«Vendicheremo il sangue dei martiri». È la promessa lanciata da Mojtaba Khamenei, nuova Guida Suprema dell’Iran, nel suo primo messaggio rivolto alla nazione dopo la nomina da parte dell’Assemblea degli Esperti, avvenuta domenica scorsa in seguito alla morte del padre, Ali Khamenei.
Il leader iraniano non è apparso né in pubblico né in televisione: il messaggio è stato letto da una giornalista della televisione di Stato. Una scelta che ha immediatamente alimentato interrogativi e speculazioni sulle sue condizioni di salute (secondo il Daily mail sarebbe in coma). Nel messaggio, tuttavia, la linea annunciata appare chiara. «Finora è stata ottenuta una vendetta limitata per il sangue dei martiri, ma finché non sarà pienamente realizzata questa resterà la nostra priorità», ha affermato.
Khamenei ha citato in particolare «il crimine deliberatamente commesso dal nemico» nel caso della strage della scuola Shajarah Tayyiba Minab. «Garantisco a tutti che non ci asterremo dal vendicare il sangue dei nostri martiri», ha aggiunto la nuova Guida Suprema. «La vendetta che intendiamo compiere non riguarda soltanto il martirio del grande leader della rivoluzione, ma quello di ogni membro della nostra nazione ucciso dal nemico». Khamenei figlio ha poi indicato alcune possibili direttrici strategiche. «La leva della chiusura dello Stretto di Hormuz deve continuare a essere utilizzata come strumento di pressione», ha esortato. Nel messaggio non sono mancate critiche ai Paesi della regione. «Gli Stati dell’area devono assumersi la responsabilità per gli aggressori della nostra amata patria e per gli assassini del nostro popolo», ha dichiarato. «Raccomando loro di chiudere quelle basi il prima possibile, perché ormai dovrebbero aver compreso che la pretesa americana di garantire sicurezza e pace non era altro che una menzogna». Khamenei ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere un risarcimento agli avversari. «Se dovessero rifiutare, prenderemo la maggior parte dei loro beni che riterremo opportuni. Se ciò non fosse possibile, distruggeremo una quantità equivalente di beni».
Nel frattempo la tensione nella regione resta altissima. Teheran ha continuato a lanciare missili verso Israele, intercettati dalle difese, mentre due esplosioni sono state avvertite oggi a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Nella notte la base di Camp Singara, dove è presente anche personale militare italiano, è stata attaccata con droni. Le difese aeree hanno intercettato due velivoli senza pilota sopra la città, secondo quanto riportato da al Jazeera.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di «un attacco deliberato». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sui social, ha assicurato di seguire «con attenzione» l’evolversi della situazione. «Sono in costante contatto con i ministri Tajani e Crosetto per monitorare quanto accaduto. A nome del Governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza ai nostri militari, rimasti illesi. L’Italia è orgogliosa del coraggio e della professionalità che dimostrano lavorando ogni giorno per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi». Secondo il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il punto di partenza dei droni «non è certo», ma «probabilmente sono partiti da basi di milizie irachene filo-iraniane».