Esteri
ICE POLIZIA CONTROLLO IMMIGRAZIONE (AI)
Un ragazzo messicano di appena 19 anni è morto il 16 marzo in un centro Ice in Florida, aggiungendo un nuovo caso al bilancio delle morti registrate nelle strutture di detenzione dell’agenzia federale statunitense per l’immigrazione dall’insediamento dell’amministrazione Trump. Secondo i dati ufficiali, si tratta della 44esima persona deceduta in custodia dell’Ice, la principale agenzia federale americana incaricata del controllo dell’immigrazione.
La vittima si chiamava Royer Perez-Jimenez. In un comunicato, l’Ice ha spiegato che il giovane, migrante senza documenti proveniente dal Messico, era detenuto nel Glades County Detention Center di Moore Haven. L’agenzia ha riferito che il 19enne era stato arrestato con accuse di frode, furto d’identità e resistenza all’arresto.
Secondo quanto comunicato dall’agenzia federale, la morte sarebbe riconducibile a un suicidio. Ma l’Ice precisa anche che «la causa ufficiale del decesso è ancora oggetto di indagine». Un passaggio che lascia ancora aperti interrogativi su quanto accaduto all’interno della struttura di detenzione della Florida.
Royer Perez-Jimenez era stato arrestato il 22 gennaio e, sempre secondo la ricostruzione dell’agenzia, risultava detenuto nel centro Ice della Florida dal 26 febbraio.
La morte del giovane ha provocato la reazione del ministero degli Affari Esteri messicano, che in una dichiarazione diffusa ieri ha denunciato come «inaccettabile» il decesso di un altro proprio cittadino detenuto dall’Ice, senza inizialmente specificarne l’identità.
Nel comunicato, il governo di Città del Messico ha ribadito una richiesta precisa alle autorità statunitensi. «Il governo messicano ribadisce che queste morti sono inaccettabili e chiede ancora una volta un’indagine rapida e approfondita da parte delle autorità per l’immigrazione», si legge nella nota.
L’Ice ha anche ricostruito il percorso migratorio del 19enne. Secondo l’agenzia, il giovane era entrato negli Stati Uniti dal Messico il 19 febbraio 2022 e gli era stato concesso il rimpatrio volontario.
Successivamente, in una data non precisata, sarebbe rientrato negli Stati Uniti. Per l’Ice, questo nuovo ingresso costituirebbe «un reato federale».
La morte di Royer Perez-Jimenez riporta sotto i riflettori le condizioni dei centri di detenzione dell’immigrazione negli Stati Uniti, tema da anni al centro di polemiche politiche e denunce da parte di associazioni, governi stranieri e organismi per i diritti umani.
Il dato indicato dall’Ice, 44 morti nelle strutture di detenzione dall’insediamento dell’amministrazione Trump, aggiunge peso a un dibattito che riguarda non soltanto la gestione dei flussi migratori, ma anche le condizioni di custodia e la tutela della vita delle persone trattenute.