LA MINACCIA
Trump, presidente Usa
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un duro avvertimento all’Iran, annunciando che Teheran potrebbe essere colpita “molto duramente”. Il messaggio è stato pubblicato sul social Truth, dove il leader americano ha accusato la Repubblica islamica di comportamenti ostili e ha prospettato possibili azioni militari.
“L’Iran sarà colpito molto duramente oggi”, ha scritto Trump, aggiungendo che, a causa del “comportamento scorretto” di Teheran, si starebbe valutando “la completa distruzione e la morte certa di aree e gruppi di persone che fino a questo momento non erano stati presi in considerazione come obiettivi”.
Nel lungo messaggio, il presidente statunitense ha sostenuto che l’Iran sarebbe stato “sconfitto in modo schiacciante” e avrebbe chiesto scusa ai Paesi vicini del Medio Oriente, promettendo di non attaccarli più. Secondo Trump, questa promessa sarebbe stata resa possibile solo grazie “all’implacabile attacco degli Stati Uniti e di Israele”.
Trump ha inoltre accusato Teheran di aver tentato di “conquistare e governare il Medio Oriente”, sostenendo che per la prima volta “in migliaia di anni” l’Iran avrebbe perso contro i Paesi circostanti. “L’Iran non è più il bullo del Medio Oriente, ma il perdente del Medio Oriente”, ha scritto il presidente, affermando che questa condizione durerà “per molti decenni, fino a quando non si arrenderà o, più probabilmente, crollerà completamente”.
Le dichiarazioni arrivano mentre Trump si prepara a presiedere il vertice sulla sicurezza emisferica “Scudo delle Americhe”, in programma oggi al Trump National Doral Miami.
All’incontro parteciperanno diversi leader conservatori del continente americano. Tra i presenti figurano il presidente argentino Javier Milei, quello ecuadoriano Daniel Noboa, il salvadoregno Nayib Bukele e il paraguayano Santiago Peña. Atteso anche il politico boliviano Rodrigo Paz Pereira e l’onduregno Nasry Asfura, sostenuto da Trump nelle ultime elezioni presidenziali.
Assenti invece le delegazioni di governo di Brasile, Messico, Colombia e Uruguay, i cui governi mantengono posizioni politiche distanti dalla linea della Casa Bianca. Per il Cile dovrebbe invece essere presente il leader ultraconservatore José Antonio Kast, destinato ad assumere la presidenza la prossima settimana al posto dell’attuale capo di Stato Gabriel Boric.
Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, il vertice punta a rafforzare la cooperazione regionale su sicurezza, migrazione e lotta alla criminalità organizzata, oltre a promuovere un’agenda condivisa per la stabilità e la prosperità del continente.
“Il presidente discuterà con i leader dei Paesi che hanno formato una coalizione storica per affrontare bande e cartelli narcoterroristici e contrastare l’immigrazione illegale e di massa non solo verso gli Stati Uniti ma in tutto l’emisfero occidentale”, ha spiegato Leavitt, sottolineando come il tema resti una priorità per l’amministrazione.
Il summit si svolge inoltre mentre Washington intensifica gli sforzi per contenere l’influenza della Cina nella regione, in particolare nei porti strategici, nei giacimenti di litio e nelle reti 5G, oltre che nella cooperazione in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori.