Giovedì 19 Marzo 2026

×

Napoli

Bimbo morto dopo il trapianto, ai medici del Monaldi contestato anche il falso

Nuova accusa per il primario Guido Oppido e la vice Emma Bergonzoni nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Sotto esame la cartella clinica e l’orario del clampaggio aortico

19 Marzo 2026, 10:15

Bimbo trapiantato al Monaldi, la famiglia chiede la Pcc: cure palliative

Ospedale Monaldi (Lapresse)

Si aggrava l’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto il 21 febbraio, circa due mesi dopo essere stato sottoposto a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. Per due dei sette medici indagati, il primario cosentino Guido Oppido e la sua vice, la cardiochirurga ferrarese Emma Bergonzoni, la Procura di Napoli contesta ora anche il falso.

Secondo i magistrati partenopei, il nodo riguarderebbe la cartella clinica relativa all’intervento eseguito sul piccolo Domenico. In particolare, sarebbe stato corretto l’orario del clampaggio aortico, il momento che segna l’inizio della cardiectomia e che rappresenta uno dei passaggi centrali nella ricostruzione di quanto avvenuto in sala operatoria.

Il sospetto della Procura sul cuore danneggiato

L’ipotesi investigativa è che il clampaggio e l’espianto del cuore nativo del bambino siano iniziati in anticipo rispetto all’arrivo in sala operatoria del nuovo organo proveniente da Bolzano. E soprattutto, secondo l’accusa, sarebbero stati avviati ben prima che ci si rendesse conto che il cuore destinato al trapianto fosse ormai irrimediabilmente compromesso.

Diversi testimoni, infatti, lo avrebbero descritto come un «blocco di ghiaccio». Un dettaglio che torna al centro dell’indagine, perché lega il tema del danno all’organo con quello delle decisioni prese durante l’intervento e con la ricostruzione temporale fissata nei documenti clinici.

La nuova contestazione di falso

La Procura di Napoli, con il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci, ritiene che proprio sulla scansione temporale dell’operazione possa essersi consumata un’alterazione documentale. Il punto sotto esame sarebbe la difformità tra quanto riportato nella documentazione anestesiologica e quanto invece sostenuto dal primario.

Secondo l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo Domenico, il nuovo addebito non nascerebbe dalle sole sommarie informazioni testimoniali, ma da un dato documentale preciso. «La Procura ha deciso di procedere con la contestazione del falso non per le Sit, ma per quello che si evince da un dato documentale, ovvero che la cartella anestesiologica riporta l’inizio del clampaggio aortico alle 14.18 mentre Oppido dice che è avvenuto alle 14.30», sostiene.

Chiesta la sospensione dalla professione

Nei confronti di Oppido e Bergonzoni, la Procura ha chiesto anche una misura interdittiva: la sospensione dall’esercizio della professione. I due medici saranno ascoltati il 31 marzo nell’ambito dell’interrogatorio preventivo.

La difesa del primario, affidata agli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, annuncia battaglia e fa sapere che Oppido «offrirà ogni utile contributo alla corretta ricostruzione degli accadimenti», con l’obiettivo di «dimostrare l’insussistenza della ipotesi di falso avanzata dalla Procura e, più in generale, la correttezza del proprio operato».

La linea difensiva: accuse basate sui ricordi

I legali del primario contestano l’impianto accusatorio e sostengono che la ricostruzione dei pm non si fonderebbe su elementi oggettivi ma sulle memorie del personale presente in sala operatoria. «La ricostruzione accusatoria risulta basata non già sulla base di circostanze e risultanze oggettive, bensì sui ricordi di alcuni dei componenti del personale sanitario presente in sala», affermano.

La differenza tra dato documentale e ricostruzione orale sarà dunque uno dei punti chiave dell’interrogatorio e, più in generale, dell’intera inchiesta.

L’ispezione straordinaria della Regione Campania

La nuova contestazione arriva a pochi giorni dalla decisione della Regione Campania di disporre un’ispezione straordinaria sull’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fanno parte il Monaldi, il Cotugno e il Cto. Un passaggio che mostra quanto la vicenda abbia ormai superato il perimetro giudiziario, investendo anche il piano amministrativo e gestionale.

Nel frattempo, la direttrice generale dell’azienda ospedaliera, Anna Iervolino, ha respinto l’ipotesi di dimissioni. «Non credo di dover farlo, sarebbe un atto inutile e deresponsabilizzante», ha dichiarato.

“Mi sono sentita tradita”

Nelle interviste rilasciate a Il Mattino, Repubblica e Corriere del Mezzogiorno, Iervolino ha raccontato di essersi sentita «tradita» dal primario Guido Oppido. Il riferimento è all’intervento del 23 dicembre 2025, quando sul piccolo Domenico venne impiantato il cuore compromesso dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano.

La direttrice generale ha anche ricostruito i passaggi interni seguiti dopo l’emersione del caso. «Ho convocato la prima riunione urgente il 30 dicembre», ha spiegato. «Il giorno dopo ho chiesto al primario una relazione completa anche della ricostruzione dell’équipe che era stata a Bolzano per l’espianto. Ci è arrivata, protocollata, l’8 gennaio. In quel documento, per la prima volta, si parlava nero su bianco non di un generico problema con il ghiaccio, ma di cuore congelato».