran continua a minacciare ritorsioni contro infrastrutture energetiche e civili nella regione se gli Stati Uniti dovessero colpire il suo sistema elettrico.
Sul piano occidentale, la crisi su Hormuz resta centrale. Le fonti aggiornate confermano che il presidente americano Donald Trump ha imposto a Teheran un ultimatum per riaprire completamente il passaggio e ha minacciato in caso contrario di colpire le centrali elettriche iraniane. Londra, pur mantenendo una linea prudente, considera la riapertura dello stretto essenziale per la stabilità del mercato energetico. Il tema è ormai al centro dei contatti tra gli alleati e dei colloqui tra Washington e i partner europei.
In questo quadro, il fatto che il primo ministro britannico Keir Starmer e Trump abbiano parlato della crisi di Hormuz è coerente con il contesto internazionale attuale, anche se il dettaglio del contenuto della telefonata che citi non è stato confermato nelle fonti primarie che ho verificato. Il punto politico certo è che il Regno Unito, come altri alleati, sostiene la necessità di garantire la navigazione nello stretto.
Quanto alla notizia di un caccia americano precipitato in Kuwait, al momento resta non confermata. Le informazioni circolano attraverso media iraniani e rilanci di testate di area regionale, ma non risultano conferme ufficiali né da parte statunitense né da parte kuwaitiana. È quindi corretto trattarla come una segnalazione non verificata.
Le notizie su esplosioni a Teheran, Bandar Abbas, Isfahan, Karaj, Ahvaz, Khorramabad e Urmia, così come quelle sui danni a ospedali e stazioni radio o sul numero di siti civili colpiti, descrivono uno scenario compatibile con l’intensificazione dei raid israeliani e americani di queste ore. Reuters e AP confermano nuovi attacchi su infrastrutture iraniane e un’espansione del conflitto, ma non consentono di verificare in modo puntuale tutte le località e i numeri contenuti nel testo che hai inviato, compreso il dato degli “oltre 80mila siti civili colpiti”, che al momento non trova riscontro nelle fonti internazionali verificate.