Sabato 21 Marzo 2026

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Iran, pressing del Congresso su Trump: "Che piani ha, Mr President?"

Secondo il War Powers Act il presidente può condurre operazioni militari senza autorizzazioni per 60 giorni, crescono i malumori tra i repubblicani. Missili su base Usa nell'oceano indiano, colpito il sito nucleare iraniano di Nantanz

21 Marzo 2026, 16:32

Iran, pressing del Congresso su Trump: "Che piani ha, Mr President?"

Crescono al Congresso Usa i dubbi sulla strategia e sull’uscita dal conflitto con l’Iran, avviato dal presidente Donald Trump senza un voto formale di autorizzazione. A tre settimane dall’inizio della guerra, i parlamentari chiedono chiarimenti su obiettivi, tempi e costi.

Secondo fonti parlamentari, il bilancio include almeno 13 militari statunitensi uccisi e oltre 230 feriti, mentre il Pentagono ha avanzato una richiesta di circa 200 miliardi di dollari per finanziare le operazioni. Intanto migliaia di soldati sono stati dispiegati in Medio Oriente e i prezzi del petrolio sono in aumento.“Qual è l’obiettivo finale?”, ha dichiarato all’Associated Press il senatore repubblicano Thom Tillis, sottolineando la necessità di una strategia chiara. Critiche arrivano anche dai democratici, che contestano l’assenza di un piano definito.

In base al War Powers Act, il presidente può condurre operazioni militari per 60 giorni senza l’approvazione del Congresso, ma con l’avvicinarsi della scadenza cresce la pressione politica sull’amministrazione. Lo stesso Trump ha affermato di valutare un possibile ridimensionamento delle operazioni, mentre la Casa Bianca continua a indicare obiettivi come il contenimento del programma nucleare iraniano e la riduzione delle capacità missilistiche. Tuttavia, la mancanza di una linea chiara alimenta le perplessità anche nella maggioranza repubblicana. 

Missili iraniani verso base Usa nell'Oceano Indiani

L'Iran ha cercato di colpire "senza successo" la base militare congiunta anglo-americana di Diego Garcia nell'Oceano Indiano, ha confermato una fonte ufficiale britannica, dopo che il Wall Street Journal aveva riportato il lancio di due missili balistici da parte di Teheran. La fonte ha affermato che il "tentativo fallito di colpire Diego Garcia" è avvenuto prima che, ieri, il governo britannico annunciasse che avrebbe consentito agli Stati Uniti di utilizzare alcune delle proprie basi per colpire siti iraniani utilizzati per attaccare navi nello Stretto di Hormuz. 

Colpito il sito nucleare di Nantanz

I raid sull'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz questa mattina sarebbero stati condotto dagli Stati Uniti, non da Israele. A scriverne è il Times of Israel: le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno infatti negato ogni coinvolgimento dicendo di non avere condotto raid sull'area e di non poter rilasciare commenti sulle attività statunitensi. Situato a circa 250 chilometri a Sud di Teheran, nel centro del Paese, Natanz è un impianto pesantemente fortificato con bunker, la cui esistenza è stata rivelata per la prima volta nel 2002: gestisce quasi 70 cascate di centrifughe nei suoi due impianti di arricchimento, uno dei quali è sotterraneo.

Natanz è stato ripetutamente bersaglio di operazioni israeliane e statunitensi, sia durante la guerra dei 12 giorni del 2025 sia nella nuova ondata di attacchi iniziata a febbraio. Le ultime operazioni hanno colpito diverse strutture del complesso, provocando danni visibili nelle immagini satellitari. Le autorità iraniane hanno affermato che gli attacchi del 2 e del 21 marzo 2026 hanno preso di mira in particolare il complesso di arricchimento Shahid Ahmadi Roshan. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha assicurato che non si sono registrati aumenti dei livelli di radiazioni e che non vi è alcun rischio per la popolazione locale. L'accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa) prevedeva - tra le altre cose - che Teheran limitasse l'arricchimento dell'uranio al 3,67% a Natanz, utilizzando solo un numero limitato di centrifughe di prima generazione. Dopo il ritiro unilaterale degli Usa dal Jcpoa nel 2018, la Repubblica islamica ha iniziato un graduale disimpegno dall'intesa portando il programma nucleare, incluse le attivita' a Natanz, fuori dalle restrizioni previste dall'accordo. Secondo gli analisti, l'impianto rimane il cuore della capacità iraniana di produrre uranio arricchito.

Hormuz, 22 Paesi chiedono la riapertura

Una dichiarazione congiunta firmata da 22 Paesi (Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Giappone, Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania e Australia) condanna gli attacchi iraniani contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz e contro gli impianti petroliferi e del gas nella regione. "Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto. Chiediamo all'Iran di cessare immediatamente le sue minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite", si legge nel comunicato, "le conseguenze delle azioni dell'Iran si faranno sentire sulle persone in tutto il mondo, soprattutto sulle più vulnerabili". 

I paesi firmatari hanno aggiunto che la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale e hanno avvertito che le interruzioni delle catene di trasporto marittimo e di approvvigionamento energetico rappresentano una minaccia per la sicurezza globale. I 22 hanno inoltre chiesto una moratoria immediata sugli attacchi contro le infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e del gas, e si sono detti pronti a sostenere gli sforzi volti a garantire il passaggio sicuro attraverso lo stretto. La dichiarazione ha inoltre accolto con favore il rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio e ha promesso sostegno ai paesi più colpiti dall'interruzione.

Il giallo sulla nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei 

 I servizi di intelligence di Stati Uniti e Israele sono alla ricerca di segnali concreti sul ruolo e le condizioni della nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, la cui prolungata assenza pubblica alimenta interrogativi su chi effettivamente sia al comando a Teheran. Secondo fonti citate dal sito americano Axios, Cia e Mossad hanno monitorato il periodo di Nowruz - il capodanno iraniano - per verificare eventuali mosse di Mojtaba: in particolare se avrebbe tenuto un discorso pubblico, ma alla fine è stato diffuso solo un messaggio scritto, aumentando i dubbi sulle sue condizioni fisiche, ma anche sulla sua posizione e la capacità decisionale.

"Non abbiamo prove che sia davvero lui a impartire gli ordini", ha affermato un alto funzionario israeliano, mentre un funzionario statunitense ha definito la situazione "oltremodo bizzarra". Lo riporta il sito di informazione Usa "Axios", secondo il quale le agenzie di intelligence di Usa e Israele erano in attesa che l'ayatollah rilasciasse una dichiarazione video - e non solo scritta - in occasione del Nowruz (il capodanno persiano, che coincide con l'equinozio di primavera), come era solito fare il padre Ali Khamenei, ucciso lo scorso 28 febbraio in un raid aereo a Teheran. In quello stesso attacco, Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito. "Non crediamo che gli iraniani si sarebbero presi la briga di scegliere un morto come guida suprema, ma allo stesso tempo non abbiamo prove che stia assumendo il comando", ha affermato il funzionario statunitense citato da "Axios". "Ci saremmo aspettati di vedere Mojtaba. Non ha sfruttato l'opportunità e la tradizione. E' un segnale d'allarme importante", ha aggiunto la stessa fonte.