Martedì 10 Marzo 2026

×

Medio Oriente

Iran, nominata la nuova Guida suprema mentre il conflitto si allarga

Teheran si prepara all’annuncio del successore di Khamenei. Trump alza i toni, crescono vittime, sfollati e timori per l’escalation regionale

09 Marzo 2026, 06:30

Iran, nominata la nuova Guida suprema mentre il conflitto si allarga

CORONA DI FIORI PER RENDERE OMAGGIO ALLA MORTE DELL'AYATOLLAH ALI KHAMENEI

La nuova Guida suprema Iran è stata nominata nel pieno della guerra che da nove giorni scuote il Medio Oriente e continua ad allargare il fronte dello scontro. L’annuncio ufficiale del successore dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nelle prime fasi del conflitto lanciato da Israele e Stati Uniti contro l’Iran il 28 febbraio, spetterà al capo del segretariato dell’Assemblea degli esperti, ma intanto da uno dei membri dell’organismo incaricato della scelta è arrivata un’indicazione politica precisa: il nome Khamenei alla guida del Paese «continuerà».

Nelle scorse ore il nome più accreditato era quello di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah ucciso. Secondo quanto riportato sabato da Ynet, Mojtaba sarebbe rimasto ferito in un attentato avvenuto all’inizio della guerra, ma sarebbe sopravvissuto. La successione ai vertici della Repubblica islamica si intreccia così con un conflitto che continua a produrre vittime, minacce incrociate e nuovi timori per una destabilizzazione dell’intera regione.

Trump e Israele minacciano il futuro leader iraniano

La scelta del nuovo vertice politico-religioso di Teheran è arrivata mentre da Washington e da Tel Aviv sono partiti nuovi avvertimenti. Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva usato toni sprezzanti nei confronti di Mojtaba Khamenei definendolo un «peso piuma», ha rilanciato la pressione politica sul futuro leader dell’Iran.

«Dovrà ottenere la nostra approvazione. Se non la ottiene non durerà a lungo. Vogliamo assicurarci di non dover tornare ogni 10 anni», ha detto il presidente statunitense ad Abc News. Poi ha aggiunto: «Non voglio che la gente debba tornare di nuovo a fare la stessa cosa o, peggio ancora, che abbiano un’arma nucleare».

Poco prima anche Israele aveva lanciato un monito diretto. L’Idf ha fatto sapere in un post su X in lingua farsi che continuerà a perseguire ogni successore della Guida suprema e chiunque tenti di nominarlo. Un messaggio che contribuisce ad alzare ulteriormente il livello dello scontro, già entrato in una fase apertamente regionale.

Depositi in fiamme e timore di piogge acide in Iran

Al nono giorno di guerra, gli attacchi continuano a colpire infrastrutture strategiche e civili. In Iran, i depositi petroliferi colpiti da Israele hanno continuato a bruciare, facendo scattare l’allarme per possibili piogge acide.

La Mezzaluna Rossa ha spiegato che «a seguito dell’esplosione e dell’incendio nei depositi di petrolio, un volume significativo di composti tossici, tra cui idrocarburi, ossidi di zolfo e ossidi di azoto, è stato rilasciato nell’atmosfera». Secondo la stessa fonte, «queste sostanze possono combinarsi con il vapore acqueo presente nelle nuvole e, in caso di precipitazioni, creare piogge acide altamente corrosive».

Il rischio, viene sottolineato ancora, non è solo ambientale ma anche sanitario. «Il contatto diretto con questo tipo di pioggia può causare ustioni, irritazioni e danni alla pelle, mentre l’inalazione può causare problemi respiratori». Un ulteriore segnale di come il conflitto stia ormai colpendo anche la vita civile e la sicurezza quotidiana della popolazione.

Acqua, case e civili: gli obiettivi si allargano

L’estensione del conflitto emerge anche dai nuovi obiettivi finiti sotto attacco. Il Bahrein ha accusato l’Iran di avere colpito un impianto di desalinizzazione, ritenuto fondamentale per l’approvvigionamento di acqua potabile. In Arabia Saudita si registrano intanto le prime vittime dall’inizio della guerra: due persone sono morte e dodici sono rimaste ferite in un attacco contro un edificio residenziale.

Nelle stesse ore i media israeliani avevano riferito di un primo attacco compiuto dagli Emirati Arabi Uniti contro obiettivi iraniani, ma la notizia è stata successivamente smentita dal Paese del Golfo, che l’ha definita «fake news». Anche questo episodio restituisce il clima di massima tensione e confusione che accompagna una guerra ormai in rapida trasformazione.

Il bilancio delle vittime e degli sfollati si aggrava

Secondo Teheran, tra gli oltre 1.200 morti causati dagli attacchi di Usa e Israele ci sarebbero 200 bambini e 200 donne. Un dato che restituisce la gravità umanitaria della situazione sul territorio iraniano.

Il quadro è drammatico anche in Libano, dove secondo le autorità locali le vittime degli attacchi israeliani sono ormai quasi 400, tra cui 83 bambini. A questo si aggiunge l’emergenza degli sfollati: oltre mezzo milione di persone avrebbe lasciato le proprie case in questa prima settimana di combattimenti fra Israele e Hezbollah.

Il conflitto, dunque, non si limita più a uno scontro circoscritto, ma sta producendo effetti devastanti su più Paesi, allargando il numero delle vittime civili e aggravando la crisi umanitaria in tutta l’area.

Tajani riduce il personale diplomatico, Europa e alleati si muovono

Anche il fronte diplomatico resta in piena attività. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che «la situazione è ancora preoccupante in alcune parti, tant'è che abbiamo deciso di ridurre il personale delle nostre ambasciate a Baghdad e a Beirut, rimarrà nelle due sedi solo il personale indispensabile per l’attività diplomatica». Tajani ha inoltre riferito che sono saliti a circa 25mila gli italiani rientrati.

Nelle stesse ore un’esplosione si è verificata nei pressi dell’ambasciata Usa a Oslo, in Norvegia, e gli inquirenti non escludono l’ipotesi del terrorismo. Un episodio che, pur esterno al teatro mediorientale, contribuisce ad accrescere la tensione internazionale attorno alla guerra.

Per lunedì è prevista una videoconferenza tra i vertici delle istituzioni Ue e alcuni leader mediorientali, mentre il presidente francese Emmanuel Macron sarà a Cipro per manifestare la solidarietà della Francia. Sul piano militare, il premier britannico Keir Starmer ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump e i due hanno discusso anche «della cooperazione militare fra Regno Unito e Stati Uniti attraverso l’uso delle basi della Raf a sostegno dell’autodifesa collettiva dei partner nella regione».