Tragedia immane
Nel fascicolo trasmesso dalla procura di Sion a quella di Roma emerge un dato che rende ancora più drammatica la tragedia del Constellation di Crans-Montana. Nella notte di Capodanno, all’interno del locale, c’erano 164 persone. Di queste, soltanto otto sarebbero riuscite a uscire senza riportare conseguenze. Tutti gli altri sono morti o rimasti feriti. Il bilancio riportato nelle carte parla di 41 vittime e 115 feriti.
È un quadro che restituisce la dimensione di una catastrofe quasi totale, dentro uno spazio che, secondo gli investigatori, presentava criticità già chiare sul piano della capienza e della sicurezza. Le ultime risultanze investigative, ora al vaglio anche dei pm romani, aggiungono infatti nuovi particolari sulle violazioni contestate e sul numero di persone presenti nel locale rispetto ai limiti autorizzati.
Tra tutti gli elementi emersi, ce n’è uno che colpisce più degli altri. Riguarda il seminterrato, indicato come l’area più affollata del locale. Quella sera, secondo il fascicolo, ospitava 132 persone.
Eppure, in base a un rapporto del responsabile della sicurezza comunale del 2019, quello spazio era autorizzato ad accoglierne al massimo 100. Al piano superiore, invece, il limite previsto era di 50 persone. Il dato sul seminterrato diventa quindi uno dei punti più pesanti dell’inchiesta, perché fotografa uno scarto netto tra capienza consentita e presenza effettiva.
Nel fascicolo trovano spazio anche i dettagli ricostruiti attraverso i filmati di videosorveglianza. Le immagini mostrano l’ingresso delle cameriere con caschi e bottiglie di champagne sormontate da tappi con fiaccole pirotecniche.
Gli investigatori parlano di una «scenografia studiata per stupire i clienti, per trasformare il servizio in spettacolo». Nello stesso passaggio si sottolinea che «i rischi del sovraffollamento erano stati ignorati». È un dettaglio che rafforza l’idea di una gestione improntata alla spettacolarizzazione, mentre il sistema di sicurezza si rivelava vulnerabile.
Il numero delle persone uscite senza conseguenze è forse il dato più impressionante dell’intero fascicolo. Su 164 presenti, soltanto otto sarebbero rimaste illese.
È una percentuale minima, che secondo gli atti racconta da sola quanto fosse fragile l’assetto di sicurezza del locale. Più che un semplice elemento statistico, diventa un indice della portata del disastro e della difficoltà di mettersi in salvo quella notte.
L’inchiesta della procura svizzera punta ora a individuare responsabilità precise. Al momento risultano nove persone sotto indagine per ipotesi di incendio, omicidio colposo e lesioni colpose.
Tra loro compare anche il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, convocato per il 13 aprile. Gli interrogatori, secondo quanto emerge, si terranno nel campus Energypolis di Sion e riprenderanno dal 7 aprile.
Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda il metodo usato per ricostruire il numero dei presenti. La polizia cantonale ha lavorato in modo meticoloso, analizzando fotogramma per fotogramma le immagini della videosorveglianza.
Per arrivare a contare le 164 persone presenti nel locale, gli investigatori hanno utilizzato un sistema di marcatura visiva: frecce verdi per indicare le persone chiaramente visibili, blu per quelle già riconosciute da altre telecamere, arancioni per chi poteva trovarsi nelle zone cieche, come scale o servizi.