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Guerra in corso

Iran, ucciso il portavoce dei Pasdaran. Tajani: «L’Italia è estranea alla guerra»

Teheran annuncia la morte di Ali Mohammad Naeini nei raid israelo-americani e avverte Londra sulle basi. Il ministro degli Esteri rilancia la linea italiana per la de-escalation e la sicurezza a Hormuz

20 Marzo 2026, 09:47

Iran, ucciso il portavoce dei Pasdaran. Tajani: «L’Italia è estranea alla guerra»

Attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele a Teheran

La guerra in Iran si allarga su più fronti, tra raid, minacce diplomatiche e appelli alla de-escalation. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato oggi la morte del loro portavoce Ali Mohammad Naeini, che secondo Teheran sarebbe stato ucciso nei raid israelo-americani contro il Paese. Nello stesso quadro, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito il Regno Unito che un’eventuale concessione dell’uso delle basi agli Stati Uniti verrebbe considerata una partecipazione diretta all’aggressione. Sul versante italiano, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia è del tutto estranea al conflitto e non intende prendervi parte.

Teheran annuncia la morte di Naeini

L’annuncio è arrivato direttamente dai Pasdaran attraverso il sito Sepah News. Nella dichiarazione si legge che Ali Mohammad Naeini «è stato martirizzato nel criminale e codardo attacco terroristico della parte americano-sionista all’alba».

La notizia segna un altro passaggio simbolicamente pesante nella guerra, perché riguarda una figura di primo piano nella comunicazione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

L’avvertimento dell’Iran al Regno Unito

Sul piano diplomatico, Teheran alza il livello dello scontro con Londra. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con la collega britannica Yvette Cooper, durante il quale ha chiarito la posizione iraniana sull’uso delle basi da parte degli americani.

Secondo la nota diffusa dal ministero degli Esteri iraniano, Araghchi ha avvertito che una simile scelta sarebbe letta come un coinvolgimento diretto nella guerra. «Queste azioni saranno certamente considerate una partecipazione all’aggressione e saranno registrate nella storia delle relazioni tra i due paesi», ha detto.

Il ministero non ha precisato quando si sia svolta la telefonata, ma il messaggio politico è netto: l’Iran considera ogni supporto logistico agli Stati Uniti come un salto di qualità ostile nelle relazioni bilaterali.

Tajani: “L’Italia non ha voluto questa guerra”

Nel mezzo dell’escalation, Antonio Tajani ha scelto di ribadire con chiarezza la linea del governo italiano. Intervenendo a Mattino Cinque, il vicepremier ha escluso qualsiasi coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto.

«È una guerra che noi non abbiamo voluto, alla quale siamo assolutamente estranei, non intendiamo parteciparvi», ha detto. Tajani ha poi sottolineato il ruolo svolto dall’Italia in sede europea, spiegando che Roma ha contribuito a far passare un messaggio forte per fermare gli attacchi alle basi e ai centri energetici.

L’obiettivo indicato dal ministro è quello di ridurre la tensione e riportare stabilità in un’area decisiva per gli equilibri energetici globali.

Il nodo Hormuz e il ruolo dell’Europa

Tajani ha ricordato che ieri l’Italia ha dato un contributo importante all’Unione Europea per spingere verso una moratoria degli attacchi contro siti da cui si estrae petrolio o da cui parte il gas. Una linea che si collega direttamente alla questione dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico mondiale.

Secondo il ministro, l’Europa inizia a voler giocare un ruolo più attivo anche su questo terreno. «L’Europa comincia a voler essere protagonista», ha spiegato, riferendosi anche al documento firmato insieme ad altri Paesi per immaginare una garanzia futura sul traffico marittimo a Hormuz una volta conclusa la guerra.

Le richieste italiane all’Iran e agli Stati Uniti

Tajani ha poi indicato alcuni punti considerati imprescindibili da Roma. Prima di tutto, ha detto, «l'Iran non deve attaccare più Paesi come quelli del Golfo, che sono i nostri amici e nostri alleati». Ha aggiunto che Teheran deve «chiudere la stagione del nucleare», perché «la bomba atomica non può essere più parte del progetto».

Nel ragionamento del ministro, l’Iran deve anche fermare gli attacchi contro Paesi estranei al conflitto, compresa la Turchia, che è un Paese Nato, e Cipro, che fa parte dell’Unione Europea. «Il tentativo di creare il caos nell’area è inaccettabile», ha affermato.

Allo stesso tempo, Tajani ha rivolto un messaggio anche a Washington: gli americani devono capire che, a un certo punto, bisogna costringere l’Iran a raggiungere un accordo e trovare una soluzione sullo Stretto di Hormuz. Solo dopo un cessate il fuoco, ha spiegato, l’Italia potrà partecipare a eventuali iniziative più ampie sotto egida Onu per garantire la sicurezza del trasporto marittimo.

Naeini: “L’Iran continua a produrre missili”

Prima dell’annuncio della sua morte, lo stesso Ali Mohammad Naeini aveva rilanciato la capacità militare iraniana, smentendo le affermazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo cui Teheran non sarebbe più in grado di produrre missili.

Il portavoce dei Pasdaran aveva dichiarato all’agenzia di Stato Irna che «il punteggio della nostra industria missilistica è 20», usando il riferimento al massimo voto scolastico in Iran. Aveva poi aggiunto che non c’era motivo di preoccuparsi, perché il Paese continuava a produrre missili anche in condizioni di guerra.

Naeini aveva insistito sul fatto che non esistessero particolari problemi di stoccaggio e aveva rilanciato una linea di resistenza totale. «La guerra finirà soltanto quando la sua ombra si sarà dissolta dal Paese», aveva detto, riferendosi all’aspettativa dell’opinione pubblica iraniana di proseguire il conflitto fino al completo annientamento del nemico.