Sabato 07 Marzo 2026

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Trump agli ayatollah: «Arrendetevi!»

La rivelazione del Washington Post: «I servizi russi stanno aiutando l’Iran a colpire gli americani»

06 Marzo 2026, 18:56

Trump agli ayatollah: «Arrendetevi!»

Il settimo giorno di guerra in Medio Oriente si è aperto con una rivelazione che, se confermata, vedrebbe Mosca entrare, seppur indirettamente, nel conflitto. Il Washington Post ha infatti pubblicato indiscrezioni secondo cui i servizi di intelligence russi starebbero dando supporto informativo ai Guardiani della Rivoluzione.

Secondo il quotidiano statunitense non è ancora chiaro fino a che punto il supporto di Mosca a Teheran abbia inciso operativamente. Le fonti citate sostengono che la capacità autonoma iraniana di localizzare gli asset militari di Stati Uniti e Israele si sarebbe indebolita nei primi giorni dei combattimenti, portando gli iraniani a chiedere supporto informativo ai russi.

Fra gli obiettivi colpiti o presi di mira dal fuoco dei Guardiani della rivoluzione figurano radar di allerta precoce, infrastrutture di comando e controllo oltre a strutture temporanee, tutti bersagli che richiedono localizzazione accurata e aggiornamenti rapidi. Per gli esperti occidentali, le capacità satellitari di Mosca potrebbero aver dato a Teheran un vantaggio importante, soprattutto considerando che l'Iran dispone di risorse spaziali molto più limitate.

Sempre secondo quanto riportato dal Washington Post, un funzionario americano ha spiegato che il sostegno russo all’Iran potrebbe essere letto anche come una forma di ritorsione indiretta per l’assistenza militare e informativa che gli Stati Uniti hanno garantito all’Ucraina dall’invasione russa del 2022.

Il Cremlino, almeno ufficialmente, resta sulla linea di condanna dell’offensiva americana e israeliana contro l’Iran. Il ministero degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha definito l’azione un «atto di aggressione armata non provocata» e ha chiesto la fine della guerra. Sul piano geopolitico, la posta in gioco è molto più ampia del teatro mediorientale. Una guerra prolungata tra Washington e Teheran rischia infatti di spostare uomini, sistemi di difesa e munizioni dal fronte ucraino al Golfo, privilegiando la Russia.

La Casa Bianca non ha commentato direttamente, ma la portavoce Anna Kelly ha sostenuto che «Gli attacchi di rappresaglia con missili balistici dell'Iran sono diminuiti del 90% perché l'operazione Epic Fury sta annientando la loro capacità di sparare con queste armi o di produrne altre. Il presidente Trump è in stretto contatto con tutti i nostri partner regionali e gli attacchi terroristici del regime iraniano contro i suoi vicini dimostrano quanto fosse imperativo che il presidente Trump eliminasse questa minaccia per il nostro paese e i nostri alleati».

Il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, invece ha ridimensionato il peso di Russia e Cina nel conflitto. Negli scorsi giorni Hegseth ha infatti affermato che le due potenze «non sono davvero un fattore» nella condotta delle operazioni americane. Un report dell’intelligence italiana metterebbe in dubbio le stime ottimistiche dell’amministrazione statunitense sullo stato delle riserve iraniane di missili. Come rivelato da La Stampa le fonti dei servizi indicano che gli iraniani «hanno avuto anni di tempo per prepararsi e hanno creato tunnel dove nascondere missili e lanciatori. Fanno uscire un lanciatore, scagliano il missile, e immediatamente tornano sotto». Strategia adottata anche dai proxy di Teheran come Hamas ed Hezbollah.

Statunitensi e israeliani sarebbero a conoscenza delle scorte degli iraniani, ragione per cui hanno concentrato i raid aerei sulle posizioni note dei tunnel e sui loro ingressi. Secondo i servizi italiani gli arsenali di Teheran sono stati riempiti all’inverosimile e stimano che l’Iran disporrebbe quindi di almeno 3000 missili a medio-corto raggio e di 2000 missili a lungo raggio.

Nel frattempo, dopo aver dichiarato di voler essere interpellato nella scelta della nuova guida suprema dell’Iran il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con un post sul suo social Truth ha chiarito che «Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata!», smentendo così le indiscrezioni di una possibile trattativa con il regime iraniano. Da Teheran però il presidente iraniano, Masoud Peseshkian, ha dischiarato con un post su x che «alcuni paesi hanno iniziato sforzi di mediazione. Siamo chiari: siamo impegnati per una pace duratura nella regione, ma non abbiamo esitazioni nel difendere la dignità e la sovranità della nostra nazione - aggiungendo che - la mediazione dovrebbe essere rivolta a coloro che hanno sottovalutato il popolo iraniano e innescato questo conflitto».

Nel pomeriggio l’Idf ha annunciato che l’aeronautica militare israeliana ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei contro obiettivi del regime iraniano a Teheran e Isfahan. Secondo l’esercito, si tratta della quindicesima ondata di attacchi nella capitale iraniana dall’inizio della guerra. Dall’altra parte del fronte i Pasdaràn, con una nota emessa dall’ufficio relazioni pubbliche dei Guardiani della rivoluzione, hanno annunciato il lancio di una nuova ondata di missili balistici contro Israele.