Le minacce lanciate dal regime iraniano agli europei «in patria e all’estero» sono ordinaria propaganda o alludono a una fase successiva della guerra asimmetrica contro Usa, Israele e i loro alleati?
La Repubblica islamica ragiona da anni in termini di conflitto a bassa intensità, fatto di deterrenza, proxy, operazioni coperte attraverso la sua fitta rete di milizie alleate, ma la caduta del regime di Assad in Siria e la decapitazione dei vertici di Hezbollah e Hamas ha sfaldato quella rete, e mentre Teheran si trova da tre settimane sotto le bombe di Washington e Tel Aviv, decapitata anche lei dei suoi leader, la sua reazione rischia di prendere strade inedite e imprevedibili.
È in questo passaggio che la guerra asimmetrica può cambiare forma e persino arrivare nelle città occidentali, magari sotto forma di attacchi contro i civili. Il binomio “guerra-terrorismo” ha segnato in modo cruento il mondo del post 11 settembre 2001 e oggi le condizioni di quel circolo vizioso sembrano di nuovo tutte riunite.
Dopo l’invasione dell’Iraq e la fine di Saddam Hussein, l’implosione del regime ha del tutto rimescolato le forze in campo, gli apparati di sicurezza del Baaht, la sua intelligence e la sua polizia militare si sono riciclati nel progetto di al Qaeda, la “base” fondata dallo sceicco saudita Osama bin Laden che per 15 anni ha costruito una rete terroristica capace di colpire su scala globale
L’Europa è uno dei bersagli prediletti e nel marzo 2004 gli attentati alla stazione Atocha di Madrid che provocano quasi duecento morti, segnano l’inizio del “decennio” jihadista che si conclude nel 2016 con la strage di Nizza. In mezzo una lunga scia di sangue. Nel luglio 2005 Londra subisce attacchi coordinati nella metropolitana e su autobus tra King’s Cross, Edgware Road, Russell Square e Tavistock Square: 52 morti e centinaia di feriti. Nel luglio 2007, sempre Londra, esplosioni fallite sui treni metropolitani provocano decine feriti.
I cittadini occidentali sono naturalmente un obiettivo primario in ogni parte del mondo e in quegli anni al Qaeda colpisce a Bali uccidendo 200 turisti in una discoteca, in India attaccando l’hotel Taj Mahal, la stazione ferroviaria e gli ospedali provocando altre centinaia di morti, ma ci sono attentati anche in Tunisia, Egitto, Libia, Marocco, mentre i giornalisti inviati nei teatri di guerra vengono rapiti sistematicamente, a volte come merce di scambio, altre come vittime sacrificali, sgozzati davanti la telecamera nelle macabre esecuzioni che fanno il giro del mondo e diventano il marchio di fabbrica del gruppo.
L’uccisione di bin Laden, eliminato da un commando Usa in Pakistan nel 2011, cambia radicalmente la scena: al Qaeda perde potere e influenza, ma in Medio Oriente emerge un altra, violentissima formazione jihadista: lo Stato Islamico (Isis) guidato dallo sceicco di Samarra Abu Bakr al Baghdadi. Lo Stato Islamico porta la guerra jihadista su un livello completamente nuovo, combinando controllo territoriale, amministrazione del “califfato” tra Siria e Iraq con “capitali” Taqqa e Mosul e capacità di proiezione esterna.
Tra il 2014 e il 2016 l’Isis ispira o coordina attentati in tutto il mondo. In Europa, il 13 novembre 2015 Parigi subisce attacchi multipli: ristoranti in Rue de Charonne, lo Stade de France a Saint-Denis e soprattutto il Bataclan, dove 90 persone vengono massacrati durante un concerto; complessivamente 130 morti e centinaia di feriti. Nel marzo 2016 Bruxelles viene colpita all’aeroporto di Zaventem e nella stazione della metropolitana di Maelbeek: 35 morti e oltre 300 feriti. A luglio 2016, Nizza, Promenade des Anglais, un camion si lancia sulla folla durante la festa nazionale francese, provocando 86 morti e centinaia di feriti.
E’ doveroso ricordare come l’Iran sia in realtà uno storico nemico, politico e ideologico, del jihadismo sunnita, durante gli anni della guerra contro il Califfato a Mosul e Raqqa le unità d’élite dei pasdaran hanno contribuito in modo decisivo alla sconfitta territoriale dello Stato Islamico in Iraq e Siria, spesso in modo feroce accanendosi contro i civili. La distanza tra mondo sciita e il jihadismo sunnita resta netta, ma è anche vero che siamo in una fase del tutto nuova e che il contesto caotico della guerra produce inevitabilmente zone grigie: reti informali, gruppi armati, canali clandestini ed è sempre propizio alla nascita del terrorismo.
In una simile cornice le minacce rivolte da Teheran agli europei vanno prese molto seriamente, non tanto perché l’Iran stia progettando sanguinosi attentati nelle capitali occidentali ma perché possono ispirare e mobilitare nuove generazioni di terroristi.