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VATICANO

Il Papa: «La pace si costruisce con pazienza, giustizia e carità»

Nel centenario dell’istituzione Leone XIV sottolinea il valore del servizio dei militari nelle missioni internazionali, nelle emergenze e nella difesa della convivenza tra i popoli

07 Marzo 2026, 14:42

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Leone XIV

Leone XIV

La missione dei militari è essere al servizio della pace, della giustizia e della difesa dei più deboli. È questo il messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto all’Ordinariato Militare per l'Italia durante l’incontro per il centenario della sua istituzione. Davanti ai vescovi, ai cappellani militari, alle autorità civili e alle rappresentanze delle Forze armate e di polizia, il Pontefice ha offerto una riflessione sul significato del servizio militare e sul ruolo della Chiesa accanto a chi opera in divisa.

All’udienza erano presenti anche i ministri Guido Crosetto e Giancarlo Giorgetti, insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni e del mondo militare. Nel suo discorso il Papa ha sottolineato che il servizio delle Forze armate, quando è orientato al bene comune, non può essere ridotto a una semplice attività professionale. Si tratta piuttosto di una forma concreta di dedizione alla società e alla comunità nazionale.

«Il vostro servizio è un atto d’amore», ha affermato il Pontefice, spiegando che questo impegno si manifesta nella vicinanza alle persone e ai territori, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. Dai contesti di emergenza alle missioni internazionali, fino agli interventi in occasione di calamità naturali, i militari svolgono infatti un ruolo di tutela e di protezione che contribuisce alla sicurezza e alla coesione sociale.

Il Papa ha ricordato come la costruzione della pace non sia mai un processo automatico o immediato. Al contrario, ha spiegato, richiede un lavoro paziente e continuo, fatto di responsabilità, formazione e senso della giustizia. La pace, ha osservato, nasce da un «lavoro artigianale» che coinvolge persone, istituzioni e comunità e che si fonda su valori come la solidarietà, la carità e il rispetto reciproco.

Nel suo intervento, il Pontefice ha anche dedicato ampio spazio al tema della memoria, ritenuto essenziale in un tempo dominato dalla rapidità delle informazioni e dalla velocità dei cambiamenti. Secondo il Papa, la società contemporanea possiede strumenti straordinari per diffondere notizie e contenuti, ma spesso fatica a trasformare queste informazioni in consapevolezza e responsabilità.

«Viviamo in una società che rischia di smarrire il senso della memoria», ha osservato. «La nostra epoca possiede una capacità straordinaria di trasmettere informazioni, ma una sempre più debole capacità di interiorizzarle».

Per la Chiesa, ha spiegato, la memoria non coincide con un semplice archivio di dati o con un insieme di ricordi del passato. Si tratta piuttosto di una dimensione viva della coscienza collettiva, capace di orientare il presente e di aprire prospettive per il futuro. «La memoria non è accumulo di dati – ha aggiunto – ma costante appello alla responsabilità; non nostalgia, ma radice che genera profezia».

In questo quadro si inserisce anche il centenario dell’Ordinariato Militare, che il Papa ha definito una «memoria incarnata» della storia del Paese. Nel corso di questi cento anni, infatti, l’istituzione ha accompagnato generazioni di uomini e donne in uniforme, sostenendoli spiritualmente sia nei momenti di pace sia nelle circostanze più drammatiche legate ai conflitti e alle crisi internazionali.

Una parte significativa del discorso è stata dedicata alla missione dei cappellani militari, figure chiamate a svolgere il proprio ministero in contesti spesso complessi. Dalle basi militari alle missioni all’estero, fino ai teatri operativi segnati da tensioni e conflitti, la loro presenza rappresenta un punto di riferimento umano e spirituale per i militari.

«L’azione del cappellano militare si svolge spesso nel silenzio», ha ricordato il Pontefice. Un servizio che si realizza sia nei luoghi di pace sia negli scenari più difficili, nelle cappelle come nelle tende da campo. In questi contesti il ministero pastorale si esprime attraverso l’ascolto, l’accompagnamento spirituale e la celebrazione dei sacramenti.

Per descrivere questa missione, il Papa ha richiamato l’insegnamento di Sant'Agostino, invitando i cappellani a vivere il loro compito come amoris officium, cioè un autentico «servizio d’amore». Un servizio che si concretizza nella vicinanza alle persone e nella capacità di condividere le difficoltà e le speranze di chi vive situazioni di particolare responsabilità e rischio.

Il Pontefice ha poi riflettuto sul significato della vocazione militare alla luce della tradizione cristiana e del magistero dei suoi predecessori. I militari, ha spiegato, sono chiamati a svolgere una funzione fondamentale nella difesa della società e nella tutela della convivenza tra i popoli.

Tra i loro compiti rientrano la protezione dei più deboli, la salvaguardia dell’ordine pubblico, l’intervento in situazioni di emergenza e la partecipazione alle missioni internazionali di pace. Attività che, secondo il Papa, devono sempre essere animate da un forte senso etico e da una profonda responsabilità verso la comunità.

In questo contesto, il Pontefice ha richiamato anche le parole di Giovanni Paolo II, che aveva definito i militari «sentinelle» chiamate a guardare lontano per prevenire i pericoli e promuovere la giustizia e la pace. Difendere i deboli, tutelare gli onesti e favorire la convivenza pacifica tra i popoli sono dunque compiti che assumono un valore non solo istituzionale ma anche morale.

La riflessione del Papa si è poi allargata al significato più profondo della pace. La Chiesa, ha ricordato, continua ad annunciare il Vangelo della pace ed è pronta a collaborare con tutte le istituzioni e le persone di buona volontà per custodire questo bene universale.

Tuttavia la pace non può essere interpretata semplicemente come l’assenza di guerra. «La pace – ha spiegato il Pontefice – non è soltanto assenza di conflitto, ma pienezza di giustizia, di verità e di amore». Una prospettiva che richiede impegno, responsabilità e capacità di dialogo tra culture e religioni.

In questa prospettiva, l’Ordinariato Militare è chiamato a svolgere anche un importante ruolo di formazione e di riflessione, contribuendo a sviluppare percorsi culturali e spirituali capaci di affrontare le sfide del mondo contemporaneo.

Il Papa ha quindi incoraggiato i responsabili dell’istituzione a proseguire i progetti di studio e di formazione avviati negli ultimi anni, sottolineando l’importanza di un accompagnamento pastorale attento alle esigenze dei militari e delle loro famiglie.

«La vostra missione contribuisce alla promozione del bene comune e della pace sociale», ha affermato, ricordando ancora una volta che la pace nasce sempre da un paziente lavoro fatto di formazione, giustizia e carità.

Al termine dell’incontro, Papa Leone XIV ha affidato i militari, i cappellani e le loro famiglie all’intercessione di Maria, invocata come Regina della Pace, impartendo la sua benedizione ai presenti e rinnovando l’invito a proseguire nel servizio alla società con spirito di dedizione e responsabilità.