Sanità digitale
Copilot Health è la nuova mossa con cui Microsoft entra con ancora più decisione nella corsa dell’intelligenza artificiale applicata alla salute. Il gruppo ha annunciato il lancio di una funzione della piattaforma Copilot progettata per elaborare e interpretare dati sanitari personali, mettendo in evidenza trend clinici e offrendo approfondimenti che, nelle intenzioni, dovrebbero andare oltre la semplice consultazione di informazioni.
L’annuncio arriva in un contesto già molto competitivo, in cui anche altri grandi operatori tecnologici stanno cercando di conquistare uno spazio nella salute digitale dei cittadini. Per Francesco Branda, ricercatore dell’Università Campus Bio-Medico e socio della Società europea per l’etica e la politica dell’intelligenza artificiale, l’ingresso di Microsoft riflette «non solo l’enorme potenziale commerciale percepito nei servizi di health AI consumer, ma anche la pressione competitiva tra i principali ecosistemi digitali per diventare il primo punto di accesso alla salute digitale degli utenti».
Secondo quanto illustrato, Copilot Health è pensato come uno spazio dedicato e sicuro dentro l’assistente AI di Microsoft. Con il consenso esplicito dell’utente, la piattaforma può collegarsi a fonti diverse di dati sanitari: cartelle cliniche elettroniche, risultati di esami di laboratorio e informazioni biometriche provenienti da dispositivi indossabili come smartwatch e fitness tracker.
Branda ricorda che Microsoft afferma che il sistema può importare dati da oltre 50mila strutture sanitarie statunitensi tramite integrazioni come quelle offerte da HealthEx e supportare più di 50 tipologie di wearable. L’obiettivo dichiarato è aiutare gli utenti a comprendere meglio i propri parametri di salute, arrivare più preparati ai colloqui clinici e formulare domande più consapevoli ai medici.
Nelle intenzioni della società, Copilot Health non dovrebbe sostituirsi alla diagnosi medica, ma funzionare come uno strumento di supporto all’alfabetizzazione sanitaria. L’idea è tradurre il linguaggio tecnico della medicina in un racconto più accessibile, così da permettere all’utente di orientarsi meglio tra esami, parametri e dati clinici.
È proprio questo uno degli aspetti che Branda considera più affascinanti del progetto. «Come ricercatore nel campo dell’AI e della salute digitale trovo Copilot Health un progetto affascinante, ma anche profondamente emblematico delle ambiguità che caratterizzano questa nuova era tecnologica», osserva. Alla base, aggiunge, c’è «un’ambizione potente: colmare il divario tra la complessità dei dati sanitari e la nostra capacità di comprensione».
Accanto alla promessa, però, emerge subito anche il rischio. Secondo Branda, la vera insidia è che l’utente finisca per attribuire all’AI un’autorità che non le spetta. «La narrazione generata dall’AI, per quanto fluida e personalizzata, non è una verità oggettiva, ma una costruzione probabilistica», spiega.
Il pericolo è che la chiarezza e la fluidità della spiegazione facciano sembrare quella ricostruzione più solida di quanto sia davvero. «Il rischio è che l’utente, affascinato dalla chiarezza della spiegazione, attribuisca a questa costruzione un’autorità che non le compete, trasformando un suggerimento in una sorta di auto-diagnosi implicita», avverte.
È qui che la riflessione si fa più delicata. Per Branda, il vero valore di strumenti come Copilot Health non sta nel pretendere di dire la verità sullo stato di salute della persona, ma nel saper orientare meglio il dialogo con chi ha responsabilità clinica.
«Il vero valore che dobbiamo attribuire a questi strumenti non è tanto nella capacità di “dire la verità” sul nostro stato di salute, ma nella loro funzione maieutica, cioè di stimolare le domande giuste da porre a chi, invece, ha la responsabilità e la competenza per interpretare quei dati in un quadro clinico completo», sottolinea.
Il problema, però, è che la tecnologia tende a produrre l’effetto opposto. «La tecnologia tende naturalmente a farci percepire il contrario: l’illusione di avere già la risposta», scandisce il ricercatore.