Macron invoca una tregua in Medio Oriente. Al suo arrivo a Bruxelles per il Consiglio europeo, il presidente francese ha affermato di difendere «l’idea di una moratoria sulle infrastrutture civili e sulle persone civili in questo conflitto, e una rapida de-escalation».
Macron ha detto che «mentre la regione entra in un periodo di festività religiose, penso che tutti dovrebbero calmarsi e che i combattimenti dovrebbero fermarsi almeno per alcuni giorni, per cercare di dare una possibilità ai negoziati». In serata inizia infatti la festa dell’Eid al Fitr, che segna la fine del mese di Ramadan, celebrata sia dai sunniti che dagli sciiti.
Il presidente francese ha aggiunto di aver «avuto l’occasione di parlare con l’emiro del Qatar, che è stato direttamente colpito e le cui capacità di produzione di gas sono state colpite. Diversi altri paesi del Golfo sono stati colpiti per la prima volta nelle loro capacità produttive, allo stesso modo in cui l’Iran era stato colpito la mattina. Questa escalation è sconsiderata», ha affermato Macron, che ha anche spiegato di aver «parlato con il presidente Trump, che nella notte ha lui stesso invitato a cessare tutti questi bombardamenti e gli attacchi contro le infrastrutture civili: gas, petrolio, ma anche acqua».
L’appello del presidente francese però ha raccolto le critiche di Teheran per avere espresso preoccupazione per le rappresaglie del regime iraniano dopo l’attacco a South Pars, senza essersi pronunciato sull'attacco stesso. «Macron non ha pronunciato una sola parola di condanna per la guerra israelo-americana contro l’Iran. Non ha condannato Israele quando ha fatto saltare in aria i depositi di carburante a Teheran ed esposto milioni di persone a sostanze tossiche», ha scritto in un post pubblicato su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, «la sua attuale preoccupazione non è nata in seguito all’attacco israeliano ai nostri impianti del gas, bensì in seguito alla nostra rappresaglia. Che tristezza!».
Anche il primo ministro Keir Starmer si è unito al suo omologo francese nel condannare «con la massima fermezza» la rappresaglia di Teheran contro il principale hub del gas del Qatar, il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo. «Stiamo lavorando per una rapida risoluzione della situazione in Medio Oriente, nel migliore interesse del popolo britannico», ha scritto l’inquilino del n.10 di Downing Street in un post pubblicato su X. E proprio la Gran Bretagna, insieme alle cancellerie di Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone, hanno emesso un comunicato congiunto in cui esprimono la loro «profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto. Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le sue minacce, la posa di mine, gli attacchi di droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di rispettare la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».
I firmatari fanno presente che «la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare», e «in linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineiamo che tale interferenza con il trasporto marittimo internazionale e l'interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. A questo proposito, chiediamo un’immediata moratoria globale sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti di petrolio e gas».
In chiusura del comunicato i leader dei Paesi che lo hanno sottoscritto hanno espresso la loro «disponibilità a contribuire agli sforzi adeguati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni impegnate nella pianificazione preparatoria». Riguardo al raid israeliano sull’impianto di South Pars il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post pubblicato sul suo social Truth ha scritto che «Israele, infuriato per quanto accaduto in Medio Oriente, si è scagliato violentemente contro un'importante struttura nota come South Pars Gas Field in Iran. Una parte relativamente piccola del totale è stata colpita», specificando che «Gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo particolare attacco e il Qatar non era in alcun modo coinvolto, né aveva idea che sarebbe accaduto».
Trump ha aggiunto che «sfortunatamente, l'Iran non era a conoscenza di questo, né di nessuno dei fatti pertinenti all'attacco di South Pars, e ha attaccato ingiustificatamente e ingiustamente una parte dell'impianto di gas Gnl del Qatar». Il presidente Usa ha affermato inoltre che «Israele non farà più attacchi riguardanti questo importantissimo e prezioso South Pars Field a meno che l'Iran non decida imprudentemente di attaccare un innocente, in questo caso il Qatar», e se dovesse farlo gli Stati Uniti «faranno saltare in aria in modo massiccio l’intero giacimento di gas di South Pars con una quantità di forza e potenza che l’Iran non ha mai visto o visto prima».
Trump ha specificato di non voler «autorizzare questo livello di violenza e distruzione a causa delle implicazioni a lungo termine che avrà sul futuro dell'Iran, ma se il Gnl del Qatar verrà nuovamente attaccato, non esiterò a farlo». Interpellato dai cronisti sul fatto se si fosse confrontato con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sull’attacco al giacimento iraniano il presidente Usa ha detto di non averne «discusso nei dettagli, agiamo in modo autonomo, ma siamo molto in sintonia. C'è coordinamento. A volte prende iniziative, ma se non le condivido, non si ripetono».
Trump è poi tornato sulla situazione dello Stretto di Hormuz. «Non utilizziamo lo Stretto di Hormuz, ma lo difendiamo per tutti gli altri», ha detto il presidente Usa, «ora la Nato si sta comportando in modo molto più conciliante perché ha capito il mio atteggiamento, ma per quanto mi riguarda è troppo tardi».